Recensione su Trainspotting

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Trainspotting / 22 Maggio 2020 in Trainspotting

Il film più stupido, superficiale, grottesco e patetico sulla dipendenza da droga e sugli anni ’90, girato da un regista dalle capacità modeste(non riesco a trovare un singolo film di Boyle costruito bene, sia a livello narrativo che a livello visivo), dove c’è pure spazio per una critica populista all’inverosimile al mondo borghese(cacchio, se vuoi attaccare la borghesia fallo bene, non farlo con i soliti cliché) e scene che non ho mai capito se debbano farmi riflettere, lasciarmi indifferente o alimentare la mia già grande fobia degli aghi. La trama è una delle cose più scontate mai viste: non c’è un colpo di scena, sembra che si sappia già dall’inizio della scena cosa succederà durante la suddetta. Oltre al fatto che non esiste un pensiero, una riflessione dietro Trainspotting: solo un desolante nulla(fosse almeno diretto bene questo nulla, invece anche a livello di grammatica cinematografica siamo tra lo scarso e il vuoto). C’è chi lo considera il più grande cult degli anni ’90: io lo considero il più grande bluff degli anni ’90(tanti altri film hanno raccontato il vuoto valoriale post anni ’80 in maniera molto migliore e molto interessante), perché pur avendolo rivisto tre volte, dietro Trainspotting non vedo nulla se non un regista affetto da chiari problemi di ego ipertrofico. Boccatissimo.

8 commenti

  1. Insomnium / 22 Maggio 2020

    Condivido le critiche al film (anche se non così selvaggiamente) , non invece quelle a Danny Boyle, i cui film mi piacciono sempre o hanno comunque tratti peculiari o originali. Comunque entriamo sui gusti personali…tornando al film , invece penso sia – senza dubbio – uno dei meno riusciti di Boyle , anch’io penso sia incredibilmente sopravvalutato.
    Come Born Slippy , canzone che lo accompagna : una delle lagne più inascoltabili e irritanti che abbia mai sentito in vita mia.

  2. Lazzaro / 22 Maggio 2020

    Sinceramente ho una particolare avversione per Boyle perché sembra che voglia sempre portare chissà quali contenuti o chissà quali innovazioni quando è un regista molto modesto con pochissime idee. Non riesco a trovare un suo film davvero originale(ovviamente posso sbagliarmi, non sono un vate).

  3. Stefania / 22 Maggio 2020

    @lazzaro: sollevi una questione interessante: purparlé, ti va di elencare alcuni degli “altri film hanno raccontato il vuoto valoriale post anni ’80”? Giusto per capire la scala di valori (pardon 😀 ).

  4. Lazzaro / 22 Maggio 2020

    Penso ad un film(che peraltro non mi piace molto per vari motivi) come “Fight Club” di Fincher, che sviluppa molto bene il testo di Palanhiuk. O addirittura anche a Tarantino, dietro Le Iene o Pulp Fiction ci ritrovo molto di quel nichilismo post anni ’80. Boogie Nights di Paul Thomas Anderson secondo me è un altro film molto rappresentativo a questo proposito. Questi sono i primi che mi vengono in mente.
    Gli anni ’80 sono stati gli anni dove si è spazzato via tutto, sono stato gli anni della demolizione di tutto ciò che è venuto prima(e si vede molto bene anche a livello cinematografico, Cronenberg ha raccontato alla perfezione questa “distruzione”). Negli anni ’90 è rimasto il vuoto creato dagli ’80.

    • Stefania / 22 Maggio 2020

      @lazzaro: ok, grazie, credo di aver capito a quale “filone” ti riferisci. Però, continui a gettare il sasso e a pormi domande 😀 A quali film ti riferisci quando dici che “Cronenberg ha raccontato alla perfezione questa “distruzione””?

  5. Lazzaro / 22 Maggio 2020

    “Videodrome” su tutti, rappresenta la distruzione “mediatica” della società. Videodrome secondo me rappresenta la perdita di tutti i valori precedenti, sublimati nel medium televisivo

    • Stefania / 23 Maggio 2020

      @lazzaro: ah, ok, pensavo che ti riferissi a qualche film di Cronenberg degli anni Novanta (a quel punto, credevo che avresti detto Crash 😉 ).

  6. Lazzaro / 23 Maggio 2020

    “Crash” è un grandissimo film, ma non ce lo vedo molto come film nichilista sinceramente, almeno non è quello che secondo me Cronenberg vuole comunicarci nel suo film. Rimane tuttavia un mezzo capolavoro, perché prendere un’opera di Ballard e farne un film non è cosa che tutti possono fare

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