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To Rome With Love

/ 20125.2471 voti

ciao Woody / 21 Aprile 2020 in To Rome With Love

imbarazzante, da molti punti di vista. C’era una volta Woody

Mezzo pazzo falso… ma proprio a Roma?!?! / 14 Novembre 2015 in To Rome With Love

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Partiamo dal fatto che sono un estimatore di allen e ho TUTTI i suoi film, vorrei esprimere il mio parere su quest’opera del regista newyorkese:
Il film è diviso in 4 mini storie che si evolvono di pari passo durante il film, quindi non abbiamo il classico film a episodi dove finisce uno e comincia l’altro e trovo che questa soluzione sia azzeccata, così se per esempio un episodio dei 4 non piace particolarmente non bisogna sorbirselo tutto prima di vedere l’altro, ma tempo 10 minuti e si va all’episodio successivo, per poi ritornare a quello precedente pochi minuti più tardi.
Parto dalla storia più debole, quella di Benigni, tornato sugli schermi cinematografici dopo 7 anni dal suo film ” La Tigre e la Neve”, che interpreta un cittadino romano (non credibile visto il marcato accento toscano anche se ha tentato di nasconderlo) che da un giorno all’altro diventa famoso per NESSUNA ragione. L’uomo viene invitato dappertutto in tv, alle prime cinematografiche, seduce delle attrici che perdono la testa per lui fino al deludente finale (non che l’inizio sia esaltante) che non dirò per non fare spoiler. Voto 4 e mezzo

Seconda storia, quella con Allen che torna anche lui a recitare (grazie a Dio aggiungerei) dopo una pausa di 7 anni dove recita nel film “Scoop”. Il nostro Woody viene invitato con la moglie a Roma per conoscere il fidanzato della figlia (romano ovviamente) e i genitori di quest’ultimo che la ragazza ha incontrato nella città eterna durante un viaggio di piacere. Allen si accorge subito che il consuocero, che ha un’attività di onoranze funebri, ha una bellissima voce da tenore, ma questa esce fuori solamente sotto la doccia e cercherà di fare di tutto per sfruttare questo talento per portarlo al successo.
Devo dire che l’episodio non ha nulla di particolarmente brillante, ma sicuramente certe battute di Allen strappano un sorriso e solo lui porta la sufficienza a una storia che non convince del tutto anche se molto migliore della precedente.

Da notare che questo è il primo film dove Allen non è piu doppiato da Oreste Lionello (rip) ma da Leo Gullotta, che non è Lionello per carità di Dio però ce la mette tutta e non mi sento di bocciarlo. Sentire allen doppiato da Lionello per quarant’anni ha lasciato un segno indelebile nelle nostre menti e cuori.
La terza storia, con Alec Baldwin (John), Ellen Page (Monica), Jesse Eisenberg (Jack), Greta Gerwig (Sally). John, un famoso architetto inglese che durante l’adolescenza ha vissuto a Roma per un anno incontra casualmente Jack durante una camminata in cerca del suo vecchio quartiere, i due fanno amicizia e prendono un caffè in casa di jack. Li verranno a sapere da Sally, la moglie di Jack, che la sua amica americana Monica,descritta come in gamba sexy ed interessante, si è lasciata col suo ragazzo e vive un periodo di crisi e per questo viene a Roma a trovarla, annunciando che starà li da loro. Dopo questa affermazione John è molto pessimista su come “andrà a finire” mentre Jack non ha nessun dubbio sulla sua fedeltà per Sally.
Questo episodio è a mio parere il migliore di tutti, è tipicamente alleniano perchè mette in gioco diversi elementi del cinema di Woody come la presenza fissa di un consigliere/grillo parlante, il triangolo amoroso, i dubbi esistenziali, insomma, tutti gli attori sono bravi e secondo il mio modestissimo parere, se tutto il film fosse stato incentrato su questa unica storia,beh, mi sa che avremmo visto un “Vicky cristina barcelona” all’amatriciana. Putroppo cosi non è stato ma un 6 e mezzo non lo toglie nessuno.
L’ultima storia è con molti attori italiani più o meno bravi, partiamo dai due protagonisti : Alessandro Tiberi (noto per aver interpretato Alessandro lo stagista schiavo nella serie tv Boris) interpreta Antonio, un timido ma ambizioso giovane di Pordenone con tanti sogni nel cassetto, comevivere in una bella casa, farsi una famiglia e avere dei figli con la bella Milly (Alessandra Matronardi / Cesaroni), insegnante di astronomia anche lei di Pordenone. A roma il buon Antonio deve incontrare i suoi parenti altolocati che gli permetteranno, assumendolo, di vivere a Roma e in futuro realizzare i sogni suoi e di Milly, basta fare una buona impressione agli uomini d’affari che gli verrano presentati in giornata. Milly decide di farsi bella dal parrucchiere e di tornare subito in albergo ma durante la sua uscita, si perde per roma e non fa in tempo a tornare in albergo. Antonio, per uno scherzo del destino viene sorpreso in camera dalla prostituta Anna (Penelope cruz), i due si trovano a letto nel momento in cui entrano in camera i parenti di Antonio che, per coprire le apparenze, fingerà che la sua vera moglie è proprio Anna, almeno fino all’appuntamento con gli uomini d’affari.
Questo episodio boccaccesco onestamente, sembra essere messo li perche il film è stato girato in italia e quindi urgeva sponsorizzare il nostro cinema con la comparsa di decine di attori italiani come Scamarcio, Albanese, la Muti, Tognazzi junior ecc, da allen ci aspettiamo molto di più che una storiella da commedia sexy anni 70 con la Fenech , Banfi e Vitali, che forse in questo film episodio avrebbero fatto molto meglio ( vedetevi “Cornetti alla crema” e mi direte). Voto 5 e mezzo.
Le conclusioni finali mi portano a fare una media matematica di 5,6 e credo proprio che sia il voto giusto. Un Allen in versione light, troppo light, eccessivamente light non ci permette di gustare appieno il vero sapore del suo cinema, ma ci propina qualcosa di falsato, un sapore che non è il suo, un pò come succede con la coca cola light o il caffè decaffeinato che non soddisfano mai appieno. Wody non ci riempie di caffeina e di zucchero come era riuscito a fare deliziandoci nel suo splendido lavoro precedente “Midnight in Paris”, sarà forse che Woody ha voluto tenerci a dieta? Mi dispiace Woody ma i tuoi film sono come il Natale, vengono una volta l’anno, la dieta si comincia sempre dopo le feste!

