Recensione su Una vita al massimo

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La mano di Tarantino / 5 ottobre 2015 in Una vita al massimo

La storia di due incoscienti molto molto fortunati. La mano di Tarantino si vede, soprattutto nei ritratti mai banali dei personaggi (primi fra tutti, direi, i fantastici Christopher Walken e Dennis Hopper, riuniti in un confronto indimenticabile) e nell’iperviolenza che riempie il film, anche se alcune scene sono ancora un po’ goffe, come quella leggermente troppo prolungata fra Gandolfini e Arquette; meglio la resa dei conti tra Slater e Oldman. (Viceversa, l’assenza di Tarantino si nota nelle scelte musicali.)
Purtroppo, la parte ambientata a Los Angeles diventa ben presto troppo prevedibile; in particolare, la sparatoria finale si vede arrivare da chilometri di distanza, ed è anche costruita in modo poco originale. Anche i personaggi sono mediamente più insulsi, e l’unica soddisfazione è vederli sparire nella carneficina conclusiva.
In generale non mi è sembrata azzeccatissima la presenza spettrale di Elvis ad accompagnare lo squinternato Clarence. Patricia Arquete è forse troppo carina per il ruolo.

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