Un giorno questo dolore ti sarà utile

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Un giorno questo dolore ti sarà utile

Da un romanzo di Peter Cameron. James Sveck è un diciassettenne figlio di genitori divorziati che desidera venir meno ai desideri un po' vacui di mamma e papà, edonisti ed insoddisfatti quarantenni. Le uniche persone che sembrano ascoltarlo davvero sono l'anziana nonna ed una psicologa.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Someday This Pain Will Be Useful to You
Attori principali: Toby RegboMarcia Gay HardenPeter GallagherLucy LiuStephen LangDeborah Ann Woll, Ellen Burstyn, Aubrey Plaza, Gilbert Owuor, Dree Hemingway, Olek Krupa, Siobhan Fallon Hogan, Brooke Schlosser, Kyle Coffman, Jonny Weston, Kate Kiley, Rekha Luther, Greg McFadden, Sawyer Avery, Rhonda Jensen
Regia: Roberto Faenza
Sceneggiatura/Autore: Roberto Faenza, Dahlia Heyman
Colonna sonora: Andrea Guerra
Fotografia: Maurizio Calvesi
Costumi: Donna Zakowska
Produttore: Avy Kaufman, Milena Canonero, Elda Ferri, Allen Bain, Dahlia Heyman, Ron Stein, Simona Bellettini
Produzione: Italia, Usa
Genere:
Durata: 96 minuti

Bah. / 18 Dicembre 2016 in Un giorno questo dolore ti sarà utile

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Così tante recensioni entusiastiche per questo film, tanto da essere sorpresa di essere l’unica voce fuori dal coro.
Classico film in cui viene considerato ‘fuori di testa’ il protagonista, il liceale, quando tutti gli altri che lo circondano non scherzano neanche.
Tante corde appena accennate, si impara a ‘conoscere’ il protagonista, nel vedere quello che lui fa, senza tuttavia riuscire ad immedesimarsi o, in qualche modo, ad avere una qualche aspettativa circa il suo percorso nel film.
Manca di carisma, di, non so, ‘personalità’, spessore.
Di lui si sa tutto ciò che non è: non è come la sorella che si aggrappa a un cinquantenne, non è come sua madre che erige barriere, non è disperato come l’ex marito di sua madre, non è vanesio o superficiale come suo padre, insomma, salta all’occhio quello che non è.
Ma non ci sono qualità, oltre all’affetto per la nonna, che lo facciano risaltare in qualcosa.
Non mi ha trasmesso nulla, davvero.
Non riesco neanche a considerare un voto accettabile, ho messo 3 stelle e sono ancora in dubbio se lasciargliele.

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“Un brindisi alla vita!” / 22 Febbraio 2016 in Un giorno questo dolore ti sarà utile

E’ un bel film, originale, che fa riflettere in alcuni punti. Solamente da metà film,dalla scena del ballo, si capisce la vera natura del ragazzo. Fino a quel momento sembra il solito adolescente con i soliti problemi di quell’età… invece è qualcosa più di questo. Sicuramente il suo passato, come racconta alla psicoterapeuta, influenza molto ciò che è diventato. Riesce a trovare conforto e a essere capito solamente dalla psicoterapeuta e dalla nonna. Inoltre, considero molto profonda la “confessione”, o meglio il pensiero, del ragazzo sul treno, che riprende la prima scena del film.
Comunque, lo consiglio! Ne vale la pena, pur non essendo tra i migliori film visti.
PS. A chi interessasse, il film e il libro sono molto diversi, sopratutto nel finale.

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Ritrovando un bel pezzo di me. / 16 Maggio 2014 in Un giorno questo dolore ti sarà utile

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sono bastati davvero pochi minuti per farmi capire che questo film sarebbe entrato di prepotenza e con la giusta arroganza nella classifica dei miei film preferiti.

Non intendo tanto nelle parti tecniche o in dettagli da esperto cineasta quale non sono ma quanto per ciò che mi ha comunicato e per ciò che rappresenterà per me da ieri in avanti.

In realtà, prima di esternarvi le mie riflessioni, devo confessare che il mio giudizio complessivo sul film probabilmente non sarà molto equilibrato, da subito mi sono sentito coinvolto e trasportato dal personaggio principale e per lunghi, lunghissimi tratti mi ci sono identificato.
La differenza fondamentale è che non avendo mai subito forzature da nessuno sono riuscito ad evitare di vivere siutazioni che non avrei voluto vivere, cosa che al protagonista non è riuscita.

Probabilmente, daltro canto, rispetto ha lui mi sono imbattuto in maniera più profonda sul concetto di “normali” e “anormali” a cui, appunto per questo, sono fortissimamente legato.
Risultato è che il mio coinvolgimento morale ha indubbiamente pesato sul giudizio finale, sento questo film come un piccolo fratello minore da proteggere e custodire perchè mi ricorda diverse parti della mia vita, e me le ricorderà un giorno nel caso dovessi dimenticarle.

