Recensione su Trust

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Due drammi paralleli / 24 Luglio 2015 in Trust

Due “drammi” procedono come due linee parallele in questo film: da una parte c’è quello della figlia Annie, appena quattordicenne, che ancora non ha ben chiaro cosa significhi l’amore e non vuole accettare che quello subito è stato a tutti gli effetti uno stupro; dall’altro c’è il dramma del padre, il quale crede che la sua rabbia sia rivolta allo stupratore quando in realtà non è che rabbia contro lui stesso per non essere stato capace di prevenire quell’atto di violenza.
Essendo questi drammi due linee parallele, non si incontreranno mai nel corso della pellicola, se non in quel “finale non finale”, se mi si passa l’espressione. E incontrandosi tra di loro i due drammi si risolvono finalmente a vicenda.
Ma nel corso dello svolgersi dei due drammi ci sono due personaggi in particolare che fanno da “catalizzatori” all’incontro finale: essi sono la madre e l’assistente sociale di Annie. In particolare è quest’ultima a fornire più esplicitamente quella che, a mio avviso, costituisce la principale chiave di lettura del film, e lo fa nella scena in cui incontra privatamente il padre: ella dice che l’importante per un padre non è saper prevenire gli errori dei propri figli (errare, oltre ad essere umano, è anche inevitabile), ma saper stare loro accanto quando si è commesso quell’errore.

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