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Recensione su The Wolf of Wall Street

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Tra American Pie e Wall Street / 26 giugno 2017 in The Wolf of Wall Street

Questo curioso ibrido fra American Pie e Wall Street rimane sopportabile per circa due terzi della sua durata. Si sorride, più raramente si ride (la cocaina usata come analogo degli spinaci di Braccio di Ferro, per esempio), talvolta si aggrotta la fronte. Ma nel terzo finale la trama comincia a sfrangiarsi, a tornare su se stessa: è palese che non si sa bene che fine fare al protagonista, che si ritira, anzi no, confessa tutto, si rimangia la confessione, inguaia gli amici avvertendoli che li sta inguaiando per poi inguagliarli ancora. Riflesso, mi pare, della fondamentale ambiguità morale del film: al protagonista va la simpatia neanche tanto furtiva degli autori, che non si rassegnano a fargli fare la fine meritata. L’antagonista dell’FBI è una sagoma di cartone che alla fine contempla con apparente rimpianto il vagone della metro in cui viaggia, pieno – orrore! – di poveri invece che di prostitute e allegri truffatori. Le vittime di Belfort rimangono voci distanti al telefono, cui è divertente fare gestacci mentre le spenni.

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