Recensione su Una lunga domenica di passioni

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22 Dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Altro film della retrospettiva su Jeunet-regista di Amélie. Il ragazzo persiste nell’essere un magniloquente esagerato visionario mezzo fulminato, affastallando quintali di materiale in un film in cui la trama è pure abbastanza scadente. Riuscisse a mettersi un po’ d’ordine nella testa farebbe tutti filmOni come Amélie (che era un filmone, ok, però ha rotto il cazzo). Mathilde è ovviamente Audrey Tatou, col suo faccino da toporagno simpatico, ragazza con una gamba sbilenca che vive con la famiglia in un faro in riva al mare francese nell’attesa che il suo fidanzato torni dalla, ormai conclusa, world war I. Ma non torna. Allora lei indaga, va qua e là, la campagna e la città, ingaggia un investigatore farlocco. Parte una lunga serie di flashback che corrono paralleli alla storia, che porteranno a capire se è ancora vivo e dove (minchia) è finito il fidanzato Manech. La rappresentazione della guerra di trincea, very WWI, è impressionante ed impressionistica assai, con pezzi di corpi mozzati, fango e soldati che si sparano nelle mani per essere rimandati lontano dal fronte.
Ma l’insieme è logorroico, e si perde in rivoli e contorsioni che sono utili appunto solo a tentare di raffazzonare insieme questa storia che boh, se, vabbè. E se si pensa boh, se, vabbè non è mai bello. Altro non ricordo.

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