Recensione su Tutto tutto niente niente

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Un po’ tutto e un po’ niente / 24 Gennaio 2013 in Tutto tutto niente niente

Sequel di “Qualunquemente”, grande successo di pubblico in Italia (15 milioni incassati ad inizio 2011), da cui viene ripreso il personaggio principale con altre due creature dello stesso Antonio Albanese. Come per il precedente la regia è di Giulio Manfredonia (“Se fossi in te”, “Si può fare”, un bel film con Claudio Bisio dolceamaro) e la sceneggiatura è scritta da Albanese insieme a Piero Guerrera; il film aumenta in varietà triplicando personaggi e situazioni, e soprattutto non ricorre nel clamoroso autogol del predecessore (che per fortuna loro non ha inciso più di tanto sull’incasso) con un Albanese onnipresente in televisione a declamare battute su battute tra quelle già presenti nel film. A differenza del primo capitolo, che poteva essere sintetizzato in “Viva lu pilu!!” e che era basato esclusivamente sulle gag, qui si sono sforzati di inserire un briciolo di sceneggiatura anche nella pratica e non solo nei crediti del film (non troppa mi raccomando); ciò aumenta il raggio di azione della satira e i suoi bersagli: ancora tanta politica (con onorevoli che fanno di tutto tranne che lavorare e il Parlamento visto come circo equestre) a cui si affiancano battute sul razzismo simil-Lega, le fanatiche religiose cattoliche tutte ca**o e Chiesa e le droghe leggere soluzione di ogni male secondo i fricchettoni. Come personaggi secondari ricompare l’entourage di La Qualunque al completo e vengono aggiunti il deus ex machina politico Fabrizio Bentivoglio, con ciuffo alla Cameron Diaz di “Tutti pazzi per Mary”, e Lunetta Savino bigotta esaltata e odiosa il giusto: purtroppo essendo i comprimari molto numerosi non riescono a fornire una spalla decente ad Albanese come il Gerry Salerno di Sergio Rubini nel primo film e il risultato alla lunga un po’ stanca. Film che può far ridere (più o meno) e riflettere (più o meno) ma che dal punto di vista strettamente cinematografico è un po’ piatto.

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