Recensione su Vogliamo vivere!

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13 Aprile 2012

Chaplin e Lubitsch si rincorsero a sbeffeggiare Hitler, ma mentre Charlie nello stile charlottesco lo stigmatizzava da un punto di vista caricaturale nel grottesco gioco del pallone fluttuante, il tedesco Ernst entrava oltre che nella sua divisa anche nella mente perversa del dittatore. Attraverso la metafora della commedia si assaggia la clava dello sberleffo ridicolizzando l’apparato organizzativo della Gestapo. È un continuo mordi e fuggi di gag che alla fine rendono riflessiva la rappresentazione dell’insensatezza di chi resta ciecamente asservito ad un potere. Lubitsch restituisce all’epopea nazista la stessa stupidità sul piatto della finzione: il grottesco non cancella la tragedia della vita, non la nasconde, anzi è la finzione che strappa via la maschera alla realtà. Un assoluto capolavoro omaggiato in seguito da tanti come Mel Brooks in un remake non riuscitissimo o dagli Inglourious Basterds di Tarantino.

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