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Recensione su This Must Be the Place

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9 marzo 2014

“Hai davanti un altro viaggio e una città per cantare”

-Devo fare qualcosa ma non so cosa-
un uomo solo davanti all’abisso come si sente?
l’abisso di un essere,un Divo che una volta smuoveva le montagne e che ora non (in)canta più.
Parabola di una redenzione.
Dopo una vita passata nella gloria arriva la noia ,ed ecco l’idea geniale: tornare alle radici della propria infanzia, andando alla ricerca del bambino perduto, dimenticato nel buio dell’anima, sotto lo strato dell’uomo ,un trucco da pagliaccio per ingannare la realtà.

Elaborando un percorso artistico fatto di luci e ombre si fa finalmente i conti col proprio passato,ed ecco i ricordi, si staglia all’orizzonte la figura di un padre,forse poco amato di un amore che non si è avuto, la sensazione è di essersi persi qualcosa strada facendo.

Macchina di morte,atrocità inenarrabili perpeprate dai tuoi simili rieccheggiano tra le pareti di fango calpestato,masticato,ingoiato a forza di angherie.
Nelle freddi notti e nei giorni innevati,nella luce accecante di un’alba che mai più si vorrebbe rivedere ecco arrivare l’angelo steminatore,bestia con sembianze umane che ride di te.

Il viaggio si conclude alle porte dell’inferno,ti fermi e vedi una triste figura che aspetta.
-Anche lei qui?-
-si,ho commesso dei peccati-
-anch’io-
-no figliolo,ti sbagli,tu sei ancora in tempo-
-per cosa?-
-per redimerti-
-davvero?-
-oh si,sulla tua fronte non c’è nessun marchio,vedi io c’è l’ho e non posso farci niente,voglio darti un consiglio,in fondo credo di dovertelo,torna indietro finchè puoi,non indugiare,abbandona i sensi di colpa e ricomincia a vivere,onora tuo padre-
-scusi ,ma che c’entra mio padre?-
-l’ho conoscevo-
-davvero?-
-si,in mondo senza pietà,ho avuto questa fortuna, perdonami, mi piacerebbe continuare la conversazione.senti,mi stanno chiamando,adesso devo propio andare,è stato bello conoscerti,ho tanto freddo,il fuoco mi aspetta-
-strano io non sento niente-

La maturità è un frutto che si coglie acerbo

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