Recensione su Tom à la ferme

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Relazioni squilibrate / 10 settembre 2017 in Tom à la ferme

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(Riflessioni sparse)

Caratterizzato da un uso degli elementi pop apparentemente meno sfacciato rispetto ai suoi lavori precedenti e successivi, questo di Dolan è un film teso ed esasperato la cui atmosfera generale è determinata dal legame morboso che si instaura all’istante fra il protagonista (interpretato dal regista) e dal suo aguzzino.

Dolan mischia con sapienza atmosfere da thriller, esaltate da brani strumentali ricchi di archi angosciosi, e un potente erotismo, disturbato e perturbante, che, pur senza indulgere in scene esplicite, ma -anzi- mostrandosi con estrema eleganza (vedi, la scena del tango), pervade costantemente l’intero racconto.

Il plot, di derivazione teatrale, è molto interessante: in esso, sovrabbondano questioni sociali delicate (es. la violenza domestica, fisica e psicologica) e psicanalitiche (complesso edipico, sindrome di Stoccolma, masochismo).
Il rapporto fra Tom e Francis si delinea subito come un ménage squilibrato, con un soggetto dominante e uno (per sua volontà) dominato. Tom potrebbe allontanarsi dalla fattoria e da Francis in qualsiasi momento: il ricatto a cui viene sottoposto è, in realtà, blandissimo e potrebbe sottrarsene facilmente. Ma il ragazzo non intende privarsi né della sensazione di essere molto vicino all’amato perduto, restando nei luoghi in cui egli è cresciuto, né vuole negarsi i brividi di eccitazione che la forza bruta e la presenza ingombrante di Francis (che usa lo stesso profumo e che ha lo stesso timbro di voce del fratello morto) sembrano suscitare in lui. Il fatto di essere umiliato e picchiato dal fratello del suo ragazzo genera in Tom un cortocircuito psichico ed emotivo da cui sembra riemergere lucidamente all’improvviso, come risvegliandosi da un incubo.

Dolan riesce a mettere in scena tutte queste complesse dinamiche con la (ormai) solita sapienza, mostrando estrema padronanza dei propri mezzi, raccontando la vicenda con un ritmo notevole, asfissiando lo spettatore, trascinandolo -letteralmente- dentro il brutto sogno del protagonista.
Anche la sua prova attoriale è molto valida: riesce a conferire a Tom la giusta umoralità e lo sconcertato spaesamento che gli si addice.

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