Recensione su Tirannosauro

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9 marzo 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questa è la abbastanza incredibile opera prima, per essere una opera prima, di Paddy Considine alla regia. Paddy Considine, oltre ad avere un nome evidentemente parecchio irlandese, era il tizio che recitava in In America di Sheridan, e somewhere else. Qui sta dall’altra parte, e mette come protagonista Peter Mullan, il quale, a sua volta, ha questa faccia così british, e faceva il papà in Warhorse, stava nei film di Ken Loach e, ancora di più, aveva firmato quel ca**otto allo stomaco che era Magdalene (maledetti cattolici pagherete tutto! è_é).
Insomma un giro di valzer mica da ridere. Il filone è quello del cinema tra il reale e il popolare delle classi quasi-povere inglesi. Loach e giù di lì, giustappunto.
Joseph è un vecchio, beh, non così vecchio, però abbastanza, un po’ sfasciato, e incazzato con il mondo, per motivi che non vengono nemmeno del tutto spiegati; Joseph beve ed esplode in violenti attacchi d’ira contro tutto e tutti. C’è da chiedersi perché non sia già dentro. E come abbia fatto a tenere un cane per così tanti anni, visto che lo ammazza a calci al principio del film. In preda a uno di questi attacchi, si rifugia in un negozio, uhm, un coso, di volontari cristiani, a piangere dietro a degli abiti usati. La volontaria prega per lui. Ed è così che si entra a contatto con un’altra sofferenza, quella di Hannah, che annega nel volontariato il terrore domestico di una vita fatta di vessazioni da parte di un marito psico-matto, dietro una facciata di borghesia benestante e perfettina. Marito che fa un meraviglioso ingresso in scena, lei dorme su di un divano, lui arriva in casa e le piscia addosso. E poi la mena, stupra, le fa tutto, all inclusive.
Per cui ognuno dei protagonisti ha una rabbia e un vuoto incolmabile nascosti dentro, e controllarli e incontrarsi non è facile. Joseph is working on it, vede il suo migliore amico crepare di cancro e il bambino vicino di casa, un gaggio che continua a dirgli man, buddy e tutte quelle robe lì, che viene sfregiato dal pitbull del fidanzato cogli**e della ragazza-madre che abita di fronte. Insomma, disagio, esplosioni attese e posticipate e compiute, in una galleria di personaggi un filo estremi ma in cerca di una via d’uscita. Che nel finale viene, ma non del tutto, concessa, e il prezzo per riuscire ad affrontare i propri limiti è da pagare tutto. No lieto fine, ma due vite che molto a fatica ripartono.

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