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Recensione su The Wolf of Wall Street

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20 aprile 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Jordan è questo brokerotto, prima sfigato poi ganzo poi stracotto, che nonchalamment attraversa le varie fasi da classico film americano. Parte, e al suo ingresso a Wall Street viene sputato fuori quasi subito dal sistema. Riparte dal basso, e il sistema lo fa esplodere facendolo suo e dettando le regole del gioco. Decade, per troppa potenza. In questa cornice narrativa tradizionale e piuttosto ritrita, il personaggio di Lenny DiCaprio è abnorme e fuori come un balcone, strafatto e impetuoso. Ed è lui, la materializzazione dell sogno americano all’incontrario, che prende il mondo e gli da fuoco per distruggerlo come un cerino, però ca**o quanto ci siam divertiti con la fiamma. Intorno a lui, la visione di Scorsese della finanza turbocapitalista, che vabbè, è una me**a e lo sapevamo già, ma minuziosamente qui è descritta, come un girone infernale popolato di criminali nemmeno troppo mimetizzati, però con una bella cravatta o una camicia hawaiana. Storia vera, dove chi si ferma è perduto e chi è perduto spinge gli altri nel baratro.
Perché i valori contano.
La corporeità delle scene tra Jordan e i suoi accoliti è magistrale e insistita, e funzionale al racconto, e fastidiosa anche, a mostrare il branco che segue il lupo-boss e si mangiano tutto, e puttane e droga come se piovesse, e fa paura. La seconda moglie di Jordan fa sesso, il mondo dei soldi fa schifo ma avercene, il crimine non paga e blà; lui alla fine se la cava perché uno così se la sarebbe cavata comunque, stesse mai zitto, e voi fate tutti schifo e vi schiaccerò. Perché ho i soldi.

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