Recensione su This Must Be the Place

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Un viaggio tra America e coscienza / 29 dicembre 2012 in This Must Be the Place

Cheyenne è una ricca, annoiata e dall’aspetto bizzarro (per non parlare del comportamento e dell’ironia a tratti spiazzante) ex rock star che dopo 30 anni di silenzio decide di recuperare il rapporto con il padre, e vendicarlo andando alla ricerca dell’ufficiale dell SS che ha umiliato il padre nel campo di concentramento di Aushwitz.

Inizia così un viaggio nel cuore dell’America e nell’anima della rock star, un sapiente lavoro di coscienza e di dialogo con sé stesso, scandito dalle personalità che si intrecciano con il suo cammino. Il rapporto padre-figlio viene rimesso in discussione, come il silenzio tra i due durato fin troppo e l’aspetto fisico del protagonista forse prolungato oltre la carriera a causa di un padre volontariamente o involontariamente assente.

Nella prima pellicola in lingua inglese, attesa con trepidazione e scetticismo, Paolo Sorrentino ha fatto centro, non solo avvalendosi di un cast eccellente, in primis Sean Penn e Frances McDormand, ma con sapiente uso dei piani sequenza e di una fotografia che enfatizzano il viaggio interiore, in bilico tra vendetta e redenzione.

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