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Recensione su Tutta colpa di Giuda

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4 marzo 2011

Ferrario ha il dono della leggerezza, condita con uno sperimentalismo spinto e con la capacità di puntellare le sue storie della grazia dell’assurdo.
Il film è un film forte che riesce ad essere molto gradevole, una storia che rasenta il documentarismo, e in parte lo è, ci sono gli inserti sgranati della delle riprese sul luogo, ci sono i non attori del carcere, ma Ferrario mescola il tutto con l’ immaginazione dei colori e dell’animazione del digitale, con il corpo del narrato pienamente finto che ruota attorno alla Smutniak (ma con che stile! Il fidanzato insopportabile non è proprio il vero Govano che fa il verso a se stesso e alla sua icona?). Bello e divertente, sul filo della leggerezza, appunto, e del non sense e straordinariamente incisivo pe r il tema trattato che non è per nulla il carcere, ma è la passione di Cristo.
Il film risponde a quella domanda che i non cristiani si pongono da tempi immemori: perchè abbiamo il culto della morte e della sofferenza? Perchè rappresentiamo della Pasqua più il lutto, la pena, lo strazio che la rinascita, la vita, la gioia?
Dunque si prova a fare diversamente, si elimina l’ostacolo dell’impossibilità di avere un Giuda in un carcere (!), quindi si elimina il tradimento, il processo, la condanna, la morte e si riporta il tema della crocifissione al problema della libertà/istituzione/società.
Ferrario improvvisa, ma è in stato di grazia, perchè la sceneggiatura (che sembra non ci sia stata) è oliatissima, piena di dialoghi felici e scoppiettanti, in cui l’istituzione che si trova in difficoltà non è il carcere, impersonato da un direttore abile nel vivere sempre sul limite che è la condizione carceraria, con sano realismo e capacità di leggere i bisogni e gli obblighi di tutti, ma è la Chiesa in cui l’ortodossia alla fine vince, nonostante sia proprio il cappellano a voler far fare teatro ai carcerati, una ortodossia che si contraddice perchè se Cristo è una elaborazione dei credenti che trascende i Vangeli (“quest’uomo ossessionato…non sorride mai!”), lo può essere fino ad un certo punto.
Da sottolineare la splendida colonna sonora e il tocco da musical calssico.
Menzione speciale agli interpreti, indistinguibili i veri dai falsi, una amalgama perfetta, ma in particolare ai “professionisti” Troiano e Smutniak, l’uno perfetto in un ruolo da buono/saggio/sagace, l’altra bravissima, una rivelazione, e anche molto bella.

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