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Recensione su To Rome With Love

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-.-“ / 7 gennaio 2013 in To Rome With Love

W. Allen mi deve rendere 7 pleuri e 50 cents.
Non solo presenta un film fortemente stereotipato, basti pensare alla scena dove la madre dello sposo teatralmente prende un coltello e goffamente cerca di minacciare il padre americano della ragazza del figlio (sia ben chiaro sono consapevole che in America e nel resto del mondo il prodotto vende anche e soprattutto per questo ma se lo stereotipo deve esser presente, voglio vedere un gangster movie con esplosioni e sparatorie), non solo presenta l’adulterio più e più volte rendendo ripetitivo il film, ma in più e più scene si vede il microfono ballonzolare a destra e a sinistra manco fossi io a tenerlo. Voglio dire, alla fine dei giochi, possibile che nessuno se ne sia accorto ? Solo io in sala ?

Vi consiglio di andarci ? L’idea è buona, il fatto di presentare il tutto come “immaginato” è d’impatto ma si perde in un bicchier d’acqua poiché: l’architetto che si è dato ai centri commerciali cui molti in sala credevano fosse essere frutto dell’immaginazione di un architetto in erba (quindi tipo Esperienza o Coscienza fattasi uomo) in realtà è solo un terzo incomodo. L’episodio di Benigni dove il protagonista diventa famoso senza un motivo (forse rappresenta quello che A. Warhol diceva :”In the future everyone will be world-famous for 15 minutes”) e sembra vivere in un sogno poi si rivela essere reale, ergo l’idea dell’immaginato anche qui va a puttane.
STENDIAMO UN VELO PIETOSO POI SULL’EPISODIO DEI RAGAZZI DI PORDENONE e la scelta della Cesaroni girl… una sorta di Masini al femminile.

DonMax

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