10 Recensioni su

Il buio oltre la siepe

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Bellissimo / 10 Aprile 2018 in Il buio oltre la siepe

Come anche il libro. Che per l’epoca immagino fosse uno scandalo scrivere certe cose.

Un grande classico / 14 Novembre 2016 in Il buio oltre la siepe

Film meraviglioso, di grandi emozioni con Gregory Peck che regala agli archivi una delle migliori performance attoriali in film di questo genere con una parte che gli calza a pennello.
Il processo, ma in generale la vicenda, vista dagli occhi di tre bambini, assume uno stato di grande tensione e bizzarria.
Jem, Scout e Dill rappresentano le più belle virtù: il coraggio, la curiosità e la fantasia che quasi sono in contrasto con il cinismo becero e l’onda razziale che bagna questa cittadina imborghesita del Sud. Ma ad elevarsi a status di eroe ci pensa l’avvocato Atticus disposto a inimicarsi la città e ad esporsi a giudizi pur di salvaguardare la sua integrità e a dare l’esempio ai propri figli.

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Riflessioni su Il buio oltre la siepe / 8 Gennaio 2016 in Il buio oltre la siepe

Ricordo il sadismo di mia madre che mi terrorizzava con questo film. Per un bambino è estremamente suggestivo ma anche per un adulto la tensione non manca. Un film atipico per gli anni. Anticipa di decenni film come Il miglio verde con non minore pathos. Non scorderò mai quanta impressione mi fece da piccolo, quando giustiziano quel povero cane rabbioso. In fondo che ne sapevo io della rabbia?! Io ci vedevo solo un cane che abbaiava un po’ troppo. Poverino, ancora mi fa pena. Poi ovviamente durante il processo schiacciavo dei pisolini che non finivano più! Come vedete io sono totalmente di parte quindi non so quanto vi convenga fidarvi di me… ma… Guardatelo assolutamente!

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Non si uccide un uccellino. / 18 Agosto 2015 in Il buio oltre la siepe

Stupendo adattamento di uno stupendo romanzo.
Considero uno dei migliori adattamenti da un opera cartacea.
La stessa autrice disse:

“Se l’integrità di un adattamento cinematografico può essere misurata dal grado con il quale gli intenti dell’autore del romanzo sono stati rispettati, allora la sceneggiatura del signor Foote (l’autore dello script del film, n.d.s.) dovrebbe essere studiata come un classico”

Certo le differenze tra romanzo e film ci sono, e non sono poche (molti personaggi del romanzo nel film vengono eliminati o accorpati ad altri personaggi, i fatti si svolgono con una sequenza cronologica diversa), ma quello che viene rispettato è appunto lo spirito del testo.

Nel film, come nel romanzo, emerge oltre ai ragazzi la figura di Atticus Finch, superbamente interpretato da Gregory Peck, l’ideale padre che tutti noi vorremmo essere e che avremmo voluto avere. Il modello di eroe/antieroe che non ha paura delle proprie idee, pacato ma inflessibile e giusto, che non arretra neanche davanti alla sconfitta sicura, come nel processo in cui ha l’ardire, lui figlio della borghesia del Sud, di difendere un uomo di colore contro tutti e contro tutti:

“Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare e cominciare egualmente e arrivare fino in fondo, qualsiasi cosa succeda”

Una rappresentazione certo utopistica, ma affascinante, di come agli americani piace pensare di essere.

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STUPENDO / 1 Marzo 2014 in Il buio oltre la siepe

Meraviglioso. Sublime l’interpretazione di Peck, molto fedele al libro, come non innamorarsi? Stupendo il messaggio di fondo. Che altro dire? Se l’avete visto lo saprete da voi se invece ancora non l’avete visto…. andate a rimediare!!! =)

