Recensione su Train to Busan

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Diretto per Busan… / 3 Aprile 2020 in Train to Busan

Seoul, Corea del Sud.
Uno dei tanti treni è in partenza dalla capitale coreana, diretto a Busan.
Tra i tanti passeggeri c’è un padre con la figlia piccola che un po’, diciamocelo, la trascura, mettendo davanti a tutto il suo lavoro da speculatore finanziario.
Quando un passeggero del treno presenta uno strano comportamento, aggredendo un altro passeggero, inizierà il contagio che trasformerà tutti in zombie.

Di sicuro non siamo di fronte ad un tema originale, però è difficile fare un film interessante in cui l’ennesimo virus trasforma le persone in zombie. Questi zombie asiatici sono più simili alla versione introdotta da Zack Snyder nel suo remake de “L’Alba dei morti viventi”, sono quindi veloci e molto più aggressivi di quelli pensati da Romero nel 1968.
Il film è anche un pretesto per esplorare l’animo umano, soprattutto il rapporto padre-figlia che tocca l’apice nell’emozionante sequenza finale, molto intensa e che potrebbe far emozionare i più teneri.

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