Recensione su Toy Story 3 - La grande fuga

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26 febbraio 2011

Ho l’impressione che la pixar stia seguendo le orme della disney, fa dei gran bei film d’animazione, ma non per i bambini. Questa è la storia di un ragazzo ormai grande che non gioca più con i suoi giocattoli, ed essi si preoccupano della fine che faranno. La pensione dei giocattoli. E quando si parla di vecchiaia e di pensione è normale che la storia prenda un retrogusto un tantino amaro.
E se questo non bastasse ci si mette anche un’atmosfera un pò alla Tim Burton o meglio Stephen King, con un bambolotto inquietante che ricorda i più terrificanti film dell’orrore. Non so, magari sono esagerata io, magari i bimbi guardano con occhi diversi dai miei, però io un pochino ho storto il naso sotto questo punto di vista.
D’altro canto le storie di Buzz e Woody riescono sempre a far divertire, e ci vuole una gran fantasia anche per questo. Un bel film d’animazione che riconferma la forza di Toy story (io ho pianto anche alla fine, vedete un pò come sto messa :D).

4 commenti

  1. Stefania / 27 febbraio 2011

    La tua recensione mi ha portato a riflettere su alcuni temi 🙂

    Mi domando: un film di animazione deve essere necessariamente ed esclusivamente rivolto ai bambini, anche se i protagonisti, come in questo caso, sono dei giocattoli?
    Secondo me, no. Il fatto che sullo schermo ci siano dei pupazzi animati non implica che il prodotto sia destinato ad un target specifico, “accompagnato” in sala o sul divano da un adulto (o viceversa 😀 ).

    Ora, nel caso di questa pellicola sarebbe “ipocrita” pensare che non fosse mirata ad un pubblico di bambini, visto il merchandising e le operazioni commerciali correlate.
    Ma questo, in fondo, è ciò che vogliamo “noi”, quando -più o meno consapevolmente- ci beviamo senza riflettervi le imposizioni del mercato, portando in sala un bimbo solo perché, per esempio, sullo schermo ci sono dei disegni accattivanti in movimento.

    Per esempio, sono rimasta perplessa quando, al cinema, ho visto tanti bambini, anche in età pre-scolare, presenti alla proiezione di Porco Rosso di Miyazaki (proiettato, tra l’altro, solo in imbarazzanti orari pomeridiani): i bei disegni, le accattivanti scene di volo, il fatto che si trattasse di un film di animazione… a parer mio, tutto ciò non giustificava a priori la presenza dei bambini (che, in certo numero, ho visto annoiati o distratti).
    Certo, portarli a simili eventi consente di abituarli al “bello”, ma le scelte “codificate” non sono sempre azzeccate.

    • Nutella / 27 febbraio 2011

      Allora, questa recensione l’ho fatta un pò di tempo fa, quando mio figlio (che ha 4 anni) non aveva ancora visto il film, sinceramente pensavo di non farglielo vedere e invece poi l’ha visto :). Come dicevo qua sopra, evidentemente io lo guardo con occhi diversi dai suoi, perchè a lui è piaciuto moltissimo e non si è per nulla spaventato o rattristato, quindi tocca ricredermi.
      Riguardo al discorso che fai tu sono d’accordissimo: i film di animazione non devono essere per forza rivolti ai bambini, ed è proprio Miyazaki che mi viene in mente quando penso ad un cartone animato “per adulti”. Ti dirò che ho anche provato a fargli vedere Ponyo sulla scogliera (a casa eh, non di certo al cinema) ma era palesemente annoiato e dopo poco ha perso ogni attenzione. Riguardo alla scelta di film che fanno certi genitori per i propri figli comunque rimango spesso basita, ho visto bambini in alcune sale dove addirittura era vietata la visione ai minori, giuro. Ci vorrebbe un minimo di interesse ad informarsi PRIMA di portarli al cinema, anche perchè non tutti i bimbi sono uguali, c’è chi è più sensibile, chi meno.

  2. improvviso / 19 agosto 2011

    Ho pianto anche io alla fine. É tra i film di animazione che più adoro!

  3. PadmeGiulia / 21 febbraio 2013

    …il film merita un 10 solo per il finale. quel “grazie, ragazzi”, mi ha ammazzato.

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