Recensione su Tre colori - Film blu

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Au fond d’une douleur / 24 Maggio 2016 in Tre colori - Film blu

Scoprire Kieślowski, seppure con un ritardo di vent’ anni abbondanti, mi ha regalato emozioni intense, con picchi di visione registica che in alcuni momenti tolgono il fiato da tanta bellezza. C’è sicuramente una ricercatezza formale, una estetica che invade col suo colore dominante, ma qui non ho mai avuto la sgradevole sensazione dell’esercizio di stile perchè alla base c’è una storia di grande spessore umano. Un soggetto intelligente e ricco – Kieślowski insieme alla Holland e al fedele collaboratore Piesiewicz – che racconta della elaborazione di un lutto, con tutte le rimozioni rabbiose e disperate di una donna che cerca di costruirsi attorno un muro di solitudine. Impressionante la prova di Juliette Binoche, una delle interpretazioni femminili drammatiche più profonde e totali che io abbia mai visto. Mi rimarrà sempre impressa l’inquadratura in primissimo piano della pupilla scura e luccicante, sulla quale si riflette il bianco camice del medico foriero della tragica notizia. Naturalmente non vedo l’ora di continuare coi restanti colori della bandiera francese; fortunatamente Kieślowski non si arena nella ricerca pedissequa di riferimenti simbolici legati al tema della libertà (rappresentata da questo primo titolo della trilogia del colore) attraverso facili luoghi comuni, ma con grande nonchalance si inabissa perdendosi nel dramma intimo della protagonista, carezzando l’idea di libertà soltanto lateralmente. Grande protagonista di questo film è la musica, qui composta originalmente da Zbigniew Preisner, inserita con genialità nelle pieghe del racconto (un crescendo sinfonico sottolinea i momenti di maggior angoscia in Julie, spegnendo letteralmente ogni luce dell’immagine; un dito accompagna le parti musicali su un pentagramma, segnando pause e tempo).

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