Essi vivono

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Essi vivono

John Nada si trasferisce a Los Angeles, dove trova lavoro come operaio. Non avendo una dimora fissa, un amico riesce a sistemarlo in un alloggio di fortuna alla periferia della città. Nascosta in una baracca, Nada trova alcune scatole contenenti speciali occhiali da sole, grazie ai quali scopre che la realtà non è quel che sembra.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: They Live
Attori principali: Roddy PiperRoddy PiperKeith DavidKeith DavidMeg FosterMeg FosterGeorge Buck FlowerGeorge Buck FlowerPeter JasonPeter JasonRaymond St. Jacques, Jason Robards III, John Lawrence, Susan Barnes, Sy Richardson, Wendy Brainard, Lucille Meredith, Susan Blanchard, Norman Alden, Dana Bratton, John F. Goff, Norman D. Wilson, Thelma Lee, Stratton Leopold, Rezza Shan, Norman Howell, Larry J. Franco, Tom Searle, Robert Grasmere, Vince Inneo, Bob Hudson, Jon Paul Jones, Dennis Michael, Nancy Gee, Claudia Stanlee, Christine Anne Baur, Eileen Wesson, Gregory J. Barnett, Jim Nickerson, Kerry Rossall, Jeff Imada, Michelle Costello, Jeb Stuart Adams, Jennifer Austin, Michael Forino, Robert V. Greene, Helen Kelly, Al Leong, Gunnar Magg, Matt McColm, Tommy Morrison, John Carpenter, Mostra tutti

Regia: John CarpenterJohn Carpenter
Sceneggiatura/Autore: John Carpenter
Colonna sonora: John Carpenter, Alan Howarth
Fotografia: Gary B. Kibbe
Costumi: Robin Michel Bush
Produttore: Larry J. Franco, Andre Blay, Shep Gordon
Produzione: Usa
Genere: Azione, Commedia, Horror
Durata: 94 minuti

Dove vedere in streaming Essi vivono

Il dominio arcontico in “Essi vivono” / 17 Gennaio 2022 in Essi vivono

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Essi vivono (They live, U.S.A., 1988, 97 minuti) è una nota pellicola di John Carpenter (Karthage, New York, 1948). Un giovane vagabondo (Roddy Piper) scopre, per mezzo di strani occhiali, che molte persone sono in realtà degli extraterrestri in sembianze umane. Essi controllano la società con messaggi subliminali e con un capillare apparato di sorveglianza. Con l’ausilio di un operaio (Keith David), il protagonista comincia la rivolta contro le élites dominatrici.

Letto da alcuni critici, privi del tutto o quasi di spirito critico, solo come un’impietosa condanna “da sinistra” (P. Mereghetti) del sistema capitalista, Essi vivono è, invece, uno spaccato ante-litteram della realtà attuale ed anche una rivelazione dell’inganno dietro le quinte. Il regista e sceneggiatore del film, John Carpenter, con pochi mezzi, riesce a delineare un quadro verosimile, benché incredibile della nostra “civiltà”.

Vorrei individuare alcuni aspetti prolettici del film per evidenziare come l’intreccio si riferisca, però, più ad una terra dominata dagli Arconti che da alieni.

La produzione contiene i seguenti segni “profetici” o comunque interessanti.

1 Gli “extraterrestri” riescono ad imporre la loro perversa volontà grazie alla spregevole collaborazione di uomini corrotti, appartenenti alle classi dirigenti.

2 I media, in particolar modo la televisione, sono usati dai potenti per tenere l’umanità in uno stato perenne di stordimento e di sottomissione. Oltre ai programmi, incentrati su frivolezze e su fatti inventati, la televisione trasmette un vero e proprio segnale per influire sulla percezione e sul subconscio.

3 Attraverso un particolare dispositivo (metafora di una visione non più condizionata) è possibile percepire l’essenza dietro le apparenze.

4 L’ambiente, l’acqua ed il cibo vengono deliberatamente inquinati dai governi affinché gli uomini siano lentamente intossicati e le loro capacità intellettive ottuse.

5 L’esercito si avvale, per controllare i dissidenti, sia di elicotteri privi di contrassegni sia di piccoli droni-spia.

6 Gli avvertimenti biblici (e non solo biblici) circa la perversione dell’umanità, sedotta da Satana con i piaceri più laidi, sono veridici.

