Tre colori - Film bianco

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Tre colori - Film bianco

Nel secondo capitolo della trilogia dedicata al motto della rivoluzione francese (liberté, égalité, fraternité) e ai connessi colori della bandiera (blu/liberté, bianco/égalité, rosso/fraternité), Kieślowski riflette sul significato di 'uguaglianza attraverso una trama che dimentica la tragicità del precedente Film Blu per assumere, a tratti, i connotati di una commedia nera, salvo poi assumere le vesti drammatiche tipiche della trilogia nella parte finale: un uomo divorzia dalla moglie in quanto colpevole di non consumare il matrimonio; si trasferisce così in Polonia dove, attraverso l'accumulo di un capitale ragguardevole, architetta una vendetta nei confronti della ex-consorte.
Anonimo ha scritto questa trama

Titolo Originale: Trois couleurs : Blanc
Attori principali: Zbigniew ZamachowskiJulie DelpyJanusz GajosJerzy StuhrAleksander BardiniGrzegorz Warchoł, Cezary Harasimowicz, Jerzy Nowak, Philippe Morier-Genoud, Juliette Binoche
Regia: Krzysztof Kieślowski
Sceneggiatura/Autore: Krzysztof Kieślowski, Krzysztof Piesiewicz
Colonna sonora: Zbigniew Preisner
Fotografia: Edward Kłosiński
Produttore: Marin Karmitz, Yvon Crenn
Produzione: Francia, Polonia
Genere: Drammatico, Commedia, Thriller
Durata: 92 minuti

Bianco come un noir / 27 Maggio 2016 in Tre colori - Film bianco

Fin dai primi minuti risultano evidenti le piccole liaison con il film precedente, dalla fugace apparizione della Binoche (il rapido affacciarsi nell’aula di tribunale dove è in corso l’udienza da cui parte questa storia di separazione, che lo spettatore ricorda dal punto di vista di Julie in Film blu) alla vecchietta che cerca di infilare una bottiglia nella campana del vetro. C’è in questa trilogia del colore solo un filo trasparente di continuità, qualche citazione, un gioco di riferimenti che resta volutamente in superficie. Film bianco è meno complesso del precedente sia dal punto di vista del dramma psicologico che sotto il profilo tecnico; è più articolato invece l’intreccio, una commedia noir che ricorda lo stile dei fratelli Coen e termina con un climax hitchcockiano, condotta con la calma dialogica e il taglio pittoresco dei personaggi del cinema di Kaurismaki. Un buon protagonista quello interpretato da Zbigniew Zamachowski, piccolo parrucchiere polacco, inizialmente quasi fantozziano, completamente invaghito della moglie francese manipolatrice (stupenda Julie Delpy) che lo ha lasciato. Bella prova anche di Janusz Gajos nei panni dell’ amico Mikolaj con quell’aria un po’ sofferente e misteriosa da noir d’epoca.

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Karol Karol / 28 Dicembre 2012 in Tre colori - Film bianco

Il piccolo e buffo polacco Karol è completamente succube della sua evanescente mogliettina francese e nella straniera Parigi diventa la vittima delle sue manie. Finisce ad elemosinare nella metropolitana fischiettando melodie polacche con un pettine, residuo della sua attività di parrucchiere.
Tornato alla sua splendida Varsavia in rovina, Karol fa fortuna e tra uno sguardo innocente e l’altro si fa beffe degli speculatori della zona. Ma il rancore è duro a morire, e Karol non ha dimenticato l’adorabile parrucchiera parigina, una sorpresa è in agguato per lei.

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26 Luglio 2011 in Tre colori - Film bianco

Secondo qualcuno è il meno riuscito della triade francese di Kieślowski, ma a mio avviso è il più coinvolgente e, adesso come adesso, forse è di una certa attualità.
La storia è quella di un marito polacco, richiamato in Francia da una moglie sadica e velenosa che da lui vuole divorziare. E lo fa portandogli via tutto e riducendolo in povertà. Il ragazzo non si demoralizza e ritorna in Polonia e da qui inizia a ricostruirsi una vita. Con un obiettivo.
Interessante e grottesco, dovrebbe essere incentrato sul tema dell’ugualgianza (il BLU è la libertà e il ROSSO la fraternità), che emerge nel finale confondendosi però con il mezzo scelto per descrivere questo tema.
Senza nulla togliere alla Binoche (veramente brava in film BLU) MZbigniew Zamachowski è davvero perfetto per la parte e anche l’algida Julie Delpy, per quanto in minima parte, riesce davvero a trasmettere l’odiosità della sadica mogliettina.

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