Recensione su Tron

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10 Aprile 2013

TRON
Siamo negli anni ’80, anni dove i videogames avevano una trama migliore della maggior parte delle amenità cui giochiamo oggi pur avendo una grafica minimale
I giovani iniziavano ad interessarsi di tutto quello che riguardava i computer, non erano molti e venivano poco apprezzati, per non dir derisi. Naturalmente non in questa pellicola.

Il protagonista di Tron è un giovane programmatore fallito, Kevin Flynn (Jeff Bridges) a cui hanno solato (solato sta per fregato) 3/4 delle idee da lui partorite. Si parla di software per videogiochi. Kevin arrotonda qualcosina con una sala giochi da lui gestita ma giorno dopo giorno cerca di dimostrare come le sue creazioni siano effettivamente sue. Per dimostrarlo però occorre entrare dentro il cervello del computer che tutto controlla e tutto brama. Ciò è impossibile, perché ? Perché c’è un sistema anti-intrusione che farebbe invidia alla Microsoft. L’aggravante è che un tizio, colui il quale ha rubato i suoi games non solo è diventato ricco sfondato ma ora è il direttore della stessa società per cui lavorava anni prima. Dillinger, il nome del Giuda, voi dovete leggerlo come il padre di Timmy Turner pronuncerebbe “Dinkleberg”. Mi è piaciuta molto la situazione, nei primi tempi pensiamo alla sua figura solitaria, a uno degli ultimi piani della Società,come se fosse il master cattivo a Dungeon & Dragon.. invece risulta sottomesso, controllato dal mega computer. Il cattivo nel castello vittima della sua stessa creatura, l’eroe maledetto e il suo gruppo di prodi.
Il nostro viene aiutato poi da due amici di vecchia data, i tre riescono a penetrare in questo castello moderno, Kevin addirittura entra nel sistema e ci rimane.
Egli viene digitalizzato tramite un laser che lo trasforma in un codice e lo porta all’interno del computer. Da questo momento si apre ai nostri occhi un nuovo universo, un mondo mai visto prima, inesplorato, con vita propria, con leggi e regole totalmente diverse dal mondo da noi vissuto. Un mondo minaccioso.
Dura lex sed lex, dura legge ma legge dicevano i Latini. Questi esseri virtuali devono combattere fino alla morte, neanche fossimo in un’arena gladiatoria.
Questo universo parallelo è comandato dal mega computer ovvero il Master Control Program che come un moderno dittatore cerca di allineare tutti al suo pensiero. Divide, comanda, sottomette, distrugge.
Riuscirà il nostro a cavarsela in un’ambiente virtuale, fatto di luci psichedeliche, tutto in computer animation, dove la luce assume una nuova dimensione e l’occhio umano vede l’impossibile ?

DonMax

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