Recensione su L'uomo che fuggì dal futuro

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Più bianco non si può… / 21 Marzo 2016 in L'uomo che fuggì dal futuro

Il primo lungometraggio di George Lucas è tratto dal corto con cui il regista di Modesto si laureò alla Scuola di Cinema della University of Southern California: Electronic Labyrinth: THX 1138 4EB.
È anche il primo film della American Zoetrope, la casa di produzione fondata da Lucas e Francis Ford Coppola, non diretto da quest’ultimo.
Siamo ad anni luce di distanza dalla fantascienza sfavillante e spettacolare di Star Wars, anche se si possono ravvisare diversi elementi comuni, a cominciare dall’originalità dei titoli di testa, che in THX Lucas fa scorrere dall’alto verso il basso anziché il contrario, come comunemente avviene.
Vi sono poi alcuni elementi come gli ologrammi – onnipresenti in Guerre Stellari – nonché, da un punto di vista strutturale, l’idea di una fantascienza che procede dritto senza spiegare nulla o quasi di ciò che fa vedere (persone, cose e situazioni sono spesso descritte con sigle e numeri incomprensibili).
Ma gli elementi comuni sono davvero pochi, perché THX descrive un futuro distopico, orwelliano, apparentemente senza speranza, dove si puniscono gli uomini per “mancata assunzione di droghe” piuttosto che per “attività sessuale non autorizzata”.
Il basso budget a disposizione portò l’autore a doversi spremere le meningi ed ecco allora ricreare spazi sconfinati completamente bianchi (che richiamano l’ambiente ospedaliero), asettici, dove l’unico costo è quello dell’energia elettrica utilizzata per un’illuminazione che restituisce un nitore a volte abbagliante.
THX 1138 è interpretato da un Robert Duvall sempre a suo agio nel disagio che vive il protagonista.
Il film non ha mai avuto grossa fortuna, né quando uscì, né dopo la sua riproposizione nel 2004 (in versione Director’s Cut) a seguito di una marginale opera di editing digitale, sull’onda dell’entusiasmo di un Lucas in piena febbre da seconda trilogia Star Wars.
Resta un film di nicchia (è forse più conosciuta la parodia che ne fece Woody Allen con il suo Il dormiglione) e moderatamente cult (indimenticabili le guardie cromate). Difficile, in ogni caso, che qualcuno se lo filerebbe oggi se non fosse per il motivo di ripercorrere la filmografia di Lucas.
Un film che parte benissimo, con idee originali e un fascino visuale non indifferente, ma che poi si perde per strada facendo faticare lo spettatore per i pur esigui 88 minuti di durata.
THX è una pellicola che dipinge una fantascienza strutturalmente abbastanza in linea con i canoni del tempo (distopia e pessimismo): il vero salto concettuale, Lucas lo farà con Guerre Stellari, croce e delizia di quella Nuova Hollywood i cui caratteri si faticano a riscontrare in questo film fortemente sui generis.

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