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Recensione su True Story

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Davvero peccato! / 12 settembre 2017 in True Story

“True Story” è un film sulla verità. Una verità apparente, irreale, probabilmente utopica.
Quanto è opprimente la verità? E’ sempre giusto conoscerla? O talvolta è meglio celarla?
Il film pone interrogativi a raffica.
Finkel crede idealisticamente nella ricerca della verità come ricerca dell’essenza della realtà. Per lui non importa quanto faccia male, la verità è costantemente necessaria. Non può essere manovrata, è libera ma sopratutto indipendente dai giudizi altrui.
Ma l’uomo è umano, un peccatore in superficie, laddove il denaro regola tutto (Servizio sul Congo) e Finkel è l’esempio perfetto di come tutti facciano parte, chi più chi meno, di questo gruppo.
Longo invece è un personaggio affascinante, donato di un carisma da bel tenebroso , grazie a James Franco, che rende il terribile Chris davvero accattivante. E’ manipolatore, furbo, incisivo così tanto da smontare tutte le convinzioni del giovane giornalista del New York Times. Manovra la verità e la rende agli occhi di Mike uno strumento attraverso cui guardare il monto dal punto di vista che gli altri vogliono.
Citati i suddetti presupposti, peccato per una fine davvero stonata e confusionaria, dove magari un diverso esito del processo ( un’ipotetica assoluzione a cui il poliziotto , che parlò con Finkel, aveva paventato) avrebbe dato maggior spunti di riflessione, specie nel rapporto Finkel/Longo.

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