Recensione su Quel pomeriggio di un giorno da cani

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Al sei un mito! / 27 luglio 2011 in Quel pomeriggio di un giorno da cani

Un grande Lumet per uno strepitoso Pacino, che impersona Sonny un rapinatore da strapazzo capace di tenere in scacco un esercito di poliziotti e di uscirne ancora da vincente.
Si perchè il film parte da subito con la rapina e con essa termina. L’azione è tutta lì e la banca e lo spiazzo antistante diventano il palcoscenico di un incredibile Pacino, un mattatore che incita la folla, abbaia ai poliziotti, ammonisce gli ostaggi, rassicura il suo socio. Fa tutto lui, pensa al branco di agenti che vogliono entrare e farlo a pezzi e nel contempo gestisce gli ostaggi e deve pure pensare ad un piano per venirne fuori. Pacino qui si consacra in un ruolo perfetto. Indimenticabile. Se poi si aggiunge il fatto che Lumet cita passati eventi di violenza dei poliziotti sulla folla, facendo guadagnare al personaggio di Pacino il favore di tutti quelli che si sono riuniti intorno e mettendo in imbarazzo i 300 poliziotti, inebetiti e incapaci di qualsiasi azione, ciò basta già a contestualizzare il film e a farne più che un normale thriller. In più Sonny (Pacino) è pure un pò gay e il personaggio del fidanzato viene preso a pretesto per una tirata sull’accetazione dei gay in una società ancora molto chiusa, per cui i temi di base del film affondano le radici in un contesto sociale vivo e acceso.
Sicuramente un film ironico e pungente che va visto. Se non altro per la fantastica interpretazione del buon Al.

4 commenti

  1. Stefania / 28 luglio 2011

    Uno dei Pacino migliori di sempre 😉
    Però, non ho mai considerato questo film come una pellicola “ironica”: al contrario, l’ho sempre considerata molto drammatica (tutto quel sudore, poi! 😀 ).

  2. henricho / 28 luglio 2011

    😉 in effetti i toni sono molto drammatici ma alcuni passaggi lo sono a tal punto da sembrare ironici…come si dice si ride per non piangere 😉
    certo che il buon vecchio Al deve aver cambiato 40 camicie!

  3. Stefania / 28 luglio 2011

    “in effetti i toni sono molto drammatici ma alcuni passaggi lo sono a tal punto da sembrare ironici…come si dice si ride per non piangere”: ora ho capito cosa intendevi 😉

    E vogliamo disquisire anche del taglio di capelli di John Cazale? 😉

  4. henricho / 28 luglio 2011

    Direi che per presentarsi così deve essere stato pagato abbondantemente! e s’è pure beccato dell’omosessuale dai giornalisti del film! 😉
    comunque le sue espressioni di fronte all’incontenibilità verbale di Pacino fanno sorridere (e disperare) quanto il taglio di capelli! 😉 trasmettono tutta la sua ansia!

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