Recensione su Tutti i santi giorni

/ 20127.0192 voti

15 maggio 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Mi piange un po’ il cuore a dargli 7 stelline anziché 8, che sembrerà una sciocchezza ma è un punto in meno ragionato. Ecco i fatti.
Il film ruota attorno a una coppia che cerca di avere un figlio. Questa è la premessa, il che significa che dopo la presentazione dei personaggi (lui toscano nerd portiere di notte, lei siciliana stravagante impiegata cantante, nell’insieme la trasposizione italiana dei protagonisti di Eternal Sunshine of the Spotless Mind) li seguiamo nell’ardua impresa di concepire un bambino. Perfetto, no? Loro sono proprio adorabili, qua e là mi hanno commosso e volevo proprio che avessero un lieto fine. Che è quello che hanno, però…
Però qualcuno (lo sceneggiatore?) si è dimenticato la premessa. Tant’è che l’ultima scena, dopo il matrimonio, è il loro primo incontro (molto bello, ok, ma perché?). L’impressione è che la storia perda di senso. “Guido e Antonia cercano di avere un figlio…”, ci dice la premessa, e uno si aspetta diverse possibilità per concluderla: a) “ma non ci riescono, si separano” (finale triste), b) “ci riescono, e vissero per sempre felici e contenti” (lieto fine), c) “non ci riescono, ma se ne fanno una ragione/adottano un bambino/quel che ti pare” (finale agrodolce). Invece no, nessuna di queste. La trama si può riassumere in “Guido e Antonia cercano di avere un figlio, non ci riescono, alla fine si sposano”. Che? E il bambino? Tutto dimenticato?
Non sarebbe neanche così deludente se dal momento in cui neanche l’inseminazione artificiale porta al concepimento il film non incasellasse scelte infelici: Guido va a chiedere di Antonia al proprietario del locale con cui lei dice di aver fatto sesso, costui gli dice che non ne sa niente, lui disperato insiste e dopo aver detto “Così non si tratta la gente, cosa siamo, in una fiction?” viene preso a pugni con tanto di passanti che lo insultano (dai, era un bel film, non trasformiamolo in una fiction!); la vicina di casa coatta ci prova con lui (che poi, poveri coatti che vengono ridicolizzati e al più sono buoni ma stupidi).
È come se si fosse passato da un film su due aspiranti genitori a un film su due persone diverse che mettendo da parte le difficoltà (e non superandole perché sembrano semplicemente accantonare l’idea del bambino) capiscono che si amano e si sposano. Che mi va benissimo, ma non è il film che ho cominciato a vedere.

Per il resto: non so quanto Thony sia un’attrice professionista, ma l’ho trovata convincente e mi sono piaciute un sacco le sue canzoni; Luca Marinelli invece è un dio sceso in terra, punto e basta.
Tralasciando il per me obiettivamente enorme problema di sceneggiatura di cui sopra, comunque, è un film molto carino.

1 commento

  1. Stefania / 16 maggio 2014

    Sì, la scelta di accantonare l’idea del figlio è troppo tranchant, visti i drammi che sono seguiti al suo mancato concepimento. E’ una semplificazione eccessiva: ok, il problema della maternità è stato, forse, superato e ci può stare, ma avere scelto di rappresentarlo così è stato un passo falso.

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