7 L’abbattimento del sistema dipende sia da una presa di coscienza sia da un’azione mirata.

In un film, dal ritmo serrato e con frequenti piani-sequenza che consuonano quasi con un’unità di azione (tutto si svolge nell’arco di pochi giorni), stride l’indugio, anche alquanto noioso sulla lotta tra il giramondo sottoccupato e l’operaio di colore. I due, infatti, per circa sei minuti si scambiano forti pugni e colpi di ogni tipo. Il vagabondo vuole convincere il manovale ad inforcare gli occhiali affinché… veda. E’ tutto inutile: solo, dopo che il protagonista è riuscito ad atterrare il muratore, gli inforca gli occhiali contro la sua volontà. Allora l’operaio finalmente percepisce. Il duello è potente metafora della riluttanza che connota la maggior parte degli uomini: essi potrebbero vedere, ma non vogliono assolutamente, recalcitrano, preferendo restare nella loro rassicurante cecità.

Un aspetto che credo sia sfuggito a recensori e critici è l'”originalità” di uno dei messaggi subliminali che vengono costantemente trasmessi attraverso la pubblicità ed i media. Accanto agli ordini schiavistici e consumistici, come “Obbedisci”, “Non porre domande alle autorità”, “Il denaro è il tuo dio…” uno spicca per il suo carattere anti-cataro: “Sposatevi e moltiplicatevi”. Questo comando la dice lunga sulla necessità che i jinn hanno di allevare il bestiame umano: essi, infatti, sono come quei porcari che si rallegrano quando la scrofa figlia molti porcellini.

Gli uomini sono dunque utili per i demoni che li sfruttano. Non è un caso se l’umanità è svigorita con sostanze chimiche e con germi, ma è necessario che alcuni gruppi siano tenuti in vita e, anzi, è auspicabile che il loro numero aumenti, sebbene essi siano tenuti in uno stato di perenne servaggio, spacciato per libertà. Per quale motivo recondito, si può forse immaginare.

La conclusione del film, nonostante la morte dell’intemerato protagonista, è positiva, poiché viene spento in extremis il segnale che ipnotizza l’umanità: finalmente gli alieni appaiono con il loro orribile volto inteschiato ed il sistema basato sulla menzogna e sul controllo implode. Credo che il tema del segnale si possa interpretare sia in senso letterale sia metaforico: è la ragnatela elettromagnetica (ed eterica?) che invischia corpi e menti, ma pure la plumbea cappa di false credenze che schiaccia la coscienza.

Spegnere il segnale non è facile come premere il pulsante off del televisore, ma bisogna provarci.

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19 Febbraio 2017 in Essi vivono