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è pur sempre Allen / 1 Marzo 2015 in To Rome With Love

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

“Il mondo è bello perché è vario”, dicono. Siamo sicuri? non so, è una vita che me lo chiedo e ancora non ho una risposta. Però è sicuramente vario e lo dimostrano i giudizi dati a questa pellicola.

Personalmente è piaciuto molto. Non condivido le critiche che gli sono state fatte. Far fare l’introduzione del film ad un vero vigile urbano o usare canzoni nazional-popolari non significa essere “Vanzina” o “Neri Parenti”.
Sarebbe come darmi del truzzo/tamarro (o come si dice nella vostra regione) solamente perché uso le Air Max: è vero, le usano anche loro ma io non lo sono e quindi non bastano a fare di me un truzzo. E poi, andiamo, Woody Allen Sa benissimo che il nostro paese non è questo, ha volutamente esagerato per darne un ritratto prettamente cinematografico. Un po’ di fantasia. Come se New York fosse quella che si vede nei film. Solo che se lo fanno con noi italiani, no, non sia mai. Stesso discorso per i genitori di “Michelangelo”. La madre è stata dipinta così solo per rimarcare la differenza di provenienza, non c’era nessuna intenzione di dire “In Italia le donne si vestono ancora “a lutto” o peggio “sono più arretrate” “. è solo un manierismo. Se Michelangelo fosse stato francese (ops, scopro che l’attore lo è realmente) probabilmente avrebbero dipinto la mamma con un basco in testa. Ovviamente lo stesso discorso vale per i due pordenonesi. Non voleva dire che fossero montanari arretrati, voleva solo rimarcare la differenza di luogo e il disorientamento che si ha ad arrivare all’improvviso da un centro periferico, giù fino alla capitale. Che è un po’ quello che è successo a me a Novembre quando da un piccolo paesino di 9000 anime mi sono ritrovato da solo nella città eterna. Si ha quell’iniziale senso di spaesamento -visibilissimo in una Milly che perde sé stessa, oltre che il cellulare – ed è per rafforzare questo concetto e rimarcare la differenza tra i due ambienti, ha fatto vestire la coppietta in modo diverso rispetto ai capitolini.
In definitiva, il nostro ha solo voluto dipingere una Roma un po’ poetica che non esiste più, e forse non è mai esistita se non nell’immaginario, ma è un film, cavolo! Se dobbiamo fare i pignoli allora, anche i dialoghi sono irreali, ma allora sono irreali anche quelli di Io&Annie e Manhattan. E allora che facciamo, distruggiamo la filmografia di Allen? Non mi pare il caso.

Il cast mi è piaciuto molto, apprezzo sia Jesse Eisenberg – già apprezzato oltre che nello stra abusato “social network”, anche in quel piccolo cult che è “benvenuti a zombieland”- che io trovo unico per quella sua espressione che è un misto tra insicurezza e “faccia da schiaffi”, sia Ellen Page, che fa sempre il suo sporco lavoro. Ovviamente è stato eccelso anche Baldwin, in quella sua veste da ectoplasma.
Ho apprezzato anche il coraggio e la scelta stilistica della Cruz che ha deciso di non farsi doppiare e recitare in italiano: Brava.
Un’altra cosa che ho apprezzato è che nessuno dei nostri attori è stato snaturalizzato. Non del tutto almeno. C’è stato per tutti quel frangente in cui Benigni ha fatto il Benigni con la sua canonica gestualità (La scena del delirio in pubblico) e Albanese ha fatto l’Albanese (Quando aspettava Milly dietro la porta del bagno).
Poi dite quello che volete, ma a me Scamarcio che fa capolino nello specchio ha fatto morire dal ridere.

Insomma, ho sognato perdendomi per Roma, certo, non in senso strettamente onirico come il precedente parigino, ma è stato comunque un gran viaggio.

