Tutti i santi giorni

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Tutti i santi giorni

Roma. Guido e Antonia sono una giovane coppia molto innamorata: lui, laureato ed esperto in agiografia protocristiana, è impiegato in un albergo come portiere; lei ha velleità artistiche, ma non riesce ad affermarsi come cantante. Uno dei loro desideri più grandi è quello di avere un figlio, ma il bambino tanto agognato non sembra voler arrivare.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Tutti i santi giorni
Attori principali: Luca MarinelliThonyFrank CrudeleMicol AzzurroKatie McGovernAdamo Dionisi, Claudio Pallitto, Stefania Felicioli, Franco Gargia, Giovanni La Parola, Mimma Pirré, Benedetta Barzini, Fabio Gismondi, Raffaele Vannoli, Karolina Porcari, Christian Ginepro
Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura/Autore: Paolo Virzì, Simone Lenzi, Francesco Bruni
Colonna sonora: Thony
Fotografia: Vladan Radović
Produzione: Italia
Genere:
Durata: 102 minuti

Conflitto irrisolto / 26 Ottobre 2018 in Tutti i santi giorni

Un bel film spigliato alla solita maniera di Virzì, che ci racconta il conflitto della vita di Antonia, la protagonista, combattuta tra talento artistico – concepito però unicamente come bohème sregolata – e la mediocrità della vita borghese, che da quella sregolatezza autodistruttiva è il rifugio, e in cui però l’unica spinta creativa, l’unico modo di distinguersi e meritare consiste nell’avere un figlio, cedendo alla pressione familiare e sociale (ma Antonia ha anche una genuina inclinazione materna: vedi il rapporto con la figlia dei vicini). Entrambi i poli sono caratterizzati da figure maschili mediocri: il cantante fallito Jimmy e il compagno Guido, figura di amabile secchione non molto intelligente, perennemente inadeguato in ogni situazione. Il conflitto rimane irrisolto: Antonia sembra incapace di trovare una sintesi più alta ed autonoma, di sottrarsi all’abbraccio soffocante di questi uomini inetti. Il film termina non con una immagine del futuro ma con una del passato, il primo incontro tra Antonia e Guido.
Ottima Federica Victoria Caiozzo (che è una vera cantante) nel ruolo della protagonista, mentre Luca Marinelli nel ruolo di Guido preme leggermente troppo sul pedale della caricatura per risultare del tutto convincente.

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Salvarsi amando / 20 Settembre 2018 in Tutti i santi giorni

Virzì mi piace perchè è uno che rischia: qui lo ha fatto prendendo due attori sconosciuti raccontando, in fondo, una piccola storia.
La sua capacità di scrittura dei personaggi mi stupisce sempre: sono ogni volta credibili e veri;
come se il regista abbia narrato la storia di due suoi amici, anzi come se ci abbia presentato Guido (Luca Marinelli) e Antonia (Tony) e ora anche noi li conosciamo profondamente.
Tony è focosa, non si accontenta di quella vita , mediocre vorebbe fare la cantante ma non riesce e Guido è la sua roccia, il suo amore sconfinato, quasi venerazione la salvano. Quest’uomo timido, che parla sottovoce con un linguaggio quanto meno arcaico innamorato della sua donna, questo fuoco che vivifica le sue giornate. Sono due parti imperfette che insieme si incastrano, si aiutano cercano sopportano e amano. Magari sbagliano ma ciò che è importante è l’altro, allora il figlio non è che un coronamento di ciò, contro la vita lavorativa che invece arranca. Sembrano quasi loro soli in un modo che non gli interessa, perchè meschino e cinico.
Il film girato come un documentario, questo a mio modesto parere, è il suo difetto più grosso, con un sonoro non proprio perfetto, e i personaggi di contorno non funzionano molto un po’ troppo stereotipati.
Il personaggio di Guido è di una tenerezza assurda, e Marinelli, dà un’interpretazione favolosa parlando in livornese (Chi dice che recita solo in romano dovrebbe guardarsi questo film) ,buffo, innamorato pazzo della donna che ha da sempre amato anche prima di conoscerla, lui ha salvato lei più autodistruttiva dal baratro e lei ha salvato lui dalla noia.
Ed ecco la forza di amarsi tutti i santi giorni (titolo che gioca anche con la strana abitudine di Guido di elencarle ogni mattina il santo del giorno), di andare avanti nonostante noi stessi e tutto.
Consigliatissimo

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. / 28 Marzo 2017 in Tutti i santi giorni

Virzì ha sempre un bel modo a metà tra lo spensierato e il riflessivo di raccontare le sue storie e anche Tutti i santi giorni non esce fuori dal binario, narrando di una coppia che si barcamena nella quotidianità della periferia romana, presa dalla voglia di un figlio ma sopratutto di continuare ad amarsi. La storia in sè non a nulla di sconvolgente ma è il modo di proporla che rende il film molto piacevole, denso di momenti ridanciani ma anche costellato di passaggi più seri e complessi, che delineano la vita di una coppia affiatata nonostante tutto. Bravissimi tutti gli attori, pure i comprimari, mentre la fotografia per certi versi sembrava troppo un filtro di Instagram per quanto satura. Poco male comunque, i punti di forza sono altri, come la colonna sonora, composta dall’attrice protagonista e davvero graziosissima, come del resto tutta le pellicola.

