Recensione su To the Wonder

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10 Luglio 2013

Son contro all’indagine su se stessi perpetuata senza sviluppo. Il cinema di Malick è un cinema dell’immagine, decostruttivo se vogliamo, con sintassi completamente estranee alla Hollywood conosciuta. Nonostante questo, il regista qui compie evoluzioni che sembrano perdere di profondità e introspezione. Lo si può notare subito da un particolare: la donna. La donna in The Tree of Life, rappresentata dalla Chastain, ha una bellezza introflessa, pacata e intima. Di tutt’altro avviso sono, in questo film e per scelta del regista, Olga Kurylenko e Rachel McAdams, bellissime si, ma invadenti, esplicite, mai nascoste. Questo modo di essere sembra trasferibile all’intera pellicola, che poco approfondisce e regala risposte mute di immagini che non hanno l’effetto trasognato e trasognante del film precedente. Parliamoci chiaro: il confronto tra le due pellicole ultime di Malick è d’obbligo e se nella precedente la domanda era la creazione del tutto, e il viaggio era di una profondità e poesia spiazzante, il tema di questo ultimo è l’amore, e già di per se si cade in terreni in cui porsene una domanda è cosa sproporzionata, che può apparire ridicola, come in alcune scene, peraltro di vecchia fattura, di svolazzante carisma. L’opera risulta intrisa di soggettivismo che non dovrebbe essere sottoposto a giudizio, cosa impossibile se ci si crea un film sopra. Saranno i pochi affini a beneficiarne.

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