Recensione su The Wolf of Wall Street

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11 Febbraio 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Se Di Caprio non vincerà l’Oscar con questa magistrale interpretazione capace di ritrarre gli eccessi alcolici, sessuali e soprattutto farmacologici di Jordan Belfort, avrà comunque raggiunto un punto di svolta nella sua carriera. In tanti anni non era mai stato così entusiasmante come in questo film, mai così intenso ed evocativo, delirante e psicotico come qui.
A parte le speculazioni e le chiacchiere da bar sugli imminenti premi oscar, l’ultimo lavoro di Scorsese rimane scolpito più per il suo protagonista che per il suo regista. Per una volta l’alunno supera il maestro e dopo dieci anni di scuola, Di Caprio si laurea a pieni voti alla Scorsese University of Cinema.
Detto questo, il film ha il pregio di mettere in risalto (per chi non le conoscesse) le abilità narrative di Scorsese che, complice anche una splendida storia (non poteva non divenire un film), riesce a far volare tre ore in un lampo, senza appiattimenti e rallentamenti inutili (a parte l’ostinata esasperazione di alcune scene che, però, nel conteggio dei minuti di film incidono poco). I rimandi a Quei bravi ragazzi si colgono nel descrivere la sadica ferocia di un sistema ambiguo come quello americano, che nasconde dietro una maschera invitante un volto gelido e spietato. La ricchezza facile (sia in ambienti mafiosi che negli uffici di Walla Street) delizia, conquista, è il motto del paese a stelle e strisce che premia chi si fa da sè e si ingegna (nel bene e nel male) ma ha una contropartita pesante.
Quello che è diverso in questo film (a parte l’abuso di volgarità e sesso tanto chiacchierati) è che Belfort sceglie di giocare fino in fondo, consapevole del prezzo da pagare, borioso e arrogante nel presumere di vincere anche questa sfida.
Scorsese si attiene al libro, soprattutto nella prima parte (quella che attrae lo spettatore con maggior efficacia), accelera nel finale ma non tralascia nulla e non riduce troppo. La fotografia colorata e le scenografie dense e variopinte contribuiscono a dipingere la poliedricità e l’irrefrenabilità di una vita bruciata in un attimo, un pò come i milioni del conto in banca di Belfort.
Intelligenti ma soprattutto ciniche le sequenze in cui DI Caprio salva la vita al suo amico (entrambi sono sotto la pesante influenza di droghe) e quella in cui, un pò come un branco di bambini birbanti, giustificano le loro spese folli in alcol e puttane davanti ad un padre che di paterno ha ben poco.
Scorsese irride la società di allora e quella di oggi con questi personaggi al limite e con un’ironia nera che non sempre si era vista.

1 commento

  1. hartman / 13 Febbraio 2014

    davvero @enrico qui Di Caprio fa il grande salto?
    a me è sempre risultato insipido e su di lui temo di essermi ormai costruito un pregiudizio, spero però di poterlo superare, magari con questo film…

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