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Recensione su This Must Be the Place

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Il primo film “americano” / 18 ottobre 2011 in This Must Be the Place

Leggenda vuole che Penn abbia conosciuto Sorrentino al Festival di Cannes nel quale lui era giurato e il regista italiano in gara con il Divo. In quel momento l’attore americano espesse il desiderio di recitare in un lavoro di Sorrentino.
Sorrentino è stato molto coraggioso alla sua prima avventura americana: non è un film facile, lo si può trovare lento e intellettualoide ed ha riservato a Sean Penn un ruolo al limite della “macchietta” (sia chiaro mai superato per me). Il film ha un’elaborata costruzione formale, ci sono molti elementi che vengono presentati nella prima parte del film funzionali alla seconda parte in cui Cheynne va alla ricerca, oltreoceano, dell’aguzzino del padre.
Non è una novità che Sorrentino riesca a portare sul grande schermo personaggi molto caratterizzati, ampiamente esplorati dal punto di vista della propria condizione: perchè si trovano lì, quali elementi hanno contribuito a portarli a quella condizione, che cosa sta maturando nei personaggi. Con Cheyenne si verifica esattamente lo stesso meccanismo e riesce molto bene, tanto che vorremmo seguirlo anche dopo la fine del film. Cheyenne tra l’altro è una fucina di citazioni taglienti 🙂
Val la pena di vedere il film al cinema: Sorrentino sorprende ancora una volta con movimenti di macchina rivelatori, lunghi piano sequenza e inquadrature mai banali e questa volta anche con notevoli paesaggi americani.

Non ho gradito il doppiaggo di Sean Penn, spero di avere l’occasione di poter vedere il film in lingua orignale.

3 commenti

  1. Francesco / 21 ottobre 2011

    Il doppiaggio di Sean Penn è il migliore che si potesse desiderare. Non me la sento di sparare a zero sul doppiaggio per partito preso. E’ ovvio che questo personaggio è particolarissimo, legatissimo alla persona di Sean Penn, e quindi ascoltarlo in originale è necessario. Ma questo non implica che qualunque tentativo di doppiaggio sia fallito in partenza. Tantomeno in questo caso dove hanno fatto un ottimo lavoro. Per Penn abbiamo un doppiatore che è una miracolo, Massimo Rossi, che l’ha saputo gestire in tutte le situazioni, comprese quelle più ardite come questa (o “Mi chiamo Sam”).

    Con il resto della recensione concordo in pieno, un film riuscito e raffinato.

  2. Stefania / 22 ottobre 2011

    Io non vedo fucili usati per sparare a zero sul doppiaggio da nessuna parte, qui 😀
    Parlo da appassionatissima di doppiaggio italiano e, pur amando molto la voce e il lavoro di Rossi, anch’io, in questo film, non l’ho apprezzato granché: immagino che gli si sia presentato un lavoro particolarmente difficile, ma, secondo me, stavolta non ha portato a casa (tutto) il risultato.
    Magari, vedendo il film in lingua originale, rimarrò ancora più delusa dalla voce e dalla caratterizzazione originale di Penn, ma -per ora- mi permetto di concordare con l’impressione (perché di questo si tratta 😉 ) di Andrea.

    P.s.: secondo me, Eve Hewson (che non avevo mai visto prima d’ora) ha la fronte e gli occhi di suo papà 8)

  3. Francesco / 23 ottobre 2011

    non era una polemica diretta, ma un’accumulo dopo aver sentito tanti lamentarsi del doppiaggio italiano 🙂

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