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un disoccupato (Roddy Piper, un wrestler professionista) da poco arrivato a Los Angeles, trova per caso un paio di strani occhiali. Una volta indossati scopre che dai cartelloni pubblicitari, dalle copertine delle riviste alle trasmissione televisive, tutto contiene messaggi subliminali, invisibili a occhio nudo, che inneggiano a obbedire, lavorare e conformarsi. Ma non è tutto: tutti i poliziotti, gli uomini di potere e i benestanti in genere, appaiono attraverso gli occhiali come grotteschi zombie. Questi sono in realità alieni che hanno occupato i posti cardine della società, tenendo il popolo soggiogato e dominando segretamente il mondo.
Ma esiste una resistenza, coloro che hanno forgiato gli occhiali.
Dopo una serie di flop commerciali, John Carpenter torna a una piccola produzione, dove gode del controllo totale sul film e lo sfrutta riversandoci dentro alcune delle sue idee sulla società contemporanea, denunciando l’assopimento delle coscienze della maggior parte delle persone, condannati ad assorbire tutto quello che viene rigurgitato dai media. Gli alieni non sono altro che la metafora delle multinazionali che nella realtà dominano il pianeta, imbrigliando l’uomo comune nel desiderio del consumo per il consumo.
Il messaggio morale dell’opera è semplice, se non si comincia a guardare il mondo com’è realmente, inforcando i metaforici occhiali, e se non si comincerà a pensare con la testa propria, si resterà in balia dei manipolatori che condizionano la nostra vita.
Nel mirino del regista più “politico” di Hollywood, quindi, gli arrampicatori sociali, gli yuppies, il mondo della pubblicità, dei mass media e lo stesso mondo del cinema, votato a logiche di mercato e colpevole spesso di non permettergli di esprimersi nelle sue opere come vorrebbe.
Lo stesso Carpenter ha definito il suo film “un quadro lucido dell’America dopo otto anni di presidenza reaganiana”, periodo che portò al progressivo assottigliamento della classe media americana, con un aumento della fascia povera della popolazione e del divario con quelle più ricche.
Rimane impressa nella memoria anche una lunga scena di lotta, otto minuti in totale, tra il protagonista e un suo amico che non vuole indossare gli occhiali, ritrosia che appare come una metafora dell’uomo comune che non vuole veramente vedere la realtà, ma solo un edulcorato surrogato. La sequenza è una citazione/omaggio al film Un uomo tranquillo (The Quiet Man, 1952) di un altro dei venerati maestri del regista: John Ford.
Divertita citazione autoreferenziale per Carpenter nel montaggio finale prima dei titoli di coda, dove, in televisione, due critici cinematografici dicono che con “tutto quel sesso e quella violenza che si vedono sullo schermo si sono spinti troppo oltre per me. Ne ho abbastanza. Registi come George Romero o John Carpenter… ecco, si può dire che sono semplicemente…”. Peccato che nel doppiaggio italiano il nome Carpenter, chissà perché, fu sostituito con Cochrane.
Per forza di cose gli effetti speciali non sono eccezionali e il trucco degli alieni appare approssimativo, ma il film rimane comunque uno delle sue opere più geniali. Un piccolo gioiellino low budget, che tanto deve alla fantascienza degli anni cinquanta, intriso di piccante ironia
Carpenter ha tratto la storia dal racconto Eight O’Clock in the Morning (1963), ampliandolo e discostandosene leggermente. Nel racconto, infatti, il protagonista cominciava a vedere gli alieni dopo essere stato ipnotizzato da un prestigiatore e non grazie all’uso di speciali occhiali, ma l’assunto rimane tale.
L’autore Ray Nelson è divenuto più famoso per aver inventato il celeberrimo cappellino con elica, che fece impazzire i bambini americani degli anni sessanta e settanta, che per la sua carriera di scrittore e vignettista.

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Politico,ma Bello. / 16 Febbraio 2016 in Essi vivono

Viviamo in un mondo che è un illusione.
Carpenter è Carpenter.

13 Luglio 2013 in Essi vivono

Nonostante la riuscita grezza (la recitazione è un punto dolente del film, ma voglio credere che la scarsa qualità delle interpretazioni sia stata “messa in conto” volutamente), con tempi narrativi un po’ lontani dal sentire dello spettatore contemporaneo, questo piccolo grande cult di Carpenter funziona ancora egregiamente: mischia action movie, horror, fumetti, sci fi, ottenendo un b-movie anni Ottanta che richiama inevitabilmente quelli di trent’anni prima.
Qui, però, il terrore, pur arrivando dallo spazio ed avendo forme putrescenti esattamente come accadeva allora, è veicolato da un’inedita critica sociale, da un evidente astio nei confronti dello Stato costituito, dei media, del denaro.
Si tratta di elementi che inducono ad una profonda riflessione, benché mascherati da un plot solo apparentemente puerile.

E’ curioso che il protagonista prenda coscienza della realtà coprendosi gli occhi: non è chiaro chi produca occhiali e lenti in grado di smacherare gli alieni, come i ribelli siano entrati in possesso della tecnologia utile a distinguere i terrestri dagli invasori che detengono il controllo della società, ma, fuor di metafora, è chiaro che occorra un filtro “meccanico” per afferrare la verità.
In Matrix il veicolo è una pillola, in Pleasantville (che ribalta l’uso del b/n e del colore di Carpenter raccontando, con più cautela, cose assai simili) sono i baci (l’amore) ed i libri (la cultura).
Carpenter attualizza la tradizione delle visioni sciamaniche, il concetto di scardinamento delle porte della mente e della percezione, ottenuto attraverso l’uso di sostanze psicotrope, e mostra un’iper-realtà piatta ed incolore dominata da non-morti tecnologicamente avanzati (metafora delle masse assuefatte all’imperativo capitalista).

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12 Febbraio 2013 in Essi vivono

Visto innumerevoli volte e continua a divertirmi.
Il messaggio contro i messaggi subliminali, il consumismo e il rischio di vedersi manipolare di sicuro è forte… che siano alieni o chi trama dietro la società consumistica non importa.
Lasciando da parte il messaggio sociale, il film è il classico B-movie con eroe tutto d’un pezzo pronto a menar cazzotti con chiunque.

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