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Recensione su Tutto su mia madre

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30 settembre 2011

Il film più conosciuto e, per certi aspetti, più celebrato dalla critica ed apprezzato dal pubblico di Almodovar.
Non è difficile capire perchè. C’è una storia incentrata sulla donna, sulle donne anzi, tre per essere precisi: una madre che dopo aver allevato un figlio da sola per 17 anni, se lo vede portar via all’improvviso, una giovane idealista, troppo coinvolta e legata alle persone che decide di aiutare e presto, a sua volta, madre di un figlio nato proprio dalla relazione con una di queste persone ed, infine, un’attrice lesbica, ormai insensibile al successo e molto più dipendente di quello che sembra.
Le esistenze di queste donne si concateneranno una con l’altra, fornendo a ciascuna, reciprocamente, quel qualcosa che nella vita manca e un motivo per andare avanti.
Gli uomini del film, in realtà sono donne, cioè sono transessuali o viados, descitti con ironica simpatia e tenerezza (Agrado è un personaggio divertentissimo) e sono le persone di cui si occupa la Rosa (Penelope Cruz) e che fanno parte del passato di Manuela (Cecilia Roth).
Lo sfondo è quello colorato di Barcellona e l’intreccio, arricchito da una lunga serie di personaggi spontanei e sinceri oltre ogni convenzione è avincente e paradossalmente realistico.
Insieme a “Volver” e “Parla con lei” è uno dei migliori che ho visto.

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