Recensione su To Rome With Love

/ 20125.2471 voti

è pur sempre Allen / 1 Marzo 2015 in To Rome With Love

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

“Il mondo è bello perché è vario”, dicono. Siamo sicuri? non so, è una vita che me lo chiedo e ancora non ho una risposta. Però è sicuramente vario e lo dimostrano i giudizi dati a questa pellicola.

Personalmente è piaciuto molto. Non condivido le critiche che gli sono state fatte. Far fare l’introduzione del film ad un vero vigile urbano o usare canzoni nazional-popolari non significa essere “Vanzina” o “Neri Parenti”.
Sarebbe come darmi del truzzo/tamarro (o come si dice nella vostra regione) solamente perché uso le Air Max: è vero, le usano anche loro ma io non lo sono e quindi non bastano a fare di me un truzzo. E poi, andiamo, Woody Allen Sa benissimo che il nostro paese non è questo, ha volutamente esagerato per darne un ritratto prettamente cinematografico. Un po’ di fantasia. Come se New York fosse quella che si vede nei film. Solo che se lo fanno con noi italiani, no, non sia mai. Stesso discorso per i genitori di “Michelangelo”. La madre è stata dipinta così solo per rimarcare la differenza di provenienza, non c’era nessuna intenzione di dire “In Italia le donne si vestono ancora “a lutto” o peggio “sono più arretrate” “. è solo un manierismo. Se Michelangelo fosse stato francese (ops, scopro che l’attore lo è realmente) probabilmente avrebbero dipinto la mamma con un basco in testa. Ovviamente lo stesso discorso vale per i due pordenonesi. Non voleva dire che fossero montanari arretrati, voleva solo rimarcare la differenza di luogo e il disorientamento che si ha ad arrivare all’improvviso da un centro periferico, giù fino alla capitale. Che è un po’ quello che è successo a me a Novembre quando da un piccolo paesino di 9000 anime mi sono ritrovato da solo nella città eterna. Si ha quell’iniziale senso di spaesamento -visibilissimo in una Milly che perde sé stessa, oltre che il cellulare – ed è per rafforzare questo concetto e rimarcare la differenza tra i due ambienti, ha fatto vestire la coppietta in modo diverso rispetto ai capitolini.
In definitiva, il nostro ha solo voluto dipingere una Roma un po’ poetica che non esiste più, e forse non è mai esistita se non nell’immaginario, ma è un film, cavolo! Se dobbiamo fare i pignoli allora, anche i dialoghi sono irreali, ma allora sono irreali anche quelli di Io&Annie e Manhattan. E allora che facciamo, distruggiamo la filmografia di Allen? Non mi pare il caso.

Il cast mi è piaciuto molto, apprezzo sia Jesse Eisenberg – già apprezzato oltre che nello stra abusato “social network”, anche in quel piccolo cult che è “benvenuti a zombieland”- che io trovo unico per quella sua espressione che è un misto tra insicurezza e “faccia da schiaffi”, sia Ellen Page, che fa sempre il suo sporco lavoro. Ovviamente è stato eccelso anche Baldwin, in quella sua veste da ectoplasma.
Ho apprezzato anche il coraggio e la scelta stilistica della Cruz che ha deciso di non farsi doppiare e recitare in italiano: Brava.
Un’altra cosa che ho apprezzato è che nessuno dei nostri attori è stato snaturalizzato. Non del tutto almeno. C’è stato per tutti quel frangente in cui Benigni ha fatto il Benigni con la sua canonica gestualità (La scena del delirio in pubblico) e Albanese ha fatto l’Albanese (Quando aspettava Milly dietro la porta del bagno).
Poi dite quello che volete, ma a me Scamarcio che fa capolino nello specchio ha fatto morire dal ridere.

Insomma, ho sognato perdendomi per Roma, certo, non in senso strettamente onirico come il precedente parigino, ma è stato comunque un gran viaggio.

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