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13 Novembre 2013 in To Rome With Love

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

No ma dico, ne avevo sentito parlare da tutti talmente male che credevo peggio. Credevo di morire! Invece c’è solo un incipit terrificante, con delle musiche spaventosamente da Vanzina o in alternativa da pizza-mandolino, e poco altro. Intreccio di varie storie, con dentro tutti, Benigni e il tipo di Facebook e Juno, e Alec Prezzemolo Baldwin. E ca**o, il tipo di boris! E Epifanio!
Impossibile non provare antipatia per i giovani americanozzi studentelli, che se la vivono in centro a Roma. Toh, c’è pure il direttore della fotografia di Boris.
Sparpagliatamente, a ogni personaggio maschile è assegnata d’ufficio qualcuna delle note sfaccettature di Woody, che si limita al ruolo del nevrastenico ma anziano e tranzollo.
C’è una venatura surreale, che se avesse funzionato sarebbe stata la qualità del film, non compiuta (inaboutie) ma che è a suo modo interessante: in tutte le vicende c’è qualcosa di tanto fuori dalla logica quanto accettato come normale dai personaggi. Questo crea uno scarto di senso che è anche abbastanza nì, cioè no ma quasi. Tipo Baldwin, che parte alla pari con gli altri e metamorfosa senza sforzo in una specie di Grillo parlante/coscienza CINICA e disillusa, onnipresente. O la non spiegazione di cosa faccia da motore all’episodio Benignesco.
Un film non venuto, anche se si volessero trascurare le banalità da Italia-vista-dall’Amerigano medio, probabilmente inestirpabili dal cervello del regista (tutti che continuano a dire che roma è unbelievable). Chiusa sulla morale dell’Allen degli ultimi anni,irrefrenabile voglia di fare il maestrino, tutti scopano con tutti perché va così, perché stuff happens.
Pezzi di genietto sparsi, a me ha fatto piegare dentro (praticamente un origami interno) questa frase:
“She knows names,
she knows buzzwords,
she knows certain
cultural phrases that imply
that she knows more
than she does…
The anxiety of influence,
the Bartok string quartets,
the perversion of the dialectic,
La Sagrada Familia…”
Voglio andare a dirla alle tizie in giro 🙂

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15 Ottobre 2013 in To Rome With Love

Noioso, noioso, noioso. Il film ha una trama banale ed è lento, dopo cinque minuti mi ero già stufata.

Ridicolo / 26 Settembre 2013 in To Rome With Love

Mi vergogno di aver speso 3 euro per vederlo al cinema. Spero che Woody Allen si sia reso conto di questo scempio.

30 Agosto 2013 in To Rome With Love

Una voce straniera per dipingere malamente le pecche di una nazione bloccata negli anni sessanta nell’immaginario estero, nel Quattrocento in quello nazionale, affascinante come un corpo ben imbalsamato, amante dell’eros come in una brutta fotografia dell’epoca fascista.
Unica nota positiva: Alec Baldwin che ricorda l’Humphrey Bogart di “Provaci ancora, Sam”

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4 Giugno 2013 in To Rome With Love

Va beh…L’idea è buona ma si poteva fare di più, no?

senza parole / 28 Maggio 2013 in To Rome With Love

devo dire che questo film mi ha lasciato senza parole. un film davvero penoso, una serie di luoghi comuni sugli italiani da far impallidire la puntata dei simpson dove homer e famiglia vanno in italia.
non mi va nemmeno di sprecare altre parole su questo coso che si presume essere un film se non che a questo giro woody ha fatto un passaggio a vuoto talmente grosso che gli ci vorranno almeno due pellicole del calibro di match point per riprendersi.

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Perché Woody? Perché? / 30 Aprile 2013 in To Rome With Love

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

A solo un anno dal riuscito (ma non eccelso) “Midnight in Paris” Allen non perde tempo e gira in fretta e furia una nuova pellicola…
“To Rome with Love” è un film composto da quattro storie, non intrecciate tra loro, che si svolgono nella nostra tanto amata capitale. Premetto che non sono un amante dei film a episodi e a maggior ragione non sono un amante di Questo film a episodi. Quattro storie: due con spunti interessanti mentre le altre decisamente no…
L’episodio più riuscito è senza dubbio quello che vede protagonista proprio il regista nei panni di una sorta di produttore/talent scout che scopre di avere un consuocero titolare di pompe funebri particolarmente abile nell’arte del canto… Ciò che rende simpatica la storia è che questa abilità si manifesta solamente mentre canta sotto la doccia, libero da pensieri e preoccupazioni (un po come facciamo tutti allarmando il vicinato).
Degna di nota la storia interpretata da Alec Baldiwn alle prese con un sè stesso più giovane (Jesse Eisenberg). Baldwin è un architetto che ritorna dopo molti anni a Roma e ripercorre le tappe di un suo grande amore… Episodio che si perde dopo pochi minuti e portato troppo per le lunghe…
La terza vicenda si regge, o meglio si dovrebbe reggere, interamente sulla figura di Benigni, uomo qualsiasi, il quale diviene inspiegabilmente una celebrità, dopodiché la storia procede nel modo più scontato e banale possibile… L’episodio potrebbe durare tranquillamente 8 minuti e nessuno avrebbe trovato nulla da ridire ma Allen lo porta avanti fino allo sfinimento. Roberto Patrimonio Nazionale Benigni insufficiente… La forza di questo talento Made in Italy è proprio quella di essere Roberto Benigni. Basti pensare ai suoi film, i suoi personaggi sono sempre lui, se si deve vestire da qualcun altro perde la sua magia…
Il quarto episodio è una delle cose più agghiaccianti che il cinema degli ultimi dieci anni ci abbia donato (Deliranza a parte). Una storia vista e rivista recitata in maniera atroce da una mai così pessima Penelope Cruz e da un cast di (anche buoni) attori italiani che di certo non hanno approfittato dell’occasione di lavorare con uno dei più grandi registi della storia.
Tranne che per alcuni lavori eccelsi, come Io e Annie o Manhattan, il cinema di Allen non si è mai distinto per fotografia/regia; la forza dei suoi film è sempre stata nel genio di Woody, ma “To Rome with Love” è un completo fallimento anche dal punto di vista delle riprese… Non c’è un’inquadratura senza aste e microfoni in bella vista in ogni singola scena di ogni singolo episodio ma purtroppo non è questo il difetto principale… Il problema forse sta nell’aspettativa: se questo film non fosse firmato Woody Allen forse una sufficienza si riuscirebbe anche, con molta ma molta fatica, a dargliela ma non possiamo di certo accontentarci… Sarebbe da stupidi mettere questo film a confronto con i capolavori di Allen ma “To Rome With Love” esce malconcio anche al confronto con lavori più recenti come “Basta che funzioni” o, il già citato, “Midnight in Paris”.
Il problema di fondo è principalmente uno: un autore del calibro di Allen non può permettersi di girare un film all’anno… Questi ritmi Vanziniani/Parentiani non permettono al genio di liberarsi… Non dico che tutti debbano fare un film ogni dieci anni in “stile Kubrick” ma fare tanto per fare come sta capitando a Woody non produce nulla di buono…
Lo stesso Allen Ha dichiarato: “Ho bisogno di fare film per distrarmi, per non pensare in continuazione alla morte…” Purtroppo di questo passo per allontanarsi dal pensiero della morte il nostro amato regista corre il serio rischio di far morire il suo genio e con esso il suo cinema…

