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Recensione su Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet

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Un omaggio alla giovinezza, non solo scapestrata, ma geniale, non mediocre, che non si arrende alla sopravvivenza. / 6 giugno 2015 in Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet

Jean-Pierre Jeunet , come altri cineasti del calibro di Wes Anderson, Michel Gondry, o Tim Burton ( anche se discontinuo ), lasciano orme del loro excursus personale in ogni film che girano, tracce più o meno distinguibili del loro operato. Il regista francese, difatti, è un ritrattista il cui stile può essere annoverato fra le migliaia di correnti immaginarie, o fantastiche, che delineano il suo linguaggio, seppure in questo caso disseminato in una trasposizione cinematografica di un romanzo. Con questa premessa si può facilmente intuire che se tale scelta professionale non incontra il gusto di uno spettatore, il vedersela rinnovare in ogni pellicola, non può che minarne il giudizio, proprio perché fortemente influenzato da questo aspetto.
Scritto questo, Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet è il classico itinerario volto alla scoperta del proprio io, e di conseguenza di chi rientra nella tua sfera affettiva. Questa sorta di romantica fanciullezza che permea nella pellicola per non poi non scrollarvisi più, è un ottimo espediente per far risaltare quelle emozioni che non hanno alcun bisogno di una certa maturità, data più altro dall’esperienza, per dipanarsi e divenire sentimenti.
La pellicola è attenta nel narrare la solitudine, sia essa incarnata dalle lande desolate di un’America desueta, che dai suoi abitanti, sempre intenti a ricercare nel sogno una valvola di sfogo. Ma è soprattutto un omaggio alla giovinezza, non solo scapestrata, ma geniale, non mediocre, che non si arrende alla sopravvivenza, e che ha la forza e il coraggio di rinunciare alla sicurezza per un assaggio di libertà.

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