Recensione su Tre manifesti a Ebbing, Missouri

/ 20177.7358 voti

bene ma non benissimo / 4 Marzo 2018 in Tre manifesti a Ebbing, Missouri

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Mildred Hayes è una madre divorziata e con un figlio a carico, Robbie. Vive a Ebbing, Missouri e da un anno soffre del lutto della figlia, Angela, violentata e bruciata viva. Sulla strada che la porta a casa ci sono tre cartelloni pubblicitari in disuso. Decide quindi di affittarli dall’agente pubblicitario locale e vi fa affiggere sopra tre frasi: «Stuprata mentre stava morendo; e ancora nessun arresto; come mai, sceriffo Willoughby?»

Lo sceriffo Willoughby va dalla signora, le spiega che ha fatto tutto quello che era in suo potere ma il colpevole non si trova. Allora lei gli fa «fosse per me prenderei il dna a tutte le persone di Ebbing, se non il colpevole non si trova a Ebbing lo farei per tutto il Missouri e se non è nel Missouri allargherei la ricerca a tutti gli States» che è una cosa molto vicina al caso Yara Gambirasio. Ve lo ricordate il caso?

La trama va avanti con questa donna che cerca la verità in tutti i modi, buone battute, ottimo occhio, bellissima fotografia ma alcune scene sono troppo costruite e molti passaggi non sembrano risolti al meglio dal punto di vista narrativo, altri troppo schematici. Quello che ho amato di più e ho trovato più completo è lo sceriffo interpretato da Woody Harrelson ma vengo ai difetti del film perché s’è fatta una certa.

All’inizio tutto il paese è cattivo, tutti sono str*on*zi, poi diventano tutti buoni e questa cosa, a meno che tu non abbia sei anni e mezzo, fa schifo alla m*erd*a. Il mondo non è fatto di buoni o cattivi. Altro problemino, per mezzo film ci sono battute sulla polizia che odia i negri e poi chi va a fare lo sceriffo? Un nero. Capite? ARRIVA L’ISPETTORE TIBBS.
Ma il problema vero del film è la seconda parte.

SPOILER ALERT INIZIO
A un certo punto della pellicola Mildred Hayes incontra un uomo che si presenta come lo stupratore della figlia. La trama va avanti e il film prende una piega brutta. Perché? Probabilmente il tizio è uno stupratore ma molto probabilmente è semplicemente un pazzo, uno di quei matti di paese che vagano per la piazza dei comuni del centro Italia urlando e imprecando. Fatto sta che comunque la polizia fa le sue ricerche e anche la scientifica e allora? Allora risulta innocente e su cosa sia meglio avere fra un “innocente in galera o un colpevole fuori dalle sbarre” il film non è molto chiaro.
Badate, una persona che si presenta come uno stupratore sicuramente è una persona cattiva, perfida e non la sto difendendo. Ma non è la persona che ha stuprato la figlia e invece che succede, succede che Mildred Hayes prende il fucile. Ed è per questo che Three Billboards Outside Ebbing, Missouri è un film pericolosissimo, perché non parla alla pancia come un film di Chuck Norris, parla ai genitali ed è molto peggio. Molto peggio del cinema reazionario che a me piace tanto perché è accettabile. Il fatto che loro vogliono andare a casa di questo per ucciderlo il film te lo fa accettare con un finale aperto paraculissimo con loro che dicono

«che facciamo? Ci andiamo ad ammazzarlo?
«Si»
«ma se non è colpevole?»
«Boh va bè non lo so. Intanto imbocchiamogli a casa e poi vediamo»
SPOILER ALERT FINE

Come scusa? Ma allora meglio Il codice del silenzio.
Quindi bello ma non bellissimo

11 commenti

  1. Stefania / 5 Marzo 2018

    “All’inizio tutto il paese è cattivo, tutti sono str*on*zi, poi diventano tutti buoni”. Però, boh, non è proprio così. Un po’ come Paul Haggis in Crash, McDonagh fa vedere che, dove c’è il marcio, può esserci anche del buono. E viceversa. Non mi pare che tagli i personaggi con l’accetta e che li divida in fazioni: anzi, gli conferisce diverse sfumature, mostrando l’Umanità (intesa come natura umana) fallace delle persone.
    Pure l’indecisione finale (lo ammazziamo o no?) è un buon pretesto per parlare della (il)logicità dei comportamenti umani. Non ho capito bene perché dici che è un finale ruffiano.
    Dal canto mio, proprio perché dimostra che anche chi è nel “giusto” può sbagliare, la sua non è una soluzione narrativa accondiscendente.

