Recensione su To the Wonder

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30 Settembre 2013

La magia di Malick si ripete film dopo film. To The Wonder è il racconto frammentario, volubile e concreto di un amore. Se l’amore era parte di un più grande disegno in TTOL, qui quel pezzettino importante viene ampliato ed esplorato al modo di Malick e cioè con la capacità sopraffina di rendere piena di grazia ogni immagine, ogni gesto, la violenza e l’amore, la natura e la civiltà umana.
Più concreto rispetto ad altri suoi film, contemporaneo e in fondo dalla trama semplice, è un carosello di vissuti e immagini toccanti, intime e esteticamente appaganti; il film di Malick va in definitiva vissuto allo stesso modo in cui Marina si immerge nella piscina dove scrive sull’acqua parole non dette ( e la bellezza di questa sequenza è indimenticabile).
Olga Kurylenko danza sinuosa per la maggior parte della pellicola e insieme alla marea di Mont Saint-Michel rappresenta il balletto d’amore dei protagonisti: lei, lui-Ben Affleck ( in questi casi perfetto per i ruoli introversi e rigidi) e l’altra, Rachel McAdmas, che inquadrata e diretta da Malick perde quel profilo da american blondie e splende di rosso vestita in un campo di grano. Di contorno e poi più intrecciata è la storia di Padre Quintana- Javier Bardem, che ritrova forse la fede nell’atto concreto e non nei dogmi recitati da un altare. Amore-fede in in flusso di coscienza cadenzato da rari dialoghi che lasciano spazio ad un racconto più carnale del solito, sensuale, ancora una volta debitore ad una natura co-protagonista fotografa magnificamente e concluso sottilmente, con l’immagine-simbolo del ciclo di vita dei protagonisti.
Opera meno “epica” di The Tree of Life, ma non meno intensa nel suo spazio circoscritto.

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