Recensione su Trainspotting

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27 Dicembre 2011

Tratto dal controverso e sboccato romanzo di Irvin Welsh(che divenne un caso letterario quasi ai livelli di American Psycho),il film di Danny Boyle ci propone le sgangherate vicende di un gruppo di schizzati tossicodipendenti di Edimburgo. C’è chi tenta di disintossicarsi,chi entra nel tunnel,chi si innamora,chi si lascia.Ci sono la vita,la morte e la quotidianità. Il tutto avvolto da un allucinato squallore contemporaneo di un’epoca vuota che sembra non avere nulla da offrire.L’unico rimedio?Una “sana” tossicodipendenza.Questo è il punto di partenza del film e la filosofia di vita di Mark,il protagonista,e dei suoi amici balordi.Il disgustoso, e a tratti grottesco, viaggio nei meandri di questo “inferno chimico” esplora una generazione intera,riflette sui fallimenti,sulle scelte,sui valori e sul vuoto che la tormentano. Il tutto analizzato, senza la minima traccia di buonismo nè morale, dallo sguardo vitreo del protagonista.Da questo viaggio si può riemergere nauseati,a tratti anche divertiti (a causa della scelta di impostare il film con toni umoristici e dissacranti) ma sicuramente con una consapevolezza diversa.Si può considerare come il film-manifesto degli anni 90,un cult a tutti gli effetti.

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