    • DonMax / 6 Marzo 2018

      @Stefania io capisco il tuo punto di vista, ma secondo me se devi strutturare un personaggio come il decerebrato che si occupa dei manifesti in quel modo è meglio non metterlo per niente. Viene buttato da una finestra, all’ospedale trova il suo “carnefice” e lo perdona portandogli del tè. Cioè vieni buttato dal secondo piano di un palazzo, dopo un blitz alla gestapo e quello che fa? Lo perdona? Ma io ho una cura medievale per il tuo c*ulo, altro che perdono. Ecco quindi il mio “buoni – cattivi. All’inizio sembra quasi che il paese dica alla donna: “Non rompere troppo allo sceriffo, vedi ha un male brutto e morirà. Anche se ti è morta una figlia lui sta stirando male”; poi capiscono la situazione e il muro salta.

      Non sto giudicando male il film, ma sto dicendo che alcuni personaggi secondo me invece sono tagliati male male.
      Ed è un difetto. Il finale invece mi ha fatto schifo perché ci vanno a casa dell’innocente (fra virgolette) ed è pericolosa ‘sta cosa. Oltretutto tu non sai quello che succede e la trovata per me è una paraculata. Sicuramente è un problema mio, ma quel finale così m’ha fatto storcere parecchio il naso

  2. Sgannix / 5 Marzo 2018

    Non trovo che il finale sia pericoloso, trovo che sia coerente con il discorso costruito in precedenza.
    Tutto il film gioca sulla coesistenza del bene col male e su come ogni personaggio sia capace di compiere un atto giusto dopo una qualche nefandezza, o viceversa (e infatti i personaggi non sono mai nè del tutto buoni nè del tutto cattivi). Il finale è l’ennesima dimostrazione di quanto l’essere umano sia sballottato tra questi due poli, e di come ogni sua decisione sia profondamente illogica e incerta fino all’ultimo.
    Non mi sembra neanche che McDonagh prenda una posizione netta, proprio grazie al finale aperto. Semplicemente si limita a mostrare un atteggiamento dell’essere umano; non è interessato alla conclusione dell’atto, ma alla “confusione” che sta alla base di esso.

    • DonMax / 7 Marzo 2018

      @Gershwin a me il film è piaciuto ma ci sono degli elementi che mi hanno fatto storcere il naso.
      Condivido il tuo pensiero pur non trovando coerente il finale, lo trovo studiato a tavolino.
      Non sapremo mai come è andata a finire e siamo tutti contenti.

      Rendendolo aperto e confuso, cito le tue parole, rendi anche accettabile un comportamento sbagliato come quello della protagonista. Il fatto che comunque alla fine lei dica “Andiamo, poi chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato” a me fa paura perché come c’è stato un cambiamento di idee lungo il tragitto ce ne può essere un altro arrivati a casa del bifolco.

      Ad ogni modo può essere una mia deficienza, è piaciuto a tutti quindi penso che il signor McDonagh continuerà a dormire sogni tranquilli anche dopo la mia recensione.

  3. Stefania / 7 Marzo 2018

    @donmax: ci sta (eccome!) che le scelte narrative di McDonagh ti abbiano lasciato interdetto, però ho l’impressione che tu abbia interpretato il film in maniera troppo letterale 🙂
    Tre manifesti… è una metafora sugli Stati Uniti contemporanei (anzi, per estensione, su tutto il mondo “civilizzato”): vista la figura retorica utilizzata, sono convinta che il film non debba essere preso alla lettera. È una riflessione, un saggio sull’argomento, fra l’altro scritto da un non-americano, è il punto di vista di un americano “acquisito” (credo sia un elemento importante per valutare il film nel suo complesso).
    Continuo a non capire perché definisci il finale incerto come una ruffianeria, ma va beh, limite mio 😀 Proprio il fatto che la donna e il vice possano cambiare idea lungo la strada (magari, finisce che lei vuole ammazzare il tipo e lui no e allora litigano e lui ammazza lei… Oppure… boh?) rafforza tutta la logica che sottende il film. E non è una cosa “pericolosa” (come dice @sgannix): è un bivio narrativo (capito perché dico che, forse, il film non va preso alla lettera?), quanto la trottola di Inception, non so se mi spiego. McDonagh non fa altro che chiamare ulteriormente in causa lo spettatore.
    Nota: anche se, come dici, questo film è piaciuto “a tutti” (ma tutti chi? 😀 ), non è detto che debba piacerti per forza (a me, per esempio, è piaciuto, ma con riserva, dopotutto. Gli abbiamo dato anche lo stesso voto!). Siamo sempre qui per ciarlare, in fin dei conti 🙂

  4. inchiostro nero / 7 Marzo 2018

    Per quanto successo possa aver avuto la pellicola ( che ho gradito ), difetta nella sceneggiatura, e proprio nei frangenti che hai descritto. La prima parte è meravigliosa, incalza, fa riflettere e alletta, ma nel prosieguo perde la sua identità. La grandiloquenza sembra quasi inghiottirla.

