Recensione su Tuya De Hunshi

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Un affascinante melodramma ambientato nelle sterminate pianure desertiche della Mongolia / 11 giugno 2011 in Tuya De Hunshi

Ogni tanto, per fortuna, abbiamo la possibilità di vedere pellicole provenienti da cinematografie lontane, purtroppo poco frequentate dai nostri distributori; questi mondi di celluloide ci appaiono completamente diversi – per stile e contenuti – dalle solite cose che siamo costretti a sorbirci (tipo le schifezze americane, che invece arrivano puntuali come le tasse!), tanto che riescono a regalarci un benefico effetto rigenerante. E’ il caso di questo film, “Il matrimonio di Tuya”, diretto da Wang Quanan (regista cinese di origine mongola, qui alla sua terza regia). Tuya è una donna dal carattere intraprendente: con una notevole forza di volontà, da sola mantiene suo marito, Bater, e due figli; come se ciò non bastasse, dato che il suo compagno è rimasto invalido a causa di un incidente mentre tentava di scavare un pozzo, ella deve anche curare un gregge di trecento pecore. Un giorno, però, Tuya scopre di avere un problema alla schiena che le impedisce di continuare a fare lavori pesanti. A meno che non voglia rischiare di diventare inabile come il suo consorte, Tuya non può più provvedere da sola al sostentamento della sua famiglia. Per risolvere il problema, il marito le propone una soluzione: divorziare da lui per trovarsi un altro uomo che si prenda cura di lei e dei loro bambini.
Ambientato nelle sterminate pianure desertiche della Mongolia, “Il matrimonio di Tuya” è, sostanzialmente, un melodramma che utilizza uno schema classico: quello di una donna costretta a subire una serie di sfortunati eventi, contesa da più uomini e obbligata a scegliere fra l’amore per il marito e un matrimonio di convenienza; ma tutto ciò viene raccontato con una sensibilità ed un amore per i personaggi davvero eccezionali, cosa che consente al film di superare facilmente la trappola della schematizzazione. In particolare, emerge con prepotenza la figura di Tuya; è lei, infatti, il centro attorno al quale gravitano tutti gli altri personaggi della storia: il marito, i figli, un vicino succube della moglie e i numerosi corteggiatori pronti a sposarla dopo che lei ha divorziato dal suo uomo. Tutto è orchestrato superbamente da una bella sceneggiatura – che evita ogni possibile eccesso melodrammatico che una vicenda del genere poteva comportare – e da una regia notevole, precisa e senza fronzoli, che inoltre utilizza magnificamente l’aspra bellezza del paesaggio in cui è ambientata la storia, grazie anche alla splendida fotografia di Lutz Reitemeier. Da citare pure l’ottima prova della protagonista, Yu Nan, molto brava nel ruolo della fiera Tuya. Un film affascinante: per apprezzarlo appieno, sarebbe meglio vederlo in lingua originale. Questa, però, è un’altra storia.

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