Una memorabile lezione di civiltà / 31 Marzo 2013 in Il buio oltre la siepe

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

“I vicini portano da mangiare quando muore qualcuno, portano dei fiori quando qualcuno è ammalato e altre piccole cose in altre occasioni. Boo era anche lui un nostro vicino, e ci aveva dato due pupazzi fatti col sapone, un orologio rotto con la catena, un coltello… e le nostre vite. Una volta Atticus mi aveva detto: “Non riuscirai mai a capire una persona se non cerchi di metterti nei suoi panni, se non cerchi di vedere le cose dal suo punto di vista”. Ebbene, io quella notte capii quello che voleva dire. Adesso che il buio non ci faceva più paura avremmo potuto oltrepassare la siepe che ci divideva dalla casa dei Radley e guardare la città e le cose dalla loro veranda. Accadde tutto in una notte: la notte più lunga, più terribile… e insieme la più bella di tutta la mia vita”.
Raccontato attraverso gli occhi di Scout (sono sue le parole sopra citate), che da adulta ripensa con tenerezza e nostalgia ad un periodo della sua infanzia che l’ha segnata profondamente, tanto da cambiarle la vita per sempre, “Il buio oltre la siepe” (1962) non è soltanto un bellissimo film. Oltre ad essere un grande esempio di cinema classico, infatti, questa pellicola è anche, se non soprattutto, una memorabile lezione di civiltà, che ci viene impartita da uno dei personaggi più belli, complessi e sfaccettati che la Settima Arte ci abbia mai regalato: Atticus Finch.
Atticus è un avvocato integerrimo e liberale che, negli anni Trenta, a Maycomb, in Alabama, si batte con tenacia contro il razzismo e le discriminazioni. Egli crede fermamente nell’uguaglianza degli esseri umani: perciò quando riceve l’incarico di difendere un uomo di colore, Tom Robinson, a torto accusato di aver violentato una ragazza bianca, Mayella Violet Ewell, figlia di un rozzo agricoltore, Robert Lee Ewell, Atticus si prodiga per dimostrare l’innocenza del suo assistito, sfidando in questo modo l’ostilità di coloro che, a causa di una mentalità retrograda, sono pronti a condannare Tom, nonostante sia innocente, solo perché è nero.
Mentre Atticus è impegnato nel suo lavoro, i suoi figli, Jean Louise “Scout” e Jeremy “Jem”, rispettivamente di sei e dieci anni, insieme ad un loro amico, Charles Baker “Dill” Harris, provano ad intrufolarsi nella casa in cui abita uno psicolabile, Arthur “Boo” Radley, che conduce un’esistenza ritirata e che tutti considerano pericoloso.
Introdotto dagli incantevoli titoli di testa firmati da Stephen Frankfurt, prodotto dal futuro regista di “Tutti gli uomini del Presidente” (1976), Alan J. Pakula, tratto dall’omonimo romanzo (premiato con il Pulitzer) di Harper Lee, ottimamente sceneggiato da Horton Foote e magnificamente diretto da Robert Mulligan, “Il buio oltre la siepe” è un film di alto impegno civile che ci insegna quanto sia importante avere rispetto per gli altri, soprattutto per chi ha la pelle di un colore diverso dalla nostra.
Con una sensibilità eccezionale, Mulligan riesce a coniugare il tema del razzismo che inquina la società con quello del difficile percorso di maturazione intrapreso da Scout e Jem, due bambini che hanno perso la loro madre in tenera età (al momento della morte della genitrice lei aveva due anni e lui sei) e che quindi debbono crescere senza una figura materna e, per di più, in un ambiente tutt’altro che idilliaco come quello dell’Alabama degli anni Trenta.
Il fulcro attorno al quale ruota l’intera vicenda è rappresentato da Atticus Finch, l’avvocato onesto e rispettabile che, coraggiosamente, difende e protegge un nero mettendosi contro i suoi compaesani razzisti (in una scena di grande intensità drammatica, Atticus evita – grazie anche all’intervento dei suoi figli – che Tom Robinson, mentre è rinchiuso in cella, venga linciato dalla folla), conquistando così la stima delle persone di colore, che vedono in lui un uomo leale e sincero di cui si possono fidare ciecamente (altra scena da ricordare: Atticus che esce dall’aula del tribunale con le persone di colore che al suo passaggio si alzano in piedi in segno di gratitudine; un momento struggente che non può non rimanere impresso nella memoria dello spettatore).
Grazie alla sua rettitudine, Atticus ottiene anche l’ammirazione dei suoi figli, che capiscono di aver trovato in lui un padre serio e responsabile su cui possono fare sicuro affidamento in una fase delicata della loro vita come quella dell’infanzia.
La parte più coinvolgente del film è quella finale, in cui Mulligan raggiunge vertici di assoluta poesia (impossibile non commuoversi quando Scout, con lo sguardo colmo di stupore e il cuore gonfio di emozione, scopre chi le ha salvato la vita), ma merita di essere menzionata anche l’arringa di Atticus, che smonta la tesi dell’accusa e, al tempo stesso, smaschera i pregiudizi razziali di cui sono imbevuti i cittadini di Maycomb.
