Recensione su Tragica notte

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22 agosto 2014

“Tragica notte” è un film italiano realizzato sotto il fascismo. Di fascismo ce ne è veramente poco (e meno male), tanto che solo un’inquadratura, un campo totale dove è parzialmente distinguibile la foto di Mussolini, rimanda all’era f. Di fascismo ce ne è veramente poco, dicevo, forse vi sembrerà strano ma i film realizzati in questo periodo, quando non erano prettamente coloniali o di propaganda, lasciavano al regista un certo margine di libertà espressiva.. nei limiti concessi dal regime, naturalmente. Tragica Notte è uno di questi, un prodotto di intrattenimento.

Il famoso quieto vivere, insomma.

Il regista, Mario Soldati, realizza quello che si avvicina molto ad un prodotto di genere americano. Azione e storia d’amore si fondono in un mondo, quello della campagna, che esprime virilismo, purezza, tranquillità. I primi dieci-quindici minuti hanno quel qualcosa di western. L’ambientazione, la Toscana rurale, ed in particolare i personaggi, dei bracconieri molto vicini a dei banditi, rimandano al genere. La trama si svolge tutta attorno a Nanni, giovane cacciatore di frodo che ha passato gli ultimi due anni in galera, e al guardiacaccia Stefano, caduto vittima di un’imboscata preparata dallo stesso Nanni ed i suoi amici. Stefano anni dietro denunciò Nanni alla polizia vista la sua attività. I primi minuti dell’opera sono silenziosi, duri. Assistiamo al pestaggio di Stefano proprio in questo frangente. Dal ventesimo minuto, Stefano come un moderno Iago pianifica la sua vendetta. Lo spettatore da un lato assiste alla storiella d’amore frivola, un medio-lungo flashback nella Firenze della fine anni 30 inizi ’40, dall’altro assiste al cambiamento dei personaggi, la fine di una serie di amicizie, dubbi esistenziali, questioni d’onore da risolvere.. il tutto in un contesto rurale meraviglioso.

DonMax

Note del Don:
sto preparando la tesi dal titolo provvisorio “Cinema durante il Fascismo”, vi consiglio il libro di Vito Zagarrio “Cinema e fascismo” o il saggio di Maurizio Zinni “L’impero sul grande schermo” su Mondo contemporaneo n.3-2011 se siete interessati al tema.

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