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Recensione su Tutti i santi giorni

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23 febbraio 2013

Questo è il genere di commedia romantica che mi piace da matti.
Virzì forse non apprezzerebbe la dicitura “romantica” perché riduttiva: lui si adopera per inserire questioni di attualità sociale, vai con fecondazione assistita, vita precaria, periferia romana (i coatti di Acilia so’ grandiosi, autenticissimi!), ma stavolta il risultato è diverso da ciò che era stato “Tutta la vita davanti”, stavolta protagonista assoluta è una coppia, punto. Ci sono due giovani molto innamorati, tutto il resto ci sta ma di striscio, così, per inserirli in un contesto.
E quindi lo considererò un film romantico, che narra una storia d’amore in modo intimo ed emotivo, attraverso pennellate di vita quotidiana e amorevoli dettagli. Pur nella loro spiccata originalità, i protagonisti sono del tutto verosimili: scendono a patti con una realtà che è quella che viviamo ogni (SANTISSIMO) giorno, fanno compromessi e rinunciano ad inseguire nebulosi sogni, perché tutto sommato scoprono di stare bene così. Forse non bisogna sempre puntare alla luna; forse si può riscoprire l’arte di accontentarsi? Guido e Antonia vivono di pane e amore, e per questa loro scelta di (sottostimato) coraggio li ho molto amati.

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