Recensione su Tre manifesti a Ebbing, Missouri

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Dubbia morale di un film divertente / 21 Marzo 2018 in Tre manifesti a Ebbing, Missouri

La morale del film sembra essere che per quanto tu possa essere razzista, stupido, incompetente, bisbetico, avventato – e a Ebbing, Missouri, tutti gli abitanti, con pochissime eccezioni, esibiscono orgogliosamente uno o più di questi difetti – il perdono e l’amore cancelleranno tutto, e le tue vittime ti offriranno volentieri una bottiglia di vino, un bicchiere d’aranciata o un consiglio postumo.
Inutile dire che questa visione morale è piuttosto problematica, soprattutto quando sembra influenzare indebitamente il mondo della legge: l’arresto in flagranza di delitto per il tentato omicidio (o comunque per chi procura lesioni personali gravi) sembra sorprendemente non contemplato, neppure dal nuovo sceriffo appena arrivato in città.
In questo contesto è inevitabile che la richiesta di giustizia della protagonista, che dovrebbe rappresentare il motivo vitale del film, perda alla fine di serietà e venga quasi accantonata.
E tuttavia il film non è un completo fallimento. Si ride spesso, e anche di cuore, grazie principalmente a Sam Rockwell e al suo personaggio (giustamente premiato con un Oscar), per quanto problematico possa essere moralmente. È un peccato che gli scrittori del film non abbiano valorizzato fino in fondo questi elementi comici, escludendo i moraleggiamenti di dubbio valore e il tripudio dei buoni sentimenti.
Una nota finale per Frances McDormand, che sembra ultimamente un po’ prigioniera di ruoli da anziana misantropa situata da qualche parte dello spettro autistico. Temo che col tempo Mildred Hayes e Olive Kitteridge, per esempio, finiranno per confondersi inestricabilmente nella mia memoria.

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