Recensione su To Rome With Love

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Tutto quello che avreste voluto sapere sull’Italia e che Woody Allen non ha osato dirvi / 12 Maggio 2012 in To Rome With Love

Questa non è una recensione, è piuttosto una sorta di guida a misura di ogni AMMERICANO MEDIO che si voglia evitare una cocente delusione arrivando nel nostro paese:

1) risparmiatevi il tour degli incroci in cerca del pizzardone in guanti ed elmetto vestito che si atteggia come un tronista: io nella mia intera vita (28 anni) non ne ho mai visto uno, trascurando chiaramente i film di Totò, figuriamoci poi uno che parla perfettamente in inglese! Qui il vecchio Woody si concede un piccolo tuffo nella fantascienza, non c’è altra spiegazione…
2) Michelangelo? Leonardo? Leopoldo? Non crederete mica che qualcuno usi ancora nomi del genere? Decisamente più probabile che la cameriera del vostro ristorante si chiami Jennifer e il fattorino dell’albergo Kevin, mentre -per fortuna- sono ancora poco diffuse perle di VIPPITUDINE come Chanel, Oceano e Falco;
3) le donne italiane negli ultimi sessant’anni hanno fatto enormi progressi in fatto di abbigliamento, acconciatura ed accessori, sapete? Pensate che hanno preso persino ad indossare i pantaloni! Si, il film è decisamente fuorviante se vi concentrate sui personaggi principali: avete presente la Mastronardi che scende dal treno ad inizio film? Abitino anni ’50, borsone di tela e sguardo sognante della ragazza semplice che vede per la prima volta la grande città? E la madre di Michelangelo, che sembra uscita da “La ciociara”? Bhe, inutile spendere per il biglietto aereo, se volete vedere una roba del genere -e avete la macchina del tempo con la revisione scaduta- vi basta Google: digitate le parole ‘fiction’, ‘Beppe’, ‘Fiorello’ e ‘streaming’ e buona abbuffata!
4) passiamo al capitolo lingua e dialetti: almeno il 70% degli italiani non capirà neanche una parola di quello che dite, perciò munitevi di un buon dizionario, parlate mooooolto lentamente con parole moooolto semplici e mettete una croce sopra all’idea di amabili conversazioni con simpatici sconosciuti incontrati per strada. Una raccomandazione però; se vi capitasse di incontrare un certo Aldo Biscardi fermatelo assolutamente e fategli una domanda a caso: non ci capirete una mazza, ma vi sfracellerete di risate. Per quanto riguarda le cadenze dialettali, funziona esattamente come da voi: se nasci in un posto, hai l’accento di quel posto; vi assicuro che per un italiano sentire un pordenonese parlare con l’accento romano è più surreale di un film di Bunuel.

Non vado avanti, tanto avete capito l’antifona vero?
Piccolo consiglio: suggerisco una class action contro Allen; come risarcimento chiedete un biglietto A/R per la nostra splendida capitale in modo da rimediare al danno arrecatovi dal suo film potendo verificare con i vostri occhi -e le vostre orecchie- che vi è stata rifilata una sola colossale. Come? Non sapete il significato della parola ‘sola’? Ma allora lo vedete che di Roma non avete imparato proprio niente!

3 commenti

  1. Noloter / 13 Maggio 2012

    Mi permetto di esprimere il mio dissenso dalla tue legittime opinioni, e lo farò procedendo per punti:

    -Sullo spaesamento ingenuo della provincialotta appena giunta nella metropoli potrei essere d’accordo (anche se, ti assicuro, venendo da una realtà di provincia posso dirti che le persone reali possono essere anche “peggio” di così in simili situazioni), però sulla faccenda dell’accento sono in disaccordo: se non sbaglio nel film si dice semplicemente che Tiberi e Mastronardi lavorino a Pordenone, non che siano nati lì, quindi potrebbero benissimo essere laziali entrambi (tant’è vero che il personaggio di Tiberi ha parenti romani); che poi, andando a contestualizzare, non penso che noi italiani ci facciamo questo problema quando vediamo un film straniero in lingua originale…non è che vedendo un film americano ambientato a New York facciamo poi tanto caso all’accento texano dell’attore X o a quello californiando dell’attrice Y…non stiamo a sottilizzare su cose del genere…
    -Penso che il film, più che confermarlo, rompa un po’ quel cliché tanto fortemente radicato oltreoceano dell’italietta tutta pizza e mandolino…di cibo all’italiana ne vediamo ben poco (non vediamo assolutamente né pizza né spaghetti, che è come fare un film a Monaco di Baviera senza la birra)…non ci sono scene di maleducazione e/o rumorosità gratuita (a parte l’episodio di Benigni, ma è una caso a parte e comunque si tratta solo di chiasso inncuo) così come di truffe, imbrogli o altre poco piacevoli dimostrazione dell’italica “arte di arrangiarsi” (nemmeno la mafia è mezionata), per non parlare del rispetto delle regole (non si vede nessun italiano infischiarsene di qualche divieto/norma). Anzi, l’interesse per la lirica appare molto più radicato di quanto non sia in realtà (per l’italiano medio la musica “classica” è Modugno…altro che Rossini…), mentre del calcio (sport nazionale) non si fa parola. La critica che si potrebbe muovere, a questo punto, è quella di aver presentato una città e un Paese più idilliaci e virtuosi di quanto non sia in realtà, al limite.
    -Nel film si cerca di far rivivere in forma diversa la Roma dell’epoca d’oro, quella cara ad un certo tipo di Cinema e ad un autore come Allen, quella della Dolce Vita, di Cinecittà, della magia e dell’incanto, la Roma che ti fa innamorare con la sua atmosfera e che ad ogni angolo ti può narrare una storia a metà strada tra l’inverosimile e il reale, al pari di un moderno mito.

    A questo punto mi chiedo: che cosa ci si aspettava davvero da questo film?

  2. laschizzacervelli / 13 Maggio 2012

    capisco benissimo quello che intendi, e ovviamente mi rendo conto che questo è un film diretto ad un pubblico mondiale, non solo a quello italiano, quindi ben pochi spettatori gli faranno la radiografia come ho fatto io 😉 in realtà il motivo del basso voto che ho dato al film è ben altro, solo che non ho trovato il coraggio di scrivere una vera e propria recensione perché mi dispiace davvero distruggere il film di uno dei miei registi preferiti: vuoi sapere la verità? L’ho trovato drammaticamente noioso, personaggi stereotipati interpretati da attori -almeno in questa occasione- non molto brillanti, sceneggiatura traballante, dialoghi senza un briciolo di mordente e un diffuso senso di irrealtà (non ci posso fare niente se sono italiana 🙂 ). Tirando le somme: forse quello di cui mi prendo gioco nella recensione è proprio l’aspetto del film che ho gradito di più, perché m’ha fatto ridere e anche un pò di tenerezza 😉

  3. tiresia / 16 Maggio 2012

    posto che il pizzardone esiste davvero in quel punto di roma, è tecnologico, ossia esce fuori dall’asfalto quando c’è bisogno e lo rimettono giù se non serve, il problema è davvero il nulla assoluto di questo film. Cosa ci si aspetta da questo film? Un’idea qualsiasi, anche l’onirica immagine di un’italia di 50 anni fa, ma allora tirami fuori una storia. Non importa che parli di mafia (e perchè avrebbe dovuto?), dell’italia di oggi, Allen non fa film politico/sociologici, Allen racconta, generalmente, l’uomo, le nevrosi, le idiosincresie, ma normalmente lo fa attraverso una storia più o meno robusta, qui è davvero il nulla

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