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Recensione su Un cuore in inverno

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21 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Tenuto conto che Nelly e Monsieur Arnaud, ovvero il film successivo, sempre con la bellissimissimissima Béart, gli era venuto ancora molto meglio, Sautet (regista francese, precisamente di quelli che rendono valida l’osservazione “i film francesi sono tutti uguali”) disegna un triangolo di musica e amori, tra Emmanuelle Béart, Daniel Auteuil e uno che non conosco.
Ora, se metti due uomini insieme a Emmanuelle Béart, suvvia, è banale che se la vogliano fare entrambi. E’ troppo bellissima! Non so se ho reso l’idea. Insomma, lei sta con lui, siamo tutti molto intellettuali e facciamo discorsi alti sulle derive causate dall’acculturamento esteso alle masse volgari (ho capito, come la musica di Allevi!) e lui2 ci prova con lei che sta con lui1.
Seguimi.
Il punto è che lei abbocca, suona divinamente per lui(2), gli si offre, gli dice “Vieni, ho le gambe aperte, son bagnata e te la do” (ehm, no, non va precisamente così).
Ma lui, che è TIMIDO, stronzo figlio di puttana di un timido. Ebreo! Negro! E frocio! E poi? No, non c’entra nulla in effetti.
E’ timido e chiuso a chiave di violino in un suo mondo (di violini, pure quello) e la rifiuta.
O_o
Lui2 che rifiuta Emmanuelle Béart? Ma dove siamo?
Comunque sia, succede così. Lei sbarella di brutto, perché cazzo, ma l’hai vista? E la più figa di questa galassia e forse anche più in là, quando le ricapita che la rifiutino?
E’ timido e ha paura, non vuole rischiare, è un vigliaccone, e le dice che per lui lei non significa alcunché. Il tutto fatto con calma e aplomb ingl… no, francese, e musica e quant’è bella lei quando sorride? Con quegli occhi…

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