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Recensione su Trainspotting

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Sarò impopolare / 30 agosto 2017 in Trainspotting

Ho messo 5 a Trainspotting, ma senza rabbia. Perchè per esprimere un giudizio negativo su un cult si devono sovente affilare le armi e strillare più forte degli altri; ma io vorrei archiviare con pudore il film più noto di Danny Boyle, regista che apprezzo molto, limitandomi a fare qualche osservazione personale.
E’ un film generazionale, più precisamente un film della mia generazione, io l’ho mancato in quegli anni e probabilmente all’epoca ne sarei rimasto affascinato tanto quanto i miei vecchi compagni. Oggi le sensazioni di un film come questo, studiato per colpire e sedurre, arrivano in maniera differente.
I personaggi sono certo memorabili, soprattutto il Renton di Ewan McGregor e il fantastico Begbie di Robert Carlyle, gagliarda la colonna sonora dove spicca l’ ipnotica Born Slippy. Ma come è avvenuto per Fight Club, è la retorica di fondo di Irvine Welsh che finisce per infastidirmi; non si tratta di una banale reazione moralista, piuttosto è la consapevolezza dell’astuzia un po’ subdola di questo autore che mi risulta irritante. Condivido pure io una sana rabbia sociale verso l’imborghesimento ma non sopporto l’idea che per combatterlo bisogna perorare l’autodistruzione.
Danny Boyle non è regista da seguire pedissequamente un soggetto, tuttavia non può staccarsi del tutto dall’impianto; geniali le sequenze oniriche come l’immersione nel peggior wc di Scozia e altre trovate fantasmagoriche che attutiscono questa pesante cappa nichilista.

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