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Recensione su Il mio vicino Totoro

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22 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La locandina ve l’ho messa in giapponese (cioè, sticazzi, credo -.-‘) in omaggio alla mia japu che per tutto l’anno scorso mi continuava a chiedere come mai io non avessi ancora visto Totoro-san.
“Totoro-san! Totoro-san!”, mi diceva. E mi cantava anche la canzoncina *_* quella in italiano kind of sucks!
Tempo, tempo, dammi tempo. Dammi tempo e lo vedo. Le dicevo. Io non so perché non si fida mai nessuno.
É uno dei primissimi e più bellissimi, e perché no anche famosissimi film di Miyazaki, 1988. Già sono presenti svariati dei suoi leit motiv (oh yeah!), ci sono i bambini per cui tutto è sorprendente, le sorprese che succedono davvero, la natura amica e magica e non ci sono i cattivi. Questo anche mi ha impressionato, son tutti buoni.
Due sorelline di 11 e 4 anni si trasferiscono col padre nella campagna giapponese. La madre è in cura in ospedale. Nella casa nuova strani esserini di fuliggine le accolgono. Nell’albero di canfora che domina il bosco vicino vive Totoro, una specie indefinibile di troll-spirito dei boschi grasso e paffuto e peloso con le orecchie a punta. Non essendoci malvagi da uccidere a colpi di mitra, è la storia dell’avvicinamento, annusarsi e incontro e amicizia delle due bambine con Totoro e i Totoro’s boys, fino all’epilogo in cui la piccina si perde e l’aiuto degli spiriti è indispensabile per un lieto fine. Grazie al bellissimo gattobus *_*
Il giappone di Miyazaki è un po’ il rovescio della medaglia di quello tecnologico (il cesso elettronico, in sintesi), sessualmente manga-ingrifato e/ yakuza orientato bangbang che di solito ci arriva dal cinema, e senza tema alcuno mi spingo a dire che ricorda assai quello di Ozu, la campagna opposta alla città e la piccola vita familiare. Potreste fin sapere chi è Ozu, anche solo avendo letto L’eleganza del riccio -.-‘ dai che ce la fate.

4 commenti

  1. nephilim / 12 maggio 2013

    Ottimo il paragone con Yasujiro Ozu, paradossalmente non ci avevo mai pensato a paragonare Miyazaki e Ozu ! Il lato autentico del cinema giapponese (senza nulla togliere ad un Kitano, che comunque ce l’ha mostrato con maestria nel poetico Estate di Kikujiro e il suggestivo Dolls)

  2. tragicomix / 15 maggio 2013

    @nephilim, non togliamo nulla, facciamo che ci sono più lati 😉
    Ozu metteva un sacco di inquadrature di sole e panni stesi ad asciugare, riprese di vita quotidiana, come quella delle bambine di totoro

    • Stefania / 15 maggio 2013

      Di Ozu non conosco niente e credo che dovrei rimediare, mh mh. Ma di dettagli che a noi occidentali sembrano inutili e che, invece, hanno spesso un vero e proprio peso narrativo sono zeppi anche alcune serie animate (e manga, va beh). Un esempisssssimo, tanto per parlare, che mi balza subito in mente sono i tralicci ed i passaggi a livello de Le situazioni di Lui & Lei (Kareshi kanojo no jijō).

  3. Dr.Mabuse / 15 maggio 2013

    totoro è un capolavoro, ma che con ozu non ci azzecca niente. Certo, se paragoniamo le due filmografie dei punti di contatto, anche voluti da parte di miyazaki, ci sono anche. Ma dare un giudizio a posteriori su eventuali giudizi a priori degli spettatori che leggono la tua rece mi pare molto spocchioso. Intendo che se riduciamo l’animazione giapponese a sailor moon o ergo proxy (comunque prodotti interessanti dal punto di vista narrativo), non cogliamo l’importanza di questa new wave che ha condizionato tanto cinema occidentale contemporaneo. Mi riferisco a prodotti come Akira o come Ghost in the shell o il cinema di Satoshi Kon…

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