Recensione su Tutti i soldi del mondo

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Da dimenticare / 16 Maggio 2020 in Tutti i soldi del mondo

Ogni tanto, Ridley Scott fa dei film -secondo me- davvero terribili (e con ciò intendo senza nerbo, carattere e, piuttosto, pieni di cliché e luoghi comuni).
Nella schiera dei miei Ridley, come hai potuto?, insieme (per esempio) ad Albatross e Le crociate, ci metto anche questo Tutti i soldi del mondo, una versione molto modificata dei fatti relativi al famoso rapimento di John Paul Getty III, uno dei nipoti del magnate miliardario J. Paul Getty, avvenuto a Roma, nei primi anni Settanta.

Scott (ovviamente, chi per lui, in fase di sceneggiatura, ma lui sembra prendere tutto per buono) inventa cose, ne omette altre, si diverte a fingersi fine conoscitore di una nazione (in questo caso, l’Italia) disegnando personaggi locali ridicoli (da cosa è meglio partire? Dai rapitori sporchi, dai brigatisti in penombra o dai “carabinieri per caso”?).
Ma è tutta la sceneggiatura a essere inclemente con i personaggi, molto incolori, e le situazioni, spesso prive del pathos necessario: Gail Harris (Michelle Williams, che, pure, ci prova e ci crede) è una donna dalla risposta pronta che strizza sempre gli occhi; Chace (un impalpabile Mark Wahlberg)… boh? Non si capisce bene come possa essere considerato un negoziatore; il rapito (Charlie Plummer) non pervenuto; Cinquanta (Romain Duris: mah) che, dall’oggi al domani, diventa amico del rapito.

Dall’ecatombe, si salva solo (e molto bene) il J. Paul Getty di Christopher Plummer (in nomination praticamente ovunque, per questa interpretazione), un incrocio tra Lucifero e Scrooge. L’unico motivo valido per vedere il film resta lui, anzi il modo in cui il suo assai credibile Getty si dimostra via via sempre più gretto e avaro.
Per il resto, first me second me, film da dimenticare.

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