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15 Maggio 2014 in Tutti i santi giorni

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Mi piange un po’ il cuore a dargli 7 stelline anziché 8, che sembrerà una sciocchezza ma è un punto in meno ragionato. Ecco i fatti.
Il film ruota attorno a una coppia che cerca di avere un figlio. Questa è la premessa, il che significa che dopo la presentazione dei personaggi (lui toscano nerd portiere di notte, lei siciliana stravagante impiegata cantante, nell’insieme la trasposizione italiana dei protagonisti di Eternal Sunshine of the Spotless Mind) li seguiamo nell’ardua impresa di concepire un bambino. Perfetto, no? Loro sono proprio adorabili, qua e là mi hanno commosso e volevo proprio che avessero un lieto fine. Che è quello che hanno, però…
Però qualcuno (lo sceneggiatore?) si è dimenticato la premessa. Tant’è che l’ultima scena, dopo il matrimonio, è il loro primo incontro (molto bello, ok, ma perché?). L’impressione è che la storia perda di senso. “Guido e Antonia cercano di avere un figlio…”, ci dice la premessa, e uno si aspetta diverse possibilità per concluderla: a) “ma non ci riescono, si separano” (finale triste), b) “ci riescono, e vissero per sempre felici e contenti” (lieto fine), c) “non ci riescono, ma se ne fanno una ragione/adottano un bambino/quel che ti pare” (finale agrodolce). Invece no, nessuna di queste. La trama si può riassumere in “Guido e Antonia cercano di avere un figlio, non ci riescono, alla fine si sposano”. Che? E il bambino? Tutto dimenticato?
Non sarebbe neanche così deludente se dal momento in cui neanche l’inseminazione artificiale porta al concepimento il film non incasellasse scelte infelici: Guido va a chiedere di Antonia al proprietario del locale con cui lei dice di aver fatto sesso, costui gli dice che non ne sa niente, lui disperato insiste e dopo aver detto “Così non si tratta la gente, cosa siamo, in una fiction?” viene preso a pugni con tanto di passanti che lo insultano (dai, era un bel film, non trasformiamolo in una fiction!); la vicina di casa coatta ci prova con lui (che poi, poveri coatti che vengono ridicolizzati e al più sono buoni ma stupidi).
È come se si fosse passato da un film su due aspiranti genitori a un film su due persone diverse che mettendo da parte le difficoltà (e non superandole perché sembrano semplicemente accantonare l’idea del bambino) capiscono che si amano e si sposano. Che mi va benissimo, ma non è il film che ho cominciato a vedere.

Per il resto: non so quanto Thony sia un’attrice professionista, ma l’ho trovata convincente e mi sono piaciute un sacco le sue canzoni; Luca Marinelli invece è un dio sceso in terra, punto e basta.
Tralasciando il per me obiettivamente enorme problema di sceneggiatura di cui sopra, comunque, è un film molto carino.

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Chi vuole un figlio non insiste… / 26 Aprile 2014 in Tutti i santi giorni

… cantava Pino Daniele. E penso che questa frasetta riassuma bene l’assioma di fondo della pellicola.

Troppo stereotipato per piacermi fino in fondo, il film è comunque una commedia dolceamara tutto sommato gradevole e ben inserita nel solco virziano della tradizione italiana del genere.

Tutti, dai vicini di casa coatti, ai genitori della protagonista, fino agli stessi “eroi” della vicenda, sono disegnati a tutto tondo con calcolo matematico, con loro non c’è possibilità di sbagliare, e non mi è piaciuta molto neppure una certa presunzione “sociale” in fase di scrittura (la scena del compleanno della bambina dei vicini è didascalica fino alla nausea) che divide il mondo in: “Noi abbiamo capito tutto” e “Voi non avete capito niente”, sicché lo spettatore è spinto inevitabilmente a parteggiare a priori per i primi, vagliando sé stesso, nella sottaciuta speranza di assomigliare loro.

E, poi, il film avrà anche vinto il Ciak d’Oro per il miglior sonoro in presa diretta, ma durante tantissimi passaggi mi sono persa brani interi di dialogo perché… e va bene la spontaneità, la naturalezza, ma masticare le parole alla ricerca di non so bene quale dimostrazione di capacità recitative no, eh!

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