  5. DonMax / 7 Marzo 2018

    @Stefania penso che tu abbia ragione quando dici che ho interpretato alla lettera il film.

    Vado a rispondere alle tue domande:
    1) “È piaciuto a tutti (tutti chi?)” Sui vari gruppi di cinema che seguo sembrano impazziti malamente per Tre manifesti. 2)”Non è detto che debba piacerti” ma mi è piaciuto, con delle riserve ma mi è piaciuto xD
    3)film “ruffiano”. Il fatto che alla fine si dica “Andiamo, poi chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato” a me fa paura perché come c’è stato un cambiamento di idee lungo il tragitto ce ne può essere un altro arrivati a casa del bifolco. Ed è ruffiano, almeno per me, perché accetti il comportamento della protagonista anche se è sbagliato.
    4)Quando dici “Tre manifesti è una metafora degli States” non essendo americano non posso saperlo ma mi fido di te e quindi va bene.
    5)Se gli abbiamo dato lo stesso voto, direi di diventare amiche per la vita.

    Detto questo, vado a mandare una mail a McDonagh così non dormirà sonni felici questa notte.
    AH, scacco matto McDonagh .

    • Stefania / 7 Marzo 2018

      1) ok, chiaro
      2) mi sono spiegata male. Mettiamola così: nessuno, te compreso, è obbligato a entusiasmarsi per un film per cui si entusiasmano tutti (oh oh oh!). Hasta siempre lo spirito critico e l’autonomia di pensiero 🙂
      3) continuo a non capire, non sto scherzando 😀 accettare un comportamento discutibile è da ruffiani? Ma nei confronti di chi? Del pubblico? Del personaggio? E se McDonagh avesse solo descritto quello che potrebbe fare lui in una circostanza simile? (resta il fatto che il finale non ti è piaciuto e non discuto i tuoi gusti: sono io che, in base a quello che dici, non capisco perché, ma è anche chiaro che è un problema mio, dico sul serio)
      4) sulla rappresentazione dell’America (della società) contemporanea, ne parla lo stesso McDonagh, per esempio, qui http://bit.ly/2mx8pNw e qui http://bit.ly/2I6ekCh
      5) ma io credevo che lo fossimo già! 🙁

      • DonMax / 8 Marzo 2018

        Siamo Amiche ma non amiche per la vita, lo siamo da questo 7.

        Mettere un finale conciliante è da ruffiani.
        Dopo tutto quello che abbiamo visto (lo ripeto, la polizia fa le sue ricerche e anche la scientifica, il tizio risulta innocente e comunque loro intraprendono un viaggio in base a dei sospetti ed è questa cosa qua che è da galera veramente) mettere un finale che ti fa dire “ouuh forse lei ci ripensa, viva l’amore, la pace” è da ruffiani. Verso il pubblico si, verso sé stessi pure, verso una persona che non è pubblico e decide di investire due ore della sua vita, tempo che nessuno ti darà indietro, in un film che ha la scena del cervo imbarazzante.

        Peckinpah non lo farebbe mai perché “Mapache boia, ha la mamma tr***”
        Ah, sto leggendo gli articoli linkati.

        • Stefania / 8 Marzo 2018

          La scena del cervo faccio finta che non esista, perché mi sono sentita in imbarazzo per il cervo.
          Ora ho capito dove sta, secondo, te la ruffianeria: nel ripensamento! Ora mi è tutto più chiaro. Passo e chiudo (sull’argomento), Gion.

  6. michidark / 9 Marzo 2018

    Il finale aperto inizialmente aveva dato fastidio anche a me. Ma poi ho pensato fosse giusto così. Secondo me alla fine non conta neanche più cosa faranno i due. “Lo uccidiamo oppure no?” rimane una domanda che non ha più nulla a che vedere con la storia. Conunque vadano le cose, entrambi sanno che non cambierà nulla, il dolore rimarrà e nessuno riporterà indietro la figlia morta. Inoltre entrambi sanno che senza la caccia allo stupratore, perderebbero tutti e due il senso della loro vita (una vita ormai “inutile” e senza più rapporti). Forse entrambi sperano di non beccarlo mai l’assassino, trovandolo perderebbero poi l’unico motivo valido che gli rimane per andare avanti. È un finale tutt’altro che paraculo. È denso di significato se gli dai una certa lettura (che poi non è detto sia quella giusta).

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