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Recensione su L'infernale Quinlan

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Sul confine / 22 gennaio 2013 in L'infernale Quinlan

La sequenza iniziale è un lucido esempio di come instillare la giusta dose di adrenalina allo spettatore sin dall’incipit; c’è una bomba nel bagagliaio, e da un momento all’altro dovrà esplodere. Per le strade c’è gente, tanta gente che si incrocia e attraversa continuamente la strada, ci sono i due protagonisti a braccetto (uno splendido Charlton Heston, una sexy Janet Leigh), tutti a pochi passi dall’imminente deflagrazione.
Orson Welles è un maestro del cinema, perchè è sempre in attento equilibrio tra l’accurata creazione artistica dell’immagine e la rapidità seducente di dialoghi e sequenze. Sta sul confine, proprio come la terra in cui si svolge questo magnifico noir tra USA e Messico, e fa scaturire personaggi che “bucano lo schermo” come l’algido e laccato Vargas (Heston) o l’abulico e feroce Quinlan (Welles), personaggio obeso e zoppo, ma dotato di un’arguzia infernale (e qui possiamo tranquillamente dire che la versione italiana del titolo – come al solito lontana dal significato originale – calza davvero a pennello). L’interpretazione di Welles qui è stellare.
L’atmosfera cupa, tra gli scenari della città e del deserto, sempre sotto la sferza del vento, si accompagna ad un registro musicale assai vario, dal jazz ritmato a colpi di congas, alla pianola ragtime fino ad uno scatenato rock’n roll dei green years.
La faccia di Akim Tamiroff parla praticamente da sola, tra le guest-stars ci sono la languida Marlene Dietrich (messa lì esclusivamente per i suoi occhioni) e Zsa Zsa Gabor (idem).

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