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21 Aprile 2013 in To Rome With Love

Semplicemente un film brutto. Potevano dare i soldi in beneficenza.

Woody in Vacanza / 19 Aprile 2013 in To Rome With Love

Un anziano e stimato regista, annoiato da Manhattan, viene attirato dall’idea di una vacanza a Roma, di due mesi circa. Decide però di mascherare questa sua vacanza con il pretesto di un film da girare proprio a Roma. Potrebbe essere il soggetto per un interessante film di Woody Allen. E’ – secondo me – l’unica spiegazione plausibile per un film scritto male e girato peggio.

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Ho visto di meglio / 3 Marzo 2013 in To Rome With Love

Non è certo il migliore film di Woody Allen, ambientato a Roma ma non basta per renderlo un buon film. Fra le altre cose ha reso un Benigni quasi inguardabile in una parte che non gli si addice.

ABERRANTE!!! / 14 Febbraio 2013 in To Rome With Love

…credo che Woody Allen prima di trovare il coraggio di girare questo “film” (anche se non è proprio classificabile come tale) abbia preso una GROOOSSA botta in testa che potrebbe avergli creato SERI danni al cervello…altrimenti non riesco proprio a spiegarmi il motivo per cui sia riuscito, un grande regista come lui, autore di grandiose commedie che hanno fatto la storia del cinema, a creare una delle pellicole più brutte e totalmente inutili di tutti i tempi. Vacanze di natale in confronto è un film di Scorsese. Un insulto nei confronti dei suoi fan che hanno buttato i soldi per andare a vederlo.

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1 Febbraio 2013 in To Rome With Love

Allen dovrebbe pagare un risarcimento danni a Roma e all’Italia per questo film!

27 Gennaio 2013 in To Rome With Love

L’ultima produzione Alleniana è una delusione cocente su tutti i fronti. Sfociando nel ridicolo più e più volte, il nuovo film di Woody Allen è un impasto mal riuscito di 4 storie a se stanti, condito di frettolosità, momenti imbarazzanti, recitazione degli attori italiani pessima ( Alessandra Mastronardi è da fucilare. Si salva solo Riccardo Scamarcio, che in 5 minuti di scena dimostra di saper recitare), doppiaggio PENOSO, e sceneggiatura debolissima e talmente illogica e inverosimile da non potersi neanche apprezzare come “surreale”. Numerosi i momenti irritanti: dalla storia tra i personaggi di Ellen Page ( inverosimile al quadrato come femme fatale) e Jesse Eisenberg, all’abbozzo di personaggio che è il il fidanzato della figlia di Woody Allen, stereotipato, comunista e monodimensionale, all’episodio di Benigni, sprecato. Così come è stata sprecata Penelope Cruz, che non ha neanche un’uscita di scena decente. E’ salvabile la fotografia, che è abbastanza realistica nel rendere bene la luce dorata Romana e in parte i momenti on-screen di Allen, seppur sia discretamente spento e muto.
Facciamo che l’ultimo film di Allen è Midnight in Paris.

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13 Gennaio 2013 in To Rome With Love

Un film alla Fausto Brizzi commissionato a Woody Allen: ricco di pubblicità e povero di sostanza. Ancora più inguardabile doppiato, essendo basato sul bilinguismo inglese-italiano. Salvo Gullotta, la Davis e Scamarcio.

Penelope / 11 Gennaio 2013 in To Rome With Love

Avrei dato 10 per Penelope Cruz e il suo non-vestitino rosso…non cado mai in queste considerazioni e soprattutto verso il gentil sesso ma anche un uomo tutto d’un pezzo potrà avere una “beniamina”? Per il resto fa media con il 2 del film e tiriamo fuori un 6 risicato.

-.-“ / 7 Gennaio 2013 in To Rome With Love

W. Allen mi deve rendere 7 pleuri e 50 cents.
Non solo presenta un film fortemente stereotipato, basti pensare alla scena dove la madre dello sposo teatralmente prende un coltello e goffamente cerca di minacciare il padre americano della ragazza del figlio (sia ben chiaro sono consapevole che in America e nel resto del mondo il prodotto vende anche e soprattutto per questo ma se lo stereotipo deve esser presente, voglio vedere un gangster movie con esplosioni e sparatorie), non solo presenta l’adulterio più e più volte rendendo ripetitivo il film, ma in più e più scene si vede il microfono ballonzolare a destra e a sinistra manco fossi io a tenerlo. Voglio dire, alla fine dei giochi, possibile che nessuno se ne sia accorto ? Solo io in sala ?

