Recensione su L'infernale Quinlan

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4 ottobre 2014

Messico e nuvole, lo sguardo triste dell’America.
Messico e polvere, dove esplode un pezzo d’America.

Mettetevi seduti, godetevi il film, perché “L’infernale Quinlan” (Touch of evil ndr) è un’ esperienza da vivere al massimo della forma.

Tecnicamente perfetto, dalla fotografia paurosa, con un gioco macchina meraviglioso ed una continua ricerca al dettagli, il film si apre con una inquadratura lunga tre minuti. Per l’occasione, il regista O. Welles ci rende partecipi di quello che sta succedendo. Musica di Henry Mancini, la suspense sale a bestia. La prima cosa mostrata è della dinamite che viene sistemata in una macchina. Una carrellata e delle riprese aeree ci mostrano una coppia salire sulla stessa, nel mentre un’altra coppia gironzola per la stessa zona e si procede di carrellata. La coppia avanza, il regista recede. Non c’è montaggio, c’è solo adrenalina che sale e raggiunge il massimo dopo che Welles presenta i personaggi: Vargas il poliziotto in luna di miele con la moglie americana Susie. Dopo il loro bacio appassionato il regista stacca passando all’esplosione dell’autovettura mentre oltrepassa la dogana. A chi è venuto già duro ? Eccone uno, eccone un altro, eccone un altro ancora.

L’opera, che si svolge sul confine tra gli Stati Uniti e Mexico, è uno dei noir più avvincenti mai realizzati e vede un giovane sposo declinare la sua luna di miele in favore di un doppio caso di omicidio. Il signor Vargas è un poliziotto messicano impegnato nella lotta alla famiglia Grandi ed assiste per caso all’attentato. La famiglia Grandi è a capo di un imponente traffico di stupefacenti. Siccome l’incidente avviene in una terra di mezzo, viene coinvolta la polizia americana che chiama ad indagare il capitano Quinlan. Anche Vargas indaga e i due si scontreranno parecchie volte. L’incidente ha coinvolto un ricco imprenditore e le indagini sull’omicidio si concentrano sull’amante della figlia dello stesso, tal Sanchez. Intanto, più la trama/indagine si infittisce, la moglie di Vargas viene più volte molestata dalla gang Grandi. Durante una perquisizione nell’appartamento di Sanchez vengono rinvenuti due candelotti di dinamite in una scatola nel bagno. Vargas la scatola l’aveva fatta cadere pochi minuti prima del ritrovamento ed era vuota, capisce dunque che Quinlan ha prodotto una prova falsa e che i suoi modi di indagine, così autoritari, così disonesti, sono ormai consuetudinari. Quinlan è il prodotto della società americana, è sbagliato ma non è cattivo. Si considera al di sopra della legga, è senza dubbio arrogante e moralmente scorretto. E’ deviato ed ha un’etica tutta sua ma mano a mano che la trama si infittisce nello spettatore cresce il senso di pietà nei confronti del monolite interpretato da Welles. Egli è un capitano della polizia, è l’autorità, è l’autorità che nessuno deve mettere in discussione e che, paradossalmente, viene messo in discussione da un giovinastro. E’ disposto a tutto pur di ritrovare il suo ruolo. Egli è un prepotente, si signori, è un prepotente ma è un uomo devastato da un lutto. Ricorda la sua tragedia, mentre è inebriato dall’alcol, la confessa agli spettatori. Annega i suoi dispiaceri nel whiskey mentre ripensa alla morte della moglie avvenuta in seguito ad un omicidio. Hank Quinlan non è onesto, è un cinico, una figura negativa. Suo malgrado all’interno nella sua negatività vi è un po’ di umanità e lo spettatore non riesce a demonizzarlo in modo totale. Quinlan è convinto di servire la giustizia, è un uomo che ne ha passate di tutti i colori ed ha il cuore colmo di dolore. Un dolore che non andrà mai via del tutto. Questi sono solo alcuni dei motivi che portano lo spettatore a non marchiare a ferro il “cattivo”. Se vogliamo, Quinlan, è un moderno Otello geloso della Legge e Joe Grandi è uno Iago ispanico che sfrutta la rabbia del nostro anti-eroe. Così gli propone un’alleanza per liberarsi di Vargas. Mandano una parte della manovalanza Grandi (da notare come sono vestiti, risentono in pieno della moda rockabillie), rapiscono Susie per farla trovare dalla buoncostume inebriata dall’alcol.. e dalle droghe. In questo modo la credibilità di Vargas sarebbe venuta meno ed il caso avrebbe visto prevalere la versione dell’infernale Quinlan.

Da questo momento le cose precipitano, il capitano diventa mentalmente sempre più instabile; si trasforma in un King Kong con il distintivo e dà di matto. Susie passa un bruttissimo quarto d’ora, il prezzo da pagare sarà molto alto ma la legge ed il raziocinio trionferanno. Ispirato dal romanzo “Badge of Evil” di Whit Masterson, l’opera di Welles è senza ombra di dubbio un Capolavoro con la C maiuscola. Un prodotto dalle atmosfere cupe, un’opera all’insegna della violenza, un film pieno di allusioni al sesso ed alla droga, nel quale la caratterizzazione dei personaggi è sublime e la regia magistrale. Il regista ci porta negli ambienti più vari, dalla bettola dove si annegano i dispiaceri nell’alcol all’hotel più aristocratico, fino ad un fiume sporco.

Un film che consiglio caldamente e scusate se è poco.

DonMax

Note del DonMax nazionale.
In “Ed Wood” di Tim Burton Bwaaaaaa la sapete tutti ‘sta storia.

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