“Per prima cosa, questo processo non doveva nemmeno essere fatto. L’accusa non ha prodotto nessuna, dico nessuna prova medica che il delitto a Tom Robinson ascritto sia stato commesso. Si è basata invece sulla deposizione di due testimoni, deposizioni che non solo sono state messe in serio dubbio dal mio controinterrogatorio, ma che sono state completamente smentite dall’accusato. Esistono inoltre degli indizi abbastanza precisi che Mayella Ewell sia stata picchiata selvaggiamente da qualcuno che ha usato quasi esclusivamente la sinistra, e Tom Robinson, che vedete davanti a voi, ha prestato giuramento con l’unica mano valida che possiede: la destra. Io sento solo della pietà nel mio cuore per la testimone dell’accusa. Ella è una vittima della povertà e dell’ignoranza, ma la mia pietà non arriva certo a permetterle di mettere a repentaglio la vita di un uomo, cosa che ha fatto per tentare di scagionarsi dalla sua colpa; e ho detto colpa, signori, perché è stato il senso di colpa a motivare il suo contegno. Ella non ha commesso delitti, ha semplicemente violato un rigido, severo e antico codice della nostra società, una regola così severa che chiunque la violi viene cacciato dalla nostra comunità come un cane rabbioso, e lei doveva distruggere la prova del suo errore. Ma qual era la prova di questo errore? Tom Robinson, un essere umano. Lei doveva fare in modo che Tom Robinson scomparisse. Tom Robinson era per lei un ricordo scottante di ciò che aveva fatto. Che cosa aveva fatto? Aveva adescato un negro. Lei, bianca, si era offerta a un negro. Aveva fatto qualcosa che nella nostra società è imperdonabile: aveva baciato un negro. Non un vecchio servo, ma un uomo negro giovane e forte. Aveva dimenticato quel codice nel farlo, ma immediatamente dopo ne sentì tutta la durezza. I testimoni dell’accusa, eccetto lo sceriffo della contea di Maycomb, sono venuti davanti a voi, signori, davanti a questa corte con la cinica sicurezza che nessuno avrebbe messo in dubbio le loro parole, fiduciosi che tutti voi li avreste… li avreste seguiti nel preconcetto, nel falso preconcetto, che tutti i negri mentono, che tutti i negri sono fondamentalmente degli immorali, che non bisogna mai fidarsi di lasciare un negro vicino a una donna bianca. Un preconcetto inevitabile nelle menti di quel calibro, e che è fondamentalmente falso, e sul quale non mi sembra necessario che io insista. E così, un povero, umile e rispettabile negro che ha avuto l’imperdonabile temerarietà di provare compassione per una donna bianca, deve cimentare la sua parola contro quella di due bianchi. L’accusato non è colpevole, ma qualcun altro in quest’aula lo è. Ora, signori, nel nostro Paese, i tribunali sono giusti e democratici, e nei tribunali tutti gli uomini sono considerati eguali. Io non penso di essere un idealista se credo fermamente nell’integrità dei nostri tribunali e dei nostri giurati. Non si tratta di un ideale, è una realtà vivente e operante, e ho fiducia che voi, signori, esaminerete senza preconcetti le testimonianze che avete udito, e darete un verdetto che restituisca quest’uomo alla famiglia. In nome di Dio, fate il vostro dovere. In nome di Dio, credete a Tom Robinson”.
A modesto parere di chi scrive, le parole sopra riportate dovrebbero essere scolpite nella pietra.
Gregory Peck, altrove attore monocorde, è straordinario nei panni di Atticus Finch, padre premuroso che protegge i propri figli dalle brutture del mondo nonché avvocato incorruttibile disposto a rischiare la propria incolumità fisica pur di svolgere il suo lavoro al meglio.
Senza alcun dubbio, Peck in questo caso regala l’interpretazione più convincente di tutta la sua carriera, meritatamente premiata con l’Oscar (oltre a quello per il Miglior Attore Protagonista, nel 1963 il film si aggiudicò anche quello per la Miglior Sceneggiatura Non Originale e quello per la Miglior Scenografia [Alexander Golitzen, Henry Bumstead e Oliver Emert], su un totale di otto nomination).
Il copione magistrale di Foote (che tratteggia i personaggi in modo impeccabile), la regia raffinata di Mulligan (qui ispirato come non mai), il cast eccellente (oltre al già citato Peck, offre una prova notevole anche l’esordiente Robert Duvall, in un ruolo secondario ma importante, quello di Arthur “Boo” Radley; ma pure Mary Badham e Phillip Alford, che interpretano rispettivamente Scout e Jem, sono bravissimi), la fotografia splendida di Russell Harlan (abile nel creare un’atmosfera magica) e la colonna sonora soave di Elmer Bernstein (che sottolinea con discrezione una storia ad alto tasso di drammaticità) fanno de “Il buio oltre la siepe” un’opera meravigliosa, intensa e toccante.
Un film da vedere e rivedere. Perché tutti quanti abbiamo qualcosa da imparare da un personaggio del calibro di Atticus Finch.

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Super Atticus / 16 Gennaio 2013 in Il buio oltre la siepe

Capolavoro firmato da Robert Mulligan, colonna portante del “buon cinema” hollywoodiano, quello che per intenderci si è messo di traverso rispetto alla storia, nello specifico ad una società che negli anni sessanta era ancora profondamente segregazionista. Dal romanzo di Harper Lee non si poteva trarre di meglio; l’interpretazione di Gregory Peck è una delle cose più belle passate sugli schermi d’ogni tempo, immortale nella sua compostezza fiera, paterna, autorevole. Splendida l’atmosfera di mistero che accompagna l’infanzia dei fratellini Finch, adorabile l’amico tappetto con i braghini e la evve moscia Dill, interpretato da John Megna, personaggio basato sulla figura di Truman Capote.

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4 Settembre 2012 in Il buio oltre la siepe

Stiamo nell’America del 1932 e il razzismo ancora detta legge e condiziona le anime. Atticus Finch, avvocato progressista, tenta di difendere un “negro” (ripetuto alla nausea il termine…) di violenza e stupro verso una ragazza bianca. Pluri decorato, questo film si deve vedere con un ottica di quando è stato girato.
Oggi risulta troppo datato, lento e anche in alcune scene inutile.
Gregory Peck vinse l’Oscar… Forse non c’era molta concorrenza in quell’anno.
🙂

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14 Agosto 2012 in Il buio oltre la siepe

Perché 9 e non 10? Perché ad un film tratto da un romanzo, visto dopo aver letto il romanzo, mi è impossibile dare 10…..

7 Febbraio 2012 in Il buio oltre la siepe

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

IL BUIO OLTRE LA SIEPE
Nell’Alabama del 1932 l’avvocato Atticus Finch, vedovo, conduce con I figli Jem e Scout una vita tranquilla nel sonnacchioso paesino in cui vive.Di riflesso, anche la vita dei due bambini è tranquilla e serena, scandita soprattutto dai loro giochi. Un giorno un uomo di colore, Tom Robinson, viene accusato di aver violentato una giovane donna bianca, e al processo la difesa viene affidata ad Atticus, che dovrà scontrarsi col clima di odio razziale che pervade il paese…

Tratto dall’omonimo romanzo(1960) di Harper Lee, vincitore del premio Pulitzer,è uno dei più bei film ( e romanzi) contro il razzismo. Razzismo che qui è trattato in duplice tema, con due diversi di diverso tipo(consentitemi questa espressione): c’è il “diverso” Boo Radley, un uomo che da anni vive rinchiuso in casa e che tutti per questo temono(senza che abbia mai fatto alcunché di male!), e c’è il “diverso” Tom Robinson, diverso perché di colore, e per questo vittima prescelta della malignità e meschineria di alcuni abitanti .La drammatica vicenda è tutta filtrata attraverso il personaggio di Scout, la figlia del protagonista, una specie di Pippi Calzelunghe ante litteram, che con i suoi pensieri e i suoi occhi di bambina costituisce la voce narrante della storia. Mattatore del film è comunque Gregory Peck nel ruolo(uno dei suoi più famosi, per il quale vinse anche il premio Oscar come migliore attore) di Atticus, un avvocato serio e giusto, un eroe buono di vecchio stampo, simbolo dell’americano medio onesto e integerrimo. Il personaggio è davvero bello, correva il rischio di diventare noioso ma non è stato così né nel romanzo né tantomeno nel film. Atticus è un uomo integerrimo ma anche umano, come si vede in varie scene, prende molto a cuore il caso di Tom Robinson anche umanamente.La scelta dell’attore fu approvata anche dall’autrice del romanzo.
Anche gli altri interpreti sono perfettamente aderenti ai loro personaggi, a cominciare dall’esordiente Robert Duvall nei panni dell’incompreso eremita vicino di casa, su cui i bambini- in modo innocente- e gli adulti- in modo colpevole- proiettano le loro fantasie e paure, e che alla fine si rivelerà il nemico meno pericoloso che il paesino possa avere…
La regia asciutta e senza compiacimenti e il bianco e nero classico e duro allo stesso tempo aiutano lo spettatore a essere partecipe di una storia che alterna momenti drammatici a momenti divertenti, con personaggi caratterizzati in modo fine e interessante.
Nel 1963 il film vinse tre premi Oscar ( su otto nomination): miglior attore protagonista (Gregory Peck), miglior sceneggiatura non originale miglior scenografia.
Ottenne anche numerosi altri premi: 3 Golden globe, il David di Donatello come migliore attore straniero a Gregory Peck, il quale vinse anche il premio Gary Cooper come miglior attore al Festival di Cannes.
L’American Film Institute ha giudicato il personaggio di Atticus Finch, interpretato da Gregory Peck, come il più grande eroe cinematografico del 20° secolo. L’AFI ha anche nominato il film al 2° posto nella lista AFI’s 100 Years… 100 Cheers, dietro La vita meravigliosa, nonché al 34° posto nella lista dei più grandi film americani di tutti i tempi.
Nel 1995 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti

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