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Recensione su Questa ragazza è di tutti

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Questa proprietà è inagibile / 17 settembre 2014 in Questa ragazza è di tutti

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

“Questa proprietà è inagibile”. Così recita la scritta sul cartello affisso all’ingresso di una casa abbandonata che si trova in una piccola città del Mississippi, Dodson. Adesso quella casa è vuota, non ci abita più nessuno, e se continuerà ad essere trascurata, un giorno cadrà a pezzi. Le mura si sbricioleranno e di quella vetusta dimora non rimarrà più niente. Sarà come se non fosse mai esistita, ma dovevate vederla una volta, quella vecchia casa. Solo qualche anno prima che fosse lasciata al suo destino era piena di gente. La proprietaria si chiamava Hazel Starr (Kate Reid), e aveva due figlie, Alva (Natalie Wood) e Willie (Mary Badham). Quell’abitazione fungeva da pensione, e ci vivevano tante persone, perlopiù lavoratori della ferrovia locale. Erano gli anni della Grande Depressione. Si faceva la fame, mettere insieme il pranzo con la cena era un’impresa, di lavoro ce n’era poco, di soldi ancora meno, e si tirava avanti come si poteva.
Nonostante la miseria pesasse come un macigno, la gente non si perdeva d’animo, e bene o male si trovava sempre il modo per divertirsi e dimenticare i problemi. Quella casa era piena di vita: la gente rideva, scherzava e ballava finché aveva fiato. Non ci si fermava mai. Alva era stupenda. Avreste dovuto vederla. Sembrava uscita da un dipinto. La sua bellezza era ammaliante. La sua presenza emanava una luce abbacinante. I suoi occhi erano profondi come l’oceano. Era la ragazza più avvenente del paese. Era tanto attraente da far girare la testa agli uomini. Giovani o vecchi che fossero, non ce n’era uno che sapesse resistere al suo fascino.
Tutti, dal primo all’ultimo, avrebbero dato qualunque cosa per passare un po’ di tempo con lei. E Alva non disdegnava la compagnia di nessuno, anche a costo di essere bollata come una prostituta. Lei, però, desiderava andare lontano da quel posto. Le sarebbe piaciuto trasferirsi in una grande città. Guardava i treni che sfrecciavano ad alta velocità, e intanto che li fissava, sognava che in un futuro non troppo distante uno di essi l’avrebbe portata a New Orleans, la meta dei suoi sogni. Alva faceva la carina con tutti, ma il suo cuore batteva solo per un uomo: Owen Legate (Robert Redford), un giovane biondo e con gli occhi azzurri che l’aveva stregata fin dalla prima volta in cui i loro sguardi si erano incontrati.
Lei era convinta di aver trovato l’uomo della sua vita, colui che l’avrebbe condotta con sé in chissà quale parte del mondo. E per un attimo le cose andarono veramente così, ma la felicità dei due giovani innamorati fu di breve durata: il sogno d’amore di Alva e Owen, infatti, si spezzò sul più bello e la ragazza finì per morire prematuramente. Il fato volle che andasse così. Evidentemente era scritto nel destino, che Alva non potesse essere felice. Certe persone sembrano condannate all’infelicità, come se per loro fosse impossibile provare gioia. Alva era una di quelle persone. Adesso il suo corpo riposa in pace nel cimitero. Anzi, nell’”orto delle ossa”, come dice sua sorella.
Dodson ormai è un paese fantasma: perfino i treni, quelli che Alva osservava con occhi sognanti e speranzosi, non passano quasi più di lì. La Grande Depressione si è portata via tutto. I sogni sono svaniti, le speranze andate in frantumi. Non c’è rimasto praticamente più nessuno in quella cittadina. Ci sono soltanto polvere, desolazione e binari vuoti. Nonostante Dodson sia immersa nello squallore e metta tristezza solo a guardarla, Willie si ostina a restarvi, come se fosse prigioniera di quel luogo dimenticato da Dio e dagli uomini.
Da quando Alva è morta a causa di una “malattia di petto”, come la protagonista di “Amanti senza domani” di Tay Garnett, Willie passa le giornate camminando in equilibrio sui binari arrugginiti della ferrovia, e mentre passeggia sulle rotaie cercando di non cadere per terra, canta una canzone nostalgica indossando un vestito rosso che apparteneva ad Alva. “Augurami un arcobaleno / Augurami una stella / Puoi darmi tutto ciò / Ovunque tu sia / Sul mio cuscino i sogni / Nei miei occhi le stelle / A un ballo in maschera / Il nostro amore vince cose belle / Augurami rose rosse / E palloncini gialli / Un turbinio di lustrini neri / Al ritmo d’allegre melodie / Voglio tutti questi tesori / Tutto ciò che puoi darmi / Augurami un arcobaleno / Finché vivrò”.
Il tempo passa, alcune cose cambiano, altre invece restano sempre uguali, e con il trascorrere dei giorni la memoria si dissolve. Il passato diventa un pallido ricordo, ma la storia di Alva è impossibile scordarla. “Questa proprietà è inagibile” dice il cartello appeso all’ingresso della casa in cui ha vissuto l’affascinante e infelice Alva. Un giorno, forse, quella casa cadrà a pezzi e di essa non rimarranno nemmeno le macerie; ma dovevate vederla una volta, quella vecchia casa, era così piena di vita…

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