Vi consiglio di andarci ? L’idea è buona, il fatto di presentare il tutto come “immaginato” è d’impatto ma si perde in un bicchier d’acqua poiché: l’architetto che si è dato ai centri commerciali cui molti in sala credevano fosse essere frutto dell’immaginazione di un architetto in erba (quindi tipo Esperienza o Coscienza fattasi uomo) in realtà è solo un terzo incomodo. L’episodio di Benigni dove il protagonista diventa famoso senza un motivo (forse rappresenta quello che A. Warhol diceva :”In the future everyone will be world-famous for 15 minutes”) e sembra vivere in un sogno poi si rivela essere reale, ergo l’idea dell’immaginato anche qui va a puttane.
STENDIAMO UN VELO PIETOSO POI SULL’EPISODIO DEI RAGAZZI DI PORDENONE e la scelta della Cesaroni girl… una sorta di Masini al femminile.

DonMax

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To Rome with love / 30 Novembre 2012 in To Rome With Love

Un film sinceramente Allen, con molte sfaccettature, caricature della vita, parodie del successo. Torna il regista nel ruolo di attore, interpretando un se stesso più vicino al reale di quanto si pensi, raccogliendo un cast di italiani che trema un po’ davanti alle stelle americane, eccezion fatta per Benigni, che regge, come sempre, il suo ruolo con spontanea enfasi, ed Albanese, credibile. Le storie che il regista ci racconta in una cornice di rovine e ville romane, loft ed alberghi, trattano la natura effimera del successo, le scorrettezze dell’amore, la forza del sesso e il più personale rapporto con la vecchiaia, enfatizzate sino al limite (soprattutto nella storia benignana). L’impronta del regista si vede eccome, ed il suo pensiero su questi quattro e più argomenti è ben sottolineato dai dialoghi, con qualche perla firmata a fuoco (prima scena di Allen, ultima scena di Baldwin). Allen quindi usa volontariamente clichès con estremo cinismo, riuscendo a smontarli rimontandoli, azione in cui è maestro riconosciuto. Non mancano occasioni per ridere.

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Il significato del film secondo me. / 16 Giugno 2012 in To Rome With Love

Per quasi tutto il primo tempo del film ho pensato: “ma che diamine di film ha fatto woody? Che grande cavolata, é pessimo, peggio di una fiction tv…”
Poi ho capito che dovevo cambiare chiave di lettura e mi é piaciuto molto.
Secondo me, tutte le storie hanno un tema comune: il contrasto tra la vita eccezionale, emozionante e travolgente, che ognuno di noi più o meno inconsciamente desidera (o per lo meno non disprezza certamente!) e una vita più piatta ma stabile e sicura, che la maggior parte di noi decide di vivere.
I personaggi si ritrovano in situazioni al di fuori della routine, assurde e surreali (e qui il mio errore iniziale di pensare: “ma daiii!!!”).
Benigni diventa famoso senza fare niente, provando l’ebrezza di essere al centro dell’attenzione di tutti senza il minimo sforzo (chi non ha mai pensato a come sarebbe essere una star?). Eisenberg si lascia lentamente andare, innamorandosi (o per lo meno infatuandosi) dell’amica affascinante e spigliata della sua ragazza, in grado di turbarlo e confonderlo in una maniera piacevolmente destabilizzante. I due sposini vengono travolti da eventi straordinari (nel senso letterale del termine) e anch’essi alla fine vi si abbandonano con una certa leggerezza, seppure con molti scrupoli iniziali. Lei si ritrova a pranzare con l’attore dei suoi sogni, per poi finire in una camera d’albergo; ma proprio nel momento in cui decide che é meglio un rimorso che un rimpianto arriva il ladruncolo Scamarcio a scombussolare gli eventi. Ma la sposina ormai si é lasciata andare e pur di vivere l’adulterio finisce a letto con Scamarcio.
Nel frattempo anche lo sposo vive il suo adulterio, con una prostitua (Cruz), forse con un po’ di senso di colpa ma probabilmente senza rimorsi.
Infine c’é Woody, che asseconda anche lui i proprio desideri, rendendo celebre il padre del genero, dotato di una fantastica voce. Il cantante verrà messo a proprio agio cantando sotto la doccia, anche in pubblico.
Insomma, nel fim si realizzano tutti i desideri, più o meno inconsci. Si verificano tutte quelle situazioni che forse si vorrebbero vivere. Da una parte mi é sembrata un’esalatazione delle vite vissute intensamente, anche con una certa leggerezza. Vite vivaci, emozionanti, piene, in contrasto con la vita piatta di tutti i giorni (Benigni che inizialmente é un romano qualunque, Eisenberg studente che già vive la sua routine con la sua ragazza, i due sposini fedeli e canonici, il cantante che non da spazio al suo talento perchè é solo un suo diletto personale).
Woody regala a ciascun personaggio la possibilità di vivere qualcosa di “speciale”.
Anche se poi il messaggio che lascia é un altro. Benigni con un sospiro di sollievo torna ad essere l’uomo qualunque di sempre, Eisenberg resta deluso dalla nuova storia ancora prima di iniziarla, i due sposini si ritrovano (in senso fisico e non) e il cantate sembra non voglia andare oltre, in quanto già soddisfatto di aver dimostrato che é bravo.
Insomma, sembra che Woody ci voglia far notare che le vite “stra-ordinarie” sono sicuramente più emozionanti, ma anche più difficili da gestire, più faticose, più sballottanti e alla fine si preferisce ritornare alla stabilità, alla semplicità, alle certezze delle vite “normali”, anche se magari un po’ più piatte.
Non mi é sembrato ci fosse un giudizio finale su quale sia il modo migliore di vivere, ma solo una constatazione di questo contrasto esistente tra ordinario e straordinario.
La coralità del film fa capire che la “straordinarietà” può esistere nella vita di chiunque.

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questo non è woody / 2 Giugno 2012 in To Rome With Love

ma dove è finito ? solo luoghi comuni ed è anche poco comico.
Che il vero Woody Allen sia stato rapito dagli alieni e che questo sia solo una orribile copia?
Torna tra noi Woody

31 Maggio 2012 in To Rome With Love

Dopo decenni trascorsi nella sua amata New York e dopo la svolta europea iniziata nel 2005 con il dramma Match Point, il 2012 è finalmente l’anno dell’Italia per Woody Allen che sceglie Roma per il suo ultimo film, intitolato provvisoriamente Bop Decameron, poi Nero Fiddled (ispirato al modo di dire Nero fiddled when Rome burned, tradotto come Nerone suonava la cetra mentre Roma bruciava, cioé perdeva tempo in un momento di crisi…) e definitivamente To Rome with love, semplicemente A Roma con amore.

Nonostante la dichiarazione d’amore per la Città Eterna, però, Allen firma un film dove Roma resta sullo sfondo senza diventare la protagonista aggiunta (cosa che invece gli era riuscita alla perfezione nei film newyorkesi e nell’ottimo Midnight in Paris del 2011): paradossalmente, le quattro storie non collegate fra loro hanno come comune denominatore solo l’ambientazione romana ma avrebbero potuto tranquillamente svolgersi in un’altra città nonostante i paesaggi “da cartolina”! La scelta di narrare parallelamente le quattro storie con montaggio alternato, un omaggio alle commedie italiane ad episodi, rende la sceneggiatura, firmata come al solito da Allen stesso, frammentaria e discontinua.

Continua su…http://www.diariodipensieripersi.com/2012/05/recensione-to-rome-with-love-di-woody.html

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31 Maggio 2012 in To Rome With Love

Mah, non mi è piaciuto quasi per niente.
Visivamente è affascinante, e Allen dipinge una suggestiva cartolina da Roma.
Si salva giusto l’episodio Baldwin/Eisenberg/Page, ma per il resto tra luoghi comuni, clichè scontatissimi ed elementi che fanno ridere poco o nulla (tranne l’intermezzo Scamarcio/Albanese/Mastronardi), l’involucro è abbastanza mediocre.
Benigni recita se stesso e lo fa abbastanza bene, ma il suo episodio è senza dubbio il più debole e sconclusionato.

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Cover scadente di Love Actually / 20 Maggio 2012 in To Rome With Love

L’iperattività woodiana c’è, e stona. Intreccio banale, scontato, gestualità e conversazioni iperboliche, tipi fissi che si ritrovano nei film di cinquant’anni fa. Una grandissima delusione.

Copia / 19 Maggio 2012 in To Rome With Love

Copia fatta male di Midnight in Paris

Inutile! / 14 Maggio 2012 in To Rome With Love

Non sembra nemmeno un film di W. Allen.
Inutile e senza senso. Una perdita di tempo.
L’unica cosa bella è Roma ma il film è davvero da evitare.

Tutto quello che avreste voluto sapere sull’Italia e che Woody Allen non ha osato dirvi / 12 Maggio 2012 in To Rome With Love

Questa non è una recensione, è piuttosto una sorta di guida a misura di ogni AMMERICANO MEDIO che si voglia evitare una cocente delusione arrivando nel nostro paese:

1) risparmiatevi il tour degli incroci in cerca del pizzardone in guanti ed elmetto vestito che si atteggia come un tronista: io nella mia intera vita (28 anni) non ne ho mai visto uno, trascurando chiaramente i film di Totò, figuriamoci poi uno che parla perfettamente in inglese! Qui il vecchio Woody si concede un piccolo tuffo nella fantascienza, non c’è altra spiegazione…
2) Michelangelo? Leonardo? Leopoldo? Non crederete mica che qualcuno usi ancora nomi del genere? Decisamente più probabile che la cameriera del vostro ristorante si chiami Jennifer e il fattorino dell’albergo Kevin, mentre -per fortuna- sono ancora poco diffuse perle di VIPPITUDINE come Chanel, Oceano e Falco;
3) le donne italiane negli ultimi sessant’anni hanno fatto enormi progressi in fatto di abbigliamento, acconciatura ed accessori, sapete? Pensate che hanno preso persino ad indossare i pantaloni! Si, il film è decisamente fuorviante se vi concentrate sui personaggi principali: avete presente la Mastronardi che scende dal treno ad inizio film? Abitino anni ’50, borsone di tela e sguardo sognante della ragazza semplice che vede per la prima volta la grande città? E la madre di Michelangelo, che sembra uscita da “La ciociara”? Bhe, inutile spendere per il biglietto aereo, se volete vedere una roba del genere -e avete la macchina del tempo con la revisione scaduta- vi basta Google: digitate le parole ‘fiction’, ‘Beppe’, ‘Fiorello’ e ‘streaming’ e buona abbuffata!
4) passiamo al capitolo lingua e dialetti: almeno il 70% degli italiani non capirà neanche una parola di quello che dite, perciò munitevi di un buon dizionario, parlate mooooolto lentamente con parole moooolto semplici e mettete una croce sopra all’idea di amabili conversazioni con simpatici sconosciuti incontrati per strada. Una raccomandazione però; se vi capitasse di incontrare un certo Aldo Biscardi fermatelo assolutamente e fategli una domanda a caso: non ci capirete una mazza, ma vi sfracellerete di risate. Per quanto riguarda le cadenze dialettali, funziona esattamente come da voi: se nasci in un posto, hai l’accento di quel posto; vi assicuro che per un italiano sentire un pordenonese parlare con l’accento romano è più surreale di un film di Bunuel.

Non vado avanti, tanto avete capito l’antifona vero?
Piccolo consiglio: suggerisco una class action contro Allen; come risarcimento chiedete un biglietto A/R per la nostra splendida capitale in modo da rimediare al danno arrecatovi dal suo film potendo verificare con i vostri occhi -e le vostre orecchie- che vi è stata rifilata una sola colossale. Come? Non sapete il significato della parola ‘sola’? Ma allora lo vedete che di Roma non avete imparato proprio niente!

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5 Maggio 2012 in To Rome With Love

lo sceneggiatore ha voluto anche in questo caso mettere un poco di “magia” ma se a Parigi ha funzionato a Roma è stato un errore.
Inutile infatti la “cornice” con il vigile e l’inquilino così come era fastidiosa la “presenza” dello spirito di Alec Baldwin.
Alla fine nulla di nuovo sotto il sole, storie già fatte e già viste – a parte forse quella con Benigni. Tutto sommato sono storielle simpatiche e piacevoli e “molto” italiane.
Inutile, se non addirittura dannosa, la presenza di troppi, davvero troppi, attori nostrani in piccole comparsate. era davvero necessario? ad esempio chi è riuscito a vedere Giuliano Gemma? la brava Lina Sastri non meritava qualcosa di più?

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29 Aprile 2012 in To Rome With Love

Non sono tra quelli che pretendono che ogni film debba essere un capolavoro.. però è vero che “To Rome with love” per vari motivi lascia un po’ a desiderare.
Prima di tutto gli stereotipi: posso capire le vespe, le cinquecento in primo piano, la pasta al sugo e l’opera lirica (se l’intento è quello di dipingere una tipica cartolina italiana tutto questo è inevitabile..), ma le donne che vengono rappresentate, sia psicologicamente che fisicamente, come forse non erano neanche negli anni ’50, le ho trovate fastidiose e anche ridicole ( le protagoniste vestite tipo la mia bisnonna, in modo assurdo, totalmente anacronistico… tutte le altre passanti ovviamente sono donne normali, a creare maggiore assurdità).
Le situazioni volutamente improbabili che vengono a crearsi nel film in effetti risultano divertenti, devo ammettere che ho riso un sacco, però si tratta comunque di gag senza alcun nesso tra loro.. è il nulla che tiene in piedi questo film, non c’è assolutamente niente che dia un senso finale al tutto.

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io sono imbarazzata per lui / 26 Aprile 2012 in To Rome With Love

Cerco di essere razionale e oggettiva: il film è davvero brutto.
Un infinito spottone pubblicitario insistito (marchionne quanto ha tirato fuori?), nessuna idea, nessuna storia, nessun personaggio che possa minimamente essere chiamato tale. Non mi ha colpito l’Italia da cartolina e lo stereotipo quasi morto riportato incredibilmente in auge (Dio santo! Ma Pordenone ha chiesto i danni? Ma quando mai in italia ci si veste così? Ma quelle borsettine nere dove le ha tirate fuori?), mi ha colpito il vuoto di idee. Cioè a Parigi, Parigi era da cartolina, ma qualcosa aveva messo su pellicola, qui nulla. Non è neanche un film vero, è incomprensibile comunque cerchiate di vederlo, di interpretarlo. L’unico che si salva e’ Gullotta, bravo a sostituire Lionello.
C’è un senso di sciatteria gigantesca (la mia copia aveva anche il sonoro fuori sincrono), ma quando lo ha rivisto al montaggio Allen si è reso conto? Ma cosa avrà mai pensato mi chiedo.
Potrei elencare l’assurdità dei costumi di quasi tutti, è stato maniacale nel cercare di non azzeccarne uno, dei nomi delle persone, delle situazioni (e ha copiato da se stesso in una maniera che non ci si crede, tutta la sezione dello studente a Roma è presa da Anything else), il flop di ogni gag tentata, e ne tenta pochissime, la mancanza di sguardo sui suoi personaggi, ma è inutile, qui si dovrebbe tentare il gioco al contrario: provare a cercare qualcosa che funzioni.

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25 Aprile 2012 in To Rome With Love

La più grande pecca di questa commedia è la mancanza di un “fil rouge” che unisca le quattro storie narrate, tutte peraltro molto divertenti e ben scritte, ma che risultano un po’ fini a se’ stesse.Grande ritorno di Woody come attore e grandissimo Leo Gullotta, che riesce nel quasi impossibile compito di non far rimpiangere lo storico doppiatore di Allen Oreste Lionello.Un film da andare a vedere senza essere troppo carichi di aspettative e senza inutili snobismi.

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per fortuna avevo il biglietto omaggio …. / 24 Aprile 2012 in To Rome With Love

Grande delusione per la visione di questo film, una commedia piena di luoghi comuni e scene ridicole, come il cantante lirico sotto la doccia, che lasciano lo spettatore interdetto e incredulo. Si può costruire un’intera sceneggiatura sul niente? che fine ha fatto la sensualità di Vicky Cristina e Barcellona o la profondità di Basta che funzioni? E’ proprio vero che Woody Allen fa un film bello e uno no… non resta che aspettare il prossimo ….

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21 Aprile 2012 in To Rome With Love

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Tutte le mie più fosche aspettative si sono avverate e la formula “un bel film di Allen si alterna ad un film particolarmente mediocre di Allen” è stata, purtroppo, rispettata.

Si tratta di un pastrocchio in quattro episodi di cui non ho colto il fil rouge (sempre che, oltre all’ambientazione, ve ne fosse davvero un altro, sia beninteso), in cui si tenta di imporre il senso del surreale, ma senza alcun risultato positivo.

Uno degli elementi più disturbanti è costituito dalla sovrabbondanza di quei clichées che temevo al varco: da questa pellicola, infatti, emerge un’Italietta da cartolina così inconsistente e brutta (non certo dal punto di vista del paesaggio) da far venire il voltastomaco.
Vespe, preti in processione, cantanti sotto la doccia, banda musicale, “mangiare risolve ogni problema e allevia la tensione”, Arrivederci Roma onnipresente, uomo con panza e canottiera, sole ma tanto tanto sole, donne dai trent’anni in sù vestite come la Ciociara (il confronto tra la mamma a stelle e strisce e quella romana è paurosamente ignorante), la Mastronardi infilata a forza negli abiti (e, soprattutto, in scarpe molto simili a quelli) di Audrey in Vacanze Romane: insomma, la sagra dell’ovvietà.
A proposito di vestiti (allo stremo della sopportazione, non ho voluto tralasciare alcun tipo di critica), mi sono domandata come mai Alessandro Tiberi vesta puntualmente come un debosciato: solo perché è un ragazzo di provincia? Mistero.
Pur amando la voce di Pannofino, poi, l’introduzione degli episodi in stile Vanzina – Sapore di mare mi ha spiazzata.

Nei recenti lavori di Allen, le città di Londra, Parigi e Barcellona, pur identificabili e pur avendo l’appeal da immagini scattate per una guida turistica, non sono state tanto mortificate dagli stereotipi: evidentemente, noi italiani siamo cascati male.

Narrativamente parlando, poi, il senso del surreale è sfruttato malissimo, non si sorride, non ci si diverte: non si comprende mai dove la storia intenda andare a parare davvero. Non che gli episodi in sé non contengano i germi di un vero racconto, ma questi non si evolvono, roteano pigramente intorno ad un baricentro solo abbozzato.
Vogliamo parlare, per esempio, dell’episodio di Benigni, della mancanza di dialoghi degni di tale nome, dell’inconsistenza della presunta morale?

Su tutti, ho trovato curiosa solo la vicenda riguardante i giovani americani ed il mentore Baldwin.
Anche in questo caso, però, chi immagina chi? Dove e come è possibile riprendere le fila di una parentesi (forse) onirica?
(nota personale: un architetto che usa il tecnigrafo, oggi, è più introvabile di un Dodo, parlo per esperienza diretta)

E, poi, la cascata di volti italiani buttata nel calderone alla rinfusa: ad un certo punto, spunta perfino Giuliano Gemma. Ma solo di tre quarti.

Insomma, secondo me, si tratta di un tonfo completo, inconcludente, un vero spreco di tempo (mio) e di talento (di Allen).

Nota: Gullotta sostituisce il grande Lionello al doppiaggio e, siccome è un vero professionista, se la cava molto molto bene.

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Sarebbe un 7,5 a patto che… / 21 Aprile 2012 in To Rome With Love

Film a episodi: 2 ingenui sposini di provincia rischiano di perdersi sentimentalmente, inghiottiti nella capitale; triangolo amoroso di giovani americani; l’uomo più comune del mondo diventa famoso; incontro/scontro tra futuri consuoceri italiani e USA.
Carino il primo episodio, come i due protagonisti, affiancati da una Penelope Cruz scosciata femme fatale e un Antonio Albanese in insolite vesti di piacione; il più debole dei quattro il secondo, sia come sceneggiatura, MOLTO classica, sia come interpretazione, con Jesse Eisemberg e Ellen Page a cui manca sempre un “quid” e lontani dai fasti di “The Social Network” e “Juno”, sollevato però da un divertente Alec Baldwin, stile Bogart in “Provaci ancora, Sam” (con Allen che omaggia se stesso); Benigni-centrico il terzo, in cui il comico toscano è protagonista indiscusso come fosse illuminato da un occhio di bue: niente da dire, piace in proporzione a quanto piace lui; per me il migliore l’ultimo, grazie ad Allen (solito nevrotico balbettante e sarcastico) e alla lirica (“Pagliacci” di Leoncavallo), anche se con qualche idea poco sfruttata (surreale quanto basta quella principale)
Il film può essere visto sotto due chiavi di lettura. 1) In modo realistico, e in questo caso il pensiero più frequente dello spettatore sarà “sì, che cazzata” ogni 3 minuti; 2) In modo fiabesco, accettando il patto narrativo (uno a episodio) che porta a vicende surreali e di conseguenza accettare il film per ciò che è: una pellicola dove contano più i sentimenti e le immagini dei fatti, e dove Roma viene omaggiata dal vecchio Woody, turista appassionato e sincero, che la sfrutta in modo non cartolinesco e piatto ma con rispetto e ammirazione per l’arte, la storia e la cultura. Lo si può quindi considerare un buon/pessimo film, preso per quello che è comunque una commedia simpatica che non vede il popolo italico come un branco di mangia-spaghetti che suonano il mandolino (tipica visione americana), il che è già qualcosa.
Nota finale: azzeccato il nuovo doppiaggio di Allen da parte di Leo Gullotta, che sostituisce dignitosamente lo scomparso Oreste Lionello.

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