Recensione su This Must Be the Place

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Dev’essere questo (ed altro) il film. / 30 Gennaio 2014 in This Must Be the Place

Nel caso di This must be the place il pubblico e la critica sono abbastanza divisi, è certamente un film che fa discutere.
Io, ben sapendo quanto esposto su quest’opera, avevo deciso di vederlo e di dare così banalmente, ma anche sensatamente, la mia opinione su questo film.
Ed ora mi trovo qui, che devo giudicare il film e buttare giù un paio di righe per motivare il voto (in realtà il voto già l’ho scelto quando ho aggiunto il film al muro, ma si sa, questi sono dettagli superflui XD).
La verità è che è mia consuetudine analizzare il film per ciò che mi ha trasmesso, indipendentemente da quanto se ne sia discusso.
Sotto questo senso, ho visto (almeno psicologicamente e mentalmente parlando) il lungometraggio nel miglior clima possibile e devo dire che sono rimasto parecchio soddisfatto delle due ore circa che ho passato.
Ho provato una certa compassione per il personaggio di Sean Penn, che mi ha davvero colpito, grazie certamente alla recitazione fantastica dell’attore americano, veramente al massimo della forma. Sean Penn, dopo aver vissuto gli anni 2000′ come probabilmente il miglior attore al mondo, continua ad offrire ottime interpretazioni.
Mi auguro che torni ancora a lavorare con Sorrentino, perché sarebbe certo un bel vedere.
Qui il suo personaggio è un’ex rock star oramai finita che vive in modo annoiato, pensando d’essere depresso, ma in realtà è solo annoiato e vive nel passato: continua a truccarsi ed ad abbigliarsi come quando era in concerto, di tutta quest’atipicità è forse complice il suo passato nell’eroina. Per tutto il film farà fronte ad un’evoluzione psicologica, si troverà a dover risollevare il suo umore ed il pretesto sarà quello di vendicare il padre, che però conosceva in modo molto generico (cit.).
Questo è il pretesto di Sorrentino, però, non di Cheyenne (il protagonista del film interpretato da Sean Penn, nel caso non si fosse capito), ciò implica che Paolo Sorrentino, che è sia regista che sceneggiatore di questa pellicola, ha studiato a tavolino quest’evoluzione del personaggio (ciò è avallato dal finale del film che non svelo e da alcuni avvenimenti che invece si ricollegano a quanto detto in un tempo precedente nel film, per carità funziona, sia chiaro) ed il pretesto di cui vi parlavo è, in effetti, un po’ forzato.
Ecco che cominciano ad emergere i primi veri difetti della pellicola: questo vecchio cliché del personaggio depresso che attraverso un viaggio in New Mexico attraversa anche un processo interiore sa di stantio ed al contempo di banalità, in molti hanno criticato quel pretesto dell’olocausto (altro cliché) che porta Cheyenne ad affrontare il viaggio per vendicare il padre.
Allo stesso tempo, la nota di merito è che tutto ciò è affrontato in modo buono e convincente, considerando la sceneggiatura.
La sceneggiatura, ecco, su questo vorrei dire un paio di parole: in parecchi l’hanno totalmente bollata come scarsa, bocciandola. Io ammetto che si avvalga di molteplici stereotipi e presenti notevoli lacune per quanto concerne certi dialoghi e certi personaggi, ma d’altro canto ritengo che sia invero una sceneggiatura nel complesso buona, ed eccomi qui a confutare ciò che dicono gli altri, si tratta di pareri, è chiaro.
Essa presenta sì, tanti stereotipi (tra l’altro il termine non deve per forza di cose assumere un’accezione negativa), ma anche alcuni aforismi ben piazzati nello script e alcuni dialoghi divertenti ed ironici ed altri memorabili, tutti di Cheyenne, tutti fanno riflettere molto !
Un’altra cosa (a questo punto faccio en plein) su cui non mi trovo d’accordo con certi altri è sul doppiaggio di Penn, nel senso che in molti l’hanno criticato in maniera estremamente negativa, ma io non lo boccio affatto: calza a pennello con il personaggio di Sean Penn, non ci dimentichiamo che ha avuto un passato nella droga ed è molto curioso (intendo il personaggio, non Penn, chiaramente -.-).
Altre righe vorrei scriverle a favore delle musiche sublimi ed attinenti, alla stupenda scena del dialogo tra Cheyenne ed il suo idolo David Byrne, scena molto forte emotivamente.
Ovviamente anche a favore dell’ottima regia di Paolo Sorrentino, si può di certo criticare questo film, certo è nel complesso un po’ tutto opinabile, ma non certo la regia di Sorrentino che è sapiente ed intelligente. Sa come ammaliare il pubblico e la critica, sa anche come colpire nel segno; infatti è un regista assai talentuoso.
Io non ho altro da aggiungere, da parte mia credo di aver espresso il mio modesto parere su ciò che reputo uno strepitoso film ed il messaggio subliminale, alla fin fine è: vedetelo, ve lo consiglio (ecco, ora non è più subliminale).
Riguardo al voto….beh…io credo che non sia caduto nel penoso errore di valutare un’opera, schematizzandola già durante la visione, con una brutalità ripugnante che no, non permette allo spettatore di gustarsela appieno.
Ed anche quei criticoni, che danno un giudizio ancor prima di vederlo il benedetto film, in realtà lasciano il tempo che trovano. Il critico non è altro che un normale spettatore, diventa tale (critico) dal momento in cui, armato di tutta l’esperienza in cinema (che poi debba essere per forza anche pratica o basti solo la teoria…beh…ci sarebbe da discutere), giudica il film. Ma ciò, ripeto, deve accadere solo ed esclusivamente dopo aver visto il film.
Divagazioni a parte, ci tengo a specificare che il mio voto, cioè le stelline (o stellette, come preferite) che conferisco all’opera, per quanto indicativo sia, non è il frutto della media voti di ogni parte del complesso del lungometraggio (regia, sceneggiatura etc.), bensì dell’insieme totale e di quanto mi abbia colpito il film, appunto, nel suo insieme. Solo in rari casi accade diversamente.

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