Il film con un discreto ritmo che dovrebbe non renderlo noioso anche a chi magari non viene catturato dall’argomento o non può identificarsi in qualsiasi modo, narra la storia di un giovane adolescente che viene identificato come “disadattato” perchè non riesce e non vuole conformarsi alla “normalità” del mondo che lo circonda.

Personalmente trovo il film, la sua idea, il suo principio comunicativo GENIALE.

Se visto con gli occhi e osservato con la mente mette in luce, forse pure abassando i toni tantissimi controsensi e idiozie della nostra società (sempre dal mio punto di vista) che costruisce le fondameta sul giudizio degli altri reazionato non tanto alla logica quanto piuttosto al confronto con i precedenti applicato al comportamento della massa, risultato matematico per cui:

sei conforme = appartieni alla categoria dei Normali.

non sei conforme = appartieni alla categoria degli anormali, disadattati, strani.

Sembra banale ma nella vita di ogni giorno per descriverlo con un aggettivo sarebbe più idoneo definirlo paradossale.

E’ incredibile notare quante persone si sputtanino la loro esistenza adattandola come abitudini e stile di vita al volere del prossimo e senza rendersene conto si ritrovino anziani e infelici e non contenti finiscano per ricercare i motivi della loro infelicità ancora negli altri senza capire mai che tale infelicità è dovuta principalmente al fatto che hanno trascorso la loro esistenza facendo, dicendo e vivendo
come richiesto dalla società e non come il loro destino e il loro cuore avrebbe voluto e richiesto.

Un altro argomento interessante trattato nel film è l’apparente follia, vissuta come assoluta normalità, dell’essere umano di rispondere a domande e risolvere problemi semplici in modo semplice. Esaltare ed esaltarsi per concetti banali

“sei di new york??”
“si, new york city”
“new york city ?!?!? wow”
“perchè wow???”

ok, non voglio andare oltre… però durante tutta la durata del film ho notato questo metter in luce quanto la normalità mi appaia anormale:

Giudico normale ciò che dettato dal cuore viene trasformato dai fatti, dalle azioni, dalle parole in gesti concreti. Giudico normale potersi sentire a disagio, poter non provare gioia od emozioni negli stessi modi e nelle stesse condizioni in cui altri dicono di farlo. Giudico normale non approvare certi pensieri e comportamenti
anche se fatti da tante altre persone.

Giudico anormale tutto ciò che viene fatto da una persona perchè altre fanno o hanno fatto così, perchè fare o dire qualcosa produce un aspettato comportamento o un aspettata reazione sull’altra persona. Giudico anormale dire, fare, pensare
qualcosa che non è frutto di un tuo ragionamento ma di quello di altri che tu ripeti con legerezza.

Giudico normale chi fa cose giudicate stravaganti, chi esprime un pensiero fuori canone, giudico normale chi non osserva certe regole o norme e facendolo non provoca dolore o danno al prossimo, giudico normale chi segue la sua indole e per farlo viene ignorato, denigrato, deriso o semplicemente non capito…

..perchè forse, essere in grado di capire, non è così normale..

Altro piccolo particolare, che mi fa adorare il film, contiene la sintesi di quello che per me sarebbe il funerale perfetto.

E da quello che ho letto, sono felice di non aver letto ancora il libro, cosa che conto di fare quanto prima.

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4 Luglio 2013 in Un giorno questo dolore ti sarà utile

un tema di grande attualità, a volte un po’ scontato, ma ben realizzato. una buona trasposizione cinematografica dal libro

29 Marzo 2013 in Un giorno questo dolore ti sarà utile

Un film delizioso, di forte impatto emotivo, affronta il difficile tema del disagio giovanile del nuovo millennio.
E lo fa attraverso gli occhi di James, giovane “disadattato” della New York odierna,
un ragazzo solitario, un asociale, uno di quei tizi senza amici che va in giro parlando con il cane, per intenderci.

E’ incredibile che un film di questa fattura sia stato partorito da menti italiane, seppur con l’evidente supporto dei fratelli a “stelle e strisce”, sia per la regia che per il soggetto, tratto dal best seller di Peter Cameron.

Un grosso carico di significato passa attraverso il visetto pulito e fanciullesco del giovanissimo protagonista Toby Regbo, visto in Mr Nobody, e perfettamente all’altezza del ruolo da protagonista.

Faenza, dopo aver partorito una mostruosità come Il caso dell’infedele Klara, interpretata malamente da un’atroce Laura Chiatti, è tornato alla ribalta con un film di ottimo livello, che ha depennato temporaneamente il suo nome dalla lista “